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Un’esplosione danneggia un mezzo blindato italiano a Shindand

Illesi i nostri soldati, che addestrano le forze di sicurezza afghane in vista del disimpegno

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Nella giornata di ieri si è verificata un’esplosione al passaggio di uno dei nostri mezzi corazzati Buffalo. Nella foto sotto il titolo (di repertorio, ma scattata da noi proprio a Shindand), un buffalo dell'Esercito Italiano, che è uno dei mezzi più sicuri per le nostre operazioni in Afghanistan.
L’esplosione ha danneggiato solo il pneumatico del mezzo, mentre l’equipaggio è rimasto illeso, indenne cioè anche dai colpi di frusta che queste esplosioni provocano a chi si trova in un blindato.
A Capodanno un razzo era riuscito a raggiungere una parte non italiana della stessa base di Shindand, senza provocare danni.
Il tutto però sta a significare che i talebani non stanno mollando la presa neanche ora che il nostro esercito sta smarcandosi progressivamente.
Comunque sia, le forze armate afghane il prossimo anno dovranno vedersela da soli.
 
A quanto pare, tuttavia, i soldati afghani se la stanno cavando benissimo.
Numerosi ordigni sono stati neutralizzati negli ultimi due giorni dalle forze di sicurezza afghane e dai militari del Regional Command West (il comando NATO a guida italiana nella regione occidentale del Paese) nelle provincie di Farah e Ghor.
Nel corso di due distinte operazioni condotte nella provincia di Farah dalla polizia e dall’esercito di Kabul insieme al 9° reggimento Alpini e agli specialisti Genio del 32°, sono stati ritrovati cinque razzi di diverso calibro, cinque proiettili di artiglieria e tre taniche da 25 litri piene di esplosivo artigianale (foto in basso).
Tutto il materiale, in buono stato di conservazione e destinato alla fabbricazione di ordigni improvvisati, è stato successivamente distrutto in modo sicuro.
 
Nella provincia di Ghor, un team specializzato del 207° corpo dell’esercito afghano ha neutralizzato altri 35 ordigni di diverso tipo in un’attività congiunta con gli artificieri lituani del Provincial Reconstruction Team di Chaghcharan, località che si trova circa 300 km a est di Herat.
La lotta agli ordigni rappresenta una delle priorità per i 29.000 uomini delle forze di sicurezza afghane che stanno assumendo progressivamente il controllo della regione occidentale, con il sostegno del contingente multinazionale comandato dal generale Dario Ranieri, forte di 5.500 militari di dieci nazioni, 3.000 dei quali sono italiani.
Il processo di transizione in corso ha fatto anche registrare dal 1° gennaio il cambiamento di  denominazione delle due Task Force italiane, ribattezzate «Transition-Support-Unit» (TSU), schierate rispettivamente a Shindand (TSU-Centre su base 3° reggimento alpini di Pinerolo, al comando del colonnello Andrea Bertocchi) e Farah e Bala Baluk (TSU-South su base 9° reggimento alpini dell’Aquila, al comando del colonnello Riccardo Cristoni).

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