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Accordo Usa e Iran: un piccolo passo dal significato enorme

Tra le due nazioni siglato un primo accordo verso la non proliferazione nucleare

Va detto subito che Israele bolla come errore gravissimo l’apertura di Obama verso l’Iran, ma noi non possiamo che accogliere con benevolenza questo primo piccolo passo, che a ben vedere è enorme.
Sono passati 34 anni da quanto il regime degli Ayatollah ha cacciato il «Grande satana» dall’Iran, iniziando il processo con la vergognosa violazione dei trattati internazionali, quando Teheran prese come ostaggi i componenti della missione diplomatica americana.
 
Da allora le crisi tra i due Paesi si sono succedute, la cui più importante è stata certamente la vertenza sulla possibilità che l’Iran stesse costruendo la bomba atomica.
L’arricchimento dell’uranio ha delle soglie scientifiche per cui si può stabilire a priori la destinazione del procedimento. Quando viene superata la prima soglia (arricchimento sopra il 5%), gli usi sono certamente al di fuori di un impiego civile.
Questa è stata l’origine della crisi che più ha messo in difficoltà il mondo nei rapporti tra Usa e Iran.
E certamente l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad non ha fatto nulla per impedire che Usa e Israele allertassero le difese attive sulla problematica.
Poi però, con l’elezione del nuovo presidente Hassan Rouhani, qualcosa ha cominciato a cambiare.
 
Stanotte il primo piccolo grande frutto della buona volontà di Obama e Rouhani: un accordo che consente la verifica delle intenzioni pacifiche della più importante repubblica islamica del Medio Oriente.
Erano quattro giorni che a Ginevra i colloqui Usa-Iran (alla presenza ben più che simbolica di Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina) venivano portati avanti con determinazione costruttiva.
Stanotte la sigla dell’accordo che Obama ha definito «il più importante della sua Presidenza».
 
L’accordo verte da una parte sull’allentamento delle sanzioni del Mondo Occidentale nei confronti dell’Iran, dall’altra l’impegno a mantenere sotto la soglia del 5% l’arricchimento dell’uranio (e la possibilità di verifica).
Naturalmente tutto questo sta sulla carta, ma entrambe le parti si sono impegnate a tornare a casa per rendere operativi gli accordi.
Ma la previsione è che passo a passo le sanzioni verranno tolte del tutto e questo significherà semplicemente che l’Iran ha proseguito nel mantenimento della parola.
Comprendiamo la diffidenza di Tel Aviv, la cui vicinanza alla repubblica islamica è certamente critica, ma da qualche parte si doveva pur cominciare ad esprimere fiducia.

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