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Accordo di Parigi: non obsoleto, esempio per la Catalogna

Mediazione internazionale per la Catalogna e sull'esempio della autonomia altoatesina: così il presidente Kompatscher all’evento dedicato all’Accordo Degasperi-Gruber

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La grande attualità politica dell'Accordo di Parigi, l'autonomia altoatesina come possibile esempio per la Catalogna sulla scorta di una mediazione internazionale, la sensibilità della Corte costituzionale sull'intesa Degasperi-Gruber: molto gli spunti emersi oggi a Palazzo Widmann alla presentazione del volume «70 anni Accordo di Parigi».
Presente anche il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa, la giornata ha visto tra l’altro l’intervento di Daria de Pretis, giudice della Corte Costituzionale e già rettrice dell'Università di Trento.

Il presidente Arno Kompatscher ha ribadito che «l’Accordo di Parigi non è obsoleto, ma resta il fondamento internazionale dell’autonomia e della tutela delle minoranze linguistiche» e ha fra l’altro ricordato il principio del consenso bilaterale fra Italia e Austria che presuppone modifiche dello Statuto solo attraverso lo strumento dell’intesa.
Arrivando ai nostri giorni, il Presidente ha fatto esplicito riferimento alle tensioni fra il governo spagnolo e la Catalogna, «che a differenza dell’Alto Adige non dispone di un’autonomia garantita internazionalmente. Lo Stato può pertanto intervenire a limitare o addirittura abolire alcuni poteri dell’autonomia.»
 
Come possibile soluzione Kompatscher si è pronunciato per un’azione di mediazione internazionale, «che dovrebbe non solo cercare un compromesso accettabile per ambo le parti, ma anche assumersi la responsabilità di controllare che venga rispettato e mantenuto. L’autonomia altoatesina in questo senso può costituire un esempio.»
Per il futuro il compito a livello locale sarà quello di «adeguare l’autonomia ad una cornice in continuo mutamento e di ampliarla secondo il concetto di autonomia dinamica.»
 

 
La giudice della Consulta Daria De Pretis (foto qui sopra) si è soffermata sui riflessi dell'accordo di Parigi nella giurisprudenza della Corte Costituzionale e ha passato in rassegna alcuni dei principali pronunciamenti in materia (una dozzina le sentenze fra il 1960 e il 1990 che hanno menzionato l’Accordo).
De Pretis ha ricordato gli interventi della Consulta sul valore giuridico del Degasperi-Gruber come criterio interpretativo delle previsioni statutarie e ha citato l’importante sentenza del 1989 che aggiorna la posizione della Consulta sull’Accordo, definito strumento di interpretazione privilegiato dell’autonomia e a salvaguardia dei gruppi linguistici.
 
Viene pertanto considerato una migliore chiave per comprendere la specialità.
Infine la giudice ha illustrato i casi in cui si evidenzia la particolare sensibilità della Corte su questo tema: la legittimità costituzionale della legge sull’uso paritario delle lingue in Provincia di Bolzano, ad esempio, è stata misurata direttamente sull’Accordo di Parigi, usato quindi come parametro diretto di costituzionalità.
Accennato alla giurisprudenza prodotta dalla Corte dopo la riforma costituzionale del 2001 (art.117), specie riguardo ai problemi dei vincoli internazionali che entrano nell’ordinamento italiano, la giudice De Pretis ha concordato con Kompatscher che a oltre 70 anni dalla stipula l’Accordo di Parigi non è obsoleto: «Dobbiamo provare ammirazione per la lungimiranza di chi lo raggiunse e per la sua straordinaria resa politica attuale, visti i fermenti che percorrono l’Europa», ha concluso.

Nel volume «70 anni Accordo di Parigi» Walter Obwexer e Eva Pfanzelter dell'Università di Innsbruck hanno raccolto le esperienze dei due convegni organizzati l’anno scorso dalla Provincia e dall’Università di Innsbruck in occasione del 70esimo anniversario della firma dell’accordo Degasperi-Gruber, il primo dedicato agli aspetti storici dell’Accordo, il secondo agli effetti sul piano normativo-giuridico degli sviluppi intercorsi dopo la sua conclusione.
La prospettiva storica copre gli avvenimenti prima, durante e dopo la conclusione dell’Accordo, mentre l’analisi giuridica si occupa dello sviluppo della tutela delle minoranze a livello di diritto internazionale in Europa e a livello costituzionale in Italia, dell’esercizio della funzione tutrice austriaca e della cooperazione regionale nell’Ue, illustrata dall’esempio dell‘Euregio.

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