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Il vicepresidente Olivi incontra il governo Tibetano in esilio

Oggi nell'ambito della visita dei quattro ministri che terranno un incontro pubblico a Palazzo Trentini

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Dopo la visita del Dalai Lama e del primo ministro Lobsang Sangay, prosegue il rapporto di amicizia fra il Trentino e il popolo tibetano.
Oggi è giunto in Trentino il  governo tibetano in esilio, che si compone, come previsto dalla Carta dei Tibetani in esilio, di quattro ministri.
Questa sera l'esecutivo tibetano terrà un incontro pubblico 17.30 a Palazzo Trentini, a Trento.
Nel frattempo, stamani, il vicepresidente Alessandro Olivi ha incontrato la delegazione, consegnando ai suoi membri lo stemma della Provincia autonoma di Trento.
 
La presenza dei quattro ministri del Governo tibetano in esilio rappresenta un'occasione preziosa per conoscere quanto sta accadendo in Tibet e quali sono le azioni che la comunita` tibetana stanno sollecitando alla comunità internazionale.
«Siamo un governo da poco eletto - ha sottolineato Olivi rivolgendosi agli ospiti - ma continueremo con la stessa convinzione di prima a mantenere i rapporti con il vostro popolo, approfondendo la reciproca conoscenza. Nel programma di legislatura abbiamo voluto inserire, non a caso, il concetto che la cooperazione internazionale è uno degli elementi che distinguono la nostra Autonomia speciale.»
 
I ministri del Governo tibetano in esilio hanno espresso a loro volta ammirazione per l'Autonomia trentina. Qualora venisse concessa dalla Cina al popolo tibetano, hanno detto, essa permetterebbe di risolvere pacificamente la questione tibetana.
La delegazione in visita in Trento è composta da: Kalon Dolma Gyari, Ministra degli Interni; Kalon Pema Chinnjor, Ministro Religione e Cultura; Kalon Tsering Dhondup, Ministro delle finanze; Kalon Tsering Wangchuk, Ministro della Salute.
 
Il Governo tibetano in esilio, nato dopo l'occupazione cinese del Tibet, ha sede a Dharamsala, in India.
Ha principalmente le funzioni di sostenere gli esuli in arrivo dal Tibet, amministrare i campi profughi e gli insediamenti permanenti, preservare la cultura tibetana e promuovere l’istruzione dei profughi.
 
La fonte primaria del diritto è costituita dalla Carta dei Tibetani in esilio (Charter of the Tibetans in Exile), un documento adottato nel1991 dall’Assemblea dei Deputati.
Si basa sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e sul principio della separazione dei poteri.
Accompagna la delegazione Roberto Pinter della Associazione Italia Tibet e Khando Tenzin, studentessa all'Università di Trento e presidente dell’Associazione Donne Tibetane in Italia.

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