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«La moda passa, lo stile resta» (Coco Chanel)

Ad ognuno il suo: lo stile siamo noi – Di Virna Pierobon

Un mito senza tempo, un'icona di stile senza età ed una musa ispiratrice dal fascino intatto: Coco Chanel non passa mai di moda.
Coco Chanel, è lo pseudonimo di Gabrielle Bonheur (fortuna in francese) Chanel é stata una celebre stilista francese, capace con la sua opera di rivoluzionare il concetto di femminilità e di imporsi come figura fondamentale del design e della cultura popolare del XX secolo.
 
Dopo di lei nel ’900 poche altre icone, del buon gusto come Jacqueline Lee Bouvier, detta Jackie, coniugata Kennedy in prime nozze e Onassis in seconde nozze grazie alla sua bellezza, grazia, cultura ed eleganza, è rimasta un idolo per le generazioni successive.
Poi certamente lo stile e il mood che hanno da sempre caratterizzato Audrey Hepburn hanno lasciato un'impronta unica tale che continua ad ispirare ancora oggi le generazioni e a caratterizzare un'idea di eleganza inimitabile.
 
Se Coco Chanel è colei che ha creato il piccolo tubino nero, ma sono stati sicuramente Givenchy e la Hepburn a renderlo talmente mitico e unico da essere ancora oggi un simbolo incontrastato d'eleganza.
La sua amicizia ventennale con Hubert de Givenchy ha dato vita a un connubio non solo creativo, ma anche di eleganza, che ha lasciato il segno nella storia del cinema e della moda.
 
Givenchy ha continuato poi, infatti, a curare il suo guardaroba per i film.
Un'icona è appunto colei che lascia un'eredità e un'eleganza senza tempo impossibile da ricreare.
Quella sua allure innovativa e chic, se si pensa che eravamo all'inizio degli anni Cinquanta, sono state talmente tanto imitate da diventare uno stile, una vera e propria moda.
Suo l'abito più copiato della storia è stato indossato dall'attrice nella scena iniziale del film: la protagonista passeggia per Manhattan in un'alba nebbiosa, arrivando davanti alla gioielleria Tiffany con una busta di carta in una mano e un croissant nell'altra e sosta incantata davanti alla vetrina più famosa di New York.
 
Abito scollato a barchetta divenne comunque famoso come la scollatura alla Sabrina, la Hepburn volle a tutti i costi che lo stilista si occupasse dei suoi abiti sancendo così un connubio artistico che durò oltre vent’anni.
Anche l’intramontabile tubino nero con il quale Audrey Hepburn esordì nella scena iniziale di Colazione da Tiffany del 1961 fu una creazione di Givenchy che diede vita a quello stile che sarà definito couture nonchalant.
 
Audrey Hepburn ispirando la moda del momento con i suoi capi cult: pantaloni skinny, ballerine ultra piatte e l’intramontabile tubino nero.
Sebbene la moda abbia da sempre interessato maggiormente l’universo femminile, non è certo detto che anche gli uomini non possano essere etichettati come fashion victim o che l’alta moda non si preoccupi di loro.
Rimanendo nel mondo del cinema Humphrey Bogart, fu uno degli attori inimitabili per il suo modo di vestire che divenne un must per il pubblico: sigaretta in bocca, cappello, e soprattutto l’impermeabile, logoro al punto giusto, per un abito che non vuole essere solo un capo d’abbigliamento ma diventare una maniera di vita, un saperlo indossare alla Bogey.
 
Anche la T-shirt, dove T sta per trainer e quindi letteralmente la camicia per allenarsi, conobbe una grande ascesa.
Se da una parte Clark Gable fu uno dei promotori del crollo del mercato delle canotte maschili, quando, nel film Accadde una notte (1934), decise di spogliarsi di fronte a Claudette Colbert mostrando sotto la camicia il petto nudo, col tempo la canotta uscì dal relegato mondo dell’intimo per conquistare lo status di abito vero e proprio.
 
Nel 1951 Marlon Brando aprì l’era della T-shirt come simbolo di virilità, mettendo in evidenza la muscolatura da macho che raggiunse l’apoteosi con James Dean in Gioventù bruciata ed Elvis Presley in Fratelli rivali.
Passando poi al look cult di Peter Fonda e Dennis Hopper, ai giubotti Avirex e i chinos indossati dal mito Steve McQuenn.
 
Ma nell’abbigliamento maschile è stato Giorgio Armani il vero grande precursore di tendenze oggi consolidate.
Armani può essere considerato se non un rivoluzionario, almeno colui che ha aperto la strada ad una nuova era della moda maschile, rinnovando un capo come la giacca che fino ad allora era sempre rimasto sostanzialmente identico nel tempo.
È stato lui con la sua giacca destrutturata, resa meno informale e più sensuale, a consacrare Richard Gere come sex symbol anni ’80 nella scena di American Gigolò.
 
Dal mondo patinato del grande schermo che ci aiuta a sognare e viaggiare senza staccarci dalla poltrona, alle nostre realtà quotidiane, fatte di mattine in cui ci si alza all’alba già con i mille pensieri di una giornata tutta da affrontare e altrettanti doveri di un tempo che sembra essere troppo spesso tiranno e nel quale però vestirsi è segno inconfutabile del nostro porsi davanti agli altri.
Allora che fare? Opporsi, affermando con quella forma di soggettivismo moderno fatta dello stile che ognuno di noi, pur sbirciando le riviste di moda e negando gli input dei modelli televisivi, adatta alla propria persona, ruolo e necessità quotidiane senza tralasciare comunque il portafoglio.
 
Facendo una girandola di domande a diversi interlocutori noti e meno noti è emersa una certezza in tal senso.
Lo stile siamo noi, lo decidiamo singolarmente, in ogni momento della giornata per affrontare quel grande unico scenario, che è la vita.
Alla domanda «Cosa ti fa sentire elegante nella tua vita quotidiana?», gli interlocutori hanno risposto con cognizione di causa, affermando una grande libertà che è la scelta di come affermare se stessi anche attraverso un abito, un accessorio, una pettinatura, piuttosto che una scarpa dal profilo provocante.
 
Affascinante l’itinerario tra le vostre risposte. La scrittrice e sceneggiatrice Francesca Melandri (suo Eva dorme - romanzo ambientato in Alto Adige): «L’eleganza è il minimo possibile che esprime il più possibile».
Andrea Castelli, attore e protagonista della scena culturale trentina: «Mi sento sempre elegante quando qualcuno mi dice Ti trovo bene, sai?. Ecco allora mi sento elegante. Dentro e fuori. Poi anche una bella giacca o un bel paio di pantaloni, che mi piacciono, mi fanno sentire a posto... elegante...».
 
Siamo andati anche all’inseguimento della biondissima e superenergica presentatrice Claudia Morandini, un passato recente da sciatrice, ora volto e voce dello sport commentato «Sembrerà banale, ma mi sento elegante quando mi sento a mio agio con il mio corpo e con me se stessa.. Siamo donne, a volte ragioniamo con gli ormoni. Mi fa sentire elegante il tacco alto ed un jeans. Cosi' mi sento davvero a mio agio.»
 
Elisabetta Bertotti, moglie e mamma «Mi fa sentire elegante stare bene con me stessa ed essere felice. Se mi sento così, qualsiasi cosa io abbia addosso diventa il più elegante vestito che io abbia mai indossato».
La portavoce dell’Associazione Mamme di Mattarello Minella Chillà ha detto «Semplicità e compostezza...».
 
Ora alcuni uomini, per Tiziano Mischiatti: E’ certamente la compostezza, anche per Mario Consonni: «È un modo di essere, indipendentemente da tutto».
Anche per Paolo Galeazzi l’eleganza è «Tutto ciò che è fine, raffinato, signorile che mostra buon gusto, finezza, un vestito elegante, un portamento elegante, ciò che è sottile arguto cortese e disinvolto allo stesso tempo, anche un modo elegante di dire di no, un'elegante battuta.»
 
Poi ancora le donne, per Maria Luisa Pavarani, insegnante, è «Un bel cervello pensante e nella donna, una bella faccia vera».
Francesca Petteni, grafico pubblicitario «È tutto ciò che collega, in modo armonico, la mente al mondo».
Anna Caden, donna in carriera, amministratore di Arcoda, azienda che sviluppa software per la localizzazione satellitare «Mi spiace ma non seguo molto la moda, nella vita quotidiana mi vesto casual, jeans neri e maglietta o camicia , ma a volte un tacco può cambiare prospettiva. L’abbigliamento non é tutto, secondo me, per essere eleganti, il vestito che indossi ti deve piacere, ti ci devi sentire bene dentro , allora ti atteggi in modo elegante e lo trasmetti».
 
Stessa domanda anche a Mavie Cattoi, clesiana, impiegata nel turismo in Val di Sole, «per me l'eleganza di una donna si vede nel suo capello sempre in ordine. Non sopporto le donne con i capelli in disordine, ma vestite da top model. Considero la cura della persona un elemento fondamentale. Si può essere bellissime anche portando una semplice tuta da ginnastica che io non porto però mai, ma sempre con il capello a posto».
 
Salendo verso Predazzo, la domanda passa a Daniela Stoffie «Ho smesso da tempo di comperare cose eleganti, in parte per il costo ed in parte perché mi sono poco necessari ovvero in posti dove sia richiesta una certa eleganza. Ho un marito sempre in jeans, capi sportivi e scarpe da ginnastica quindi mi sono mi sono adeguata ad un abbigliamento sportivo-comodo. Se dovessi e potessi scegliere -della serie, ecco una carta di credito, fai ciò che vuoi- sceglierei un abbigliamento elegante classico, comunque portabile e sciolto, con cura verso accessori che lo rendano importante e belle scarpe e borsa».
 
Più su verso le Dolomiti fassane, raccogliamo l’opinione di Michela Bez, splendida ristoratrice di Moena, sua la Malga Roncach, un passato recente nella moda e TV, interprete spigliata di uno stile alpino tra i più ammirati, provocatori ed ostentati.
«Starei ore ad elencare tutto... fondamentale per me che dà il tocco giusto anche con una tuta sportiva sono gli accessori : orecchini, bracciali, collane e le mie immancabili pashmine!».
 
Roberta Colò, impiegata nel turismo a Trento in linea con le affermazioni che l’hanno preceduta, ci dice che è «Un modo di essere: portamento, semplicità ed educazione. Essere memorabili senza che si ricordi alcun particolare! Elegante per me è la semplicità: vestirmi senza sforzo e senza sfarzo».
 
Poi in salita fino a Canazei, dove la biondissima maestra di sci e team leader dell’Hockey Club Fassa, Manuela Croce alla domanda «Cos’è per te necessario per sentirsi elegante?»
Risponde dicendo «Sentirmi a mio agio nei miei vestiti, tenendo il mio look senza voler mostrare agli altri il mio nuovo tacco 12 di moda su cui ci cammino come una mucca al pascolo!»
 
Fantastica, divertente, fotografica! La moda passa, la firma resta, unica ed inconfondibile dello stile e del modo con cui interpretiamo la nostra vita.
Quindi di moda ad ogni stagione, siamo certamente noi, con il nostro modo di interpretare noi stessi e la vita.
 
Virna Pierobon
v.pierobon@ladigetto.it

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