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Prima il minareto di Jam, poi la parete dei Buddha di Bamyan

L’università di Herat ospita la Lectio Magistralis dell’architetto Andrea Bruno, restauratore di importanti monumenti dell’Afghanistan

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Si è svolta stamattina nell’aula magna dell’Università di Herat la Lectio Magistralis dell’architetto torinese Andrea Bruno, intitolata «Perché e per chi conservare» e focalizzata sugli interventi di restauro condotti in Afghanistan nel corso della propria carriera, a tutela del patrimonio artistico e dell’identità culturale locale.
Alla presenza dell’Ambasciatore italiano Luciano Pezzotti e del generale Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa, Andrea Bruno ha ripercorso oltre cinquant’anni di lavoro che lo hanno visto già negli anni ’60 occuparsi dell’inventario dei monumenti afghani, per poi dedicarsi al consolidamento della parete dei Buddha di Bamyan - l’opera d’arte architettonica forse più celebre del Paese asiatico - e al restauro del mausoleo di Abdul-Razaq a Ghazni, dove ha realizzato anche un museo.
 
Nel decennio successivo l’architetto torinese - che è consulente dell’UNESCO per l’Afghanistan - ha lavorato tra l’altro per il Ministero degli Affari Esteri progettando l’Ambasciata d’Italia a Kabul e ha avviato nel 1978 il consolidamento del minareto di Jam (terminato nel 2006), opera eccezionale che si trova nella regione di Herat, città in cui ha curato anche la sistemazione archeologica dell’area dei minareti e il restauro della Cittadella, oggi interamente recuperata come museo.
Al termine della Lectio Magistralis, alla quale hanno presenziato oltre 100 studenti, oltre al Rettore dell’Università e al Governatore di Herat, si è tenuto un intervento del capitano Elena Croci.
 
L’ufficiale della «Riserva selezionata» dell’Esercito Croci, esperta in comunicazione culturale, ha sottolineato il ruolo e la sensibilità delle forze armate italiane nel rafforzamento dell’identità nazionale afghana.
Tale ruolo si è esplicato nel tempo attraverso l’azione nel campo della sicurezza e con alcuni progetti specifici nel settore della comunicazione culturale, come la realizzazione nel 2011 della pubblicazione «Made in Herat» - incentrata sulla storia della città e distribuita capillarmente in tutte le scuole e i luoghi di cultura - mirata a creare una coscienza individuale nel segno di una continuità storica.
 
La giornata italiana all’Università di Herat è stata realizzata grazie alla collaborazione tra i Ministeri degli Esteri e della Difesa, che operano a sostegno delle autorità afghane nell’ambito del Regional Command West di ISAF, con un contingente nazionale forte di 3.500 militari comandato dal generale Dario Ranieri, e con l’Ufficio regionale del Senior Civilian Representative della NATO guidato dal consigliere Andrea Romussi.

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