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Il Myanmar ha più di 100 campi da golf: un tesoro lasciato dagli inglesi

Ne abbiamo parlato oggi con l’ambasciatore del paese del Sudest Asiatico, Tint Swai, che ha confermato il grande interesse dello stato per lo sport verde

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Una ventina di anni fa eravamo stati in quella che allora si chiamava Birmania e che oggi ha preso il nome di Myanmar perché i birmani sono solo una delle numerose etnie che compongono lo stato.
Era uno degli stati più poveri del mondo, che contendeva con Haiti il triste primato.
Noi abbiamo conosciuto entrambi i paesi e, francamente, non vogliamo fare confronti. Auguriamo a entrambi di fare un balzo avanti nella civiltà, nel benessere e nella sicurezza sociale. 
Eravamo in missione al cosiddetto «Triangolo d’Oro», il punto d’incontro tra la Thailandia, il Laos e la Birmania, sul fiume Mekong, il grande corso d’acqua che tanto ricorda la guerra del Vietnam. E che ancora, quando vi siamo stati noi, vedeva raffiche di mitraglia sparate dalla sponda opposta per scoraggiare eventuali passaggi indesiderati del confine d’acqua.
La città Thailandese più importante di quella zona era Chiang Rai. Ed è da lì che ci siamo portati al confine della Birmania, perché correva voce che il confine, chiuso da decenni, venisse aperto per sei ore al giorno.
E difatti, venne aperto anche per noi. Un’occhiata al passaporto e l’avviso dell’ora in cui la frontiera veniva richiusa.
 
Ad attenderci c’erano i ragazzi con il risciò, una bicicletta che trainava una sedia montata su due ampie ruote a raggi.
«Dove andate?» - Non so in che lingua ce lo chiesero, ma la domanda era chiara. E gli abbiamo risposto «Dove vuoi, mostraci la Birmania. Hai qualche ora di tempo».
Dopo una decina di minuti ci portarono in un campo di golf. E la meraviglia fu davvero notevole. Uno dei paesi più poveri del mondo ha campi da golf?
«Certo, signore. Li hanno lasciati gli inglesi quando se ne sono andati nel 1948. Non potevano portarseli via.»
Il campo era bello e grande, ma non era affatto ben tenuto. Forse da noi non sarebbe stato omologato, perché la cotica erbosa era davvero grossolana e il green era riconoscibile solo grazie alla presenza della bandiera nel mezzo.
Il green fee costava 5 dollari, la caddy costava un quarto dollaro.
Lo girammo in lungo e in largo, scoprendo che i golfisti birmani erano molto numerosi.
L’Italia ha poco più di cento campi su 300.000 km quadrati e 60 milioni di abitanti, mentre il Myanmar ha 660.000 km quadrati con 50 milioni di abitanti.
Certamente gli Inglesi hanno lasciato loro un vero e proprio tesoro che, in caso di sviluppo turistico, potrebbe far concorrenza ai più ricchi paesi del Sudest Asiatico.
 
Oggi l’ambasciatore del Myanmar per l’Italia, Tint Swai, ha tenuto una conferenza per illustrare i vantaggi destinati a coloro che avessero voluto investire nel suo paese.
I dettagli li pubblicheremo in un altro servizio, ma al termine della conferenza abbiamo voluto chiedere all’ambasciatore alcune precisazioni sui campi da golf, per conoscere la situazione 20 anni dopo la nostra visita.
«Il Myanmar ha più di 100 campi da golf, – ha risposto. – Ha quelli lasciati dagli inglesi, ai quali però se ne sono aggiunti altri grazie alla passione dei tanti golfisti del mio paese.
«Le quote annuali di iscrizioni vanno dai 20 ai 500 dollari [il reddito procapite medio è di 500 dollari - NdR], a seconda dello stato di manutenzione. La maggior parte di essi è da riparare o ricostruire. E in questo c’è bisogno della mano di investitori ed esperti stranieri.»
 
Il problema è un po’ più vasto, perché già i 3 milioni di turisti annui creano problemi alla capacità ricettiva del paese.
Inoltre non è permesso agli stranieri acquistare beni immobiliari o fondiari. È possibile però affittare per 50 anni un fondo, affitto che può essere esteso di altri 10 anni più dieci.
Il che significa che il business può avvenire solo procedendo a investimenti più complessi, che comprendano sia le strutture golfistiche che quelle ricettive.
Ma in questo le autorità del Myanmar sono più che disponibili a concedere ampi privilegi a coloro che intendessero investire in tal senso.
Questo patrimonio di campi da golf, unito ai 3.000 km di coste [l’Italia ne ha 8.000 - NdR], fanno pensare che il Myanmar abbia davanti a sé grandi periodi di sviluppo, sempre che la democrazia non venga mai messa in discussione.
 
Se ce ne danno l’opportunità, faremo un sopralluogo in Myanmar per rilevare lo stato della situazione golfistica, con l’occhio dei giocatori occidentali.
 
G. de Mozzi

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