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Giornata mondiale del riciclo: l’impegno di Biodermol

Con un progetto cofinanziato da Trentino Sviluppo, l’azienda di Lavis ha sviluppato una soluzione per la trasformazione degli scarti di lavorazione delle concerie

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L’impatto sull’ambiente dell’industria conciaria è alto. Per ridurlo, Biodermol Ambiente punta sulle biotecnologie e sulla transizione circolare. In occasione della Giornata mondiale del riciclo, in programma venerdì 18 marzo, l’azienda di Lavis presenta infatti la sua ultima iniziativa. Il progetto si è svolto in collaborazione con la startup agritech Symbiargo e, per la parte di analisi e project management, è stato cofinanziato da Trentino Sviluppo nell’ambito del percorso «Foundation Open Factory 2021».
Il «pilota» ha permesso di sviluppare una soluzione innovativa per la trasformazione di uno dei principali materiali di scarto della lavorazione della pelle, cioè il pelo, in una materia prima secondaria da impiegare per la produzione di fertilizzanti e biostimolanti per l’agricoltura.
È un appello alla valorizzazione dei rifiuti in ottica circolare quello che il CEO di Biodermol Ambiente Mauro Baruchelli lancia in occasione della Giornata mondiale del riciclo, in programma venerdì 18 marzo.
 
L’impresa, nata a Trento nel secondo dopoguerra e trasferitasi a Lavis negli anni Ottanta, produce e sviluppa enzimi e ausiliari per l’industria conciaria al fine di ridurre sia l’utilizzo di prodotti chimici che i consumi energetici. Grazie alla ricerca in materia di biotecnologie, Biodermol, che oggi conta 15 dipendenti, negli ultimi anni si è specializzata nell’implementazione di nuove soluzioni destinate alla depurazione delle acque, all’abbattimento degli odori, alla decontaminazione dei suoli e al trattamento di rifiuti e biomasse. E proprio in quest’ultimo campo ha dato avvio, nel marzo 2021, ad un innovativo progetto sperimentale per trovare una «ricetta biotecnologica» che permettesse di trasformare uno dei principali materiali di scarto delle concerie, cioè il pelo, in una materia prima secondaria per l’industria dei fertilizzanti.
 

 
«In un momento storico come quello che stiamo attraversando – spiega Baruchelli – in cui i costi delle materie prime continuano ad aumentare, ci sembrava ancora più importante mostrare che la transizione circolare dei cicli produttivi non solo è possibile, ma conviene. Grazie al nostro progetto, infatti, ciò che per le concerie è solo un rifiuto industriale, anche costoso da smaltire, per un altro settore merceologico diventa invece un interessante materiale di partenza per produrre fertilizzante e biostimolante. Cambiare prospettiva sullo sfruttamento delle risorse che il pianeta ci fornisce non è solo questione di etica e sostenibilità ambientale, bensì di sostenibilità economica della produzione stessa. E in questo cambio di paradigma la valorizzazione dei rifiuti e la loro trasformazione in sottoprodotti è un tassello fondamentale».
 
Il progetto – realizzato in collaborazione con la startup agritech Symbiargo e finanziato da Trentino Sviluppo per quanto riguarda le spese di analisi e project management – si svolge nell’ambito del percorso «Foundation Open Factory 2021» per favorire i processi di innovazione aperta all’interno delle piccole e medie imprese del territorio.
E mentre Baruchelli si prepara a presentare il nuovo biomateriale nei tre principali poli conciari italiani – Napoli, il distretto toscano di Santa Croce e quello vicentino di Arzignano - i ricercatori di Biodermol Ambiente sono già al lavoro con l’Università di Trento su un nuovo progetto per lo sviluppo di soluzioni biotecnologiche per la depurazione dei reflui civili e industriali.

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