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Soldati trentini in Afghanistan/ 1 – Col. Giovanni Fioretto

Nostra intervista esclusiva al colonnello comandante del 2° Reggimento Genio guastarori alpini di stanza a Trento, operativo nella Regione di Herat

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Iniziamo oggi una serie di corrispondenze dall’Afghanistan, dove stanno operando unità di stanza in regione, come il Secondo Reggimento Genio Guastatori di Trento, il V Reggimento alpini di Vipiteno, in VII di Belluno. Tutti in forza alla Brigata Julia, che ha sede a Udine e che ha assunto il comando militare nella Regione di Herat.
Cominciamo con il colonnello comandante del 2° Genio di Trento, colonnello Giovanni Fioretto, il cui uomini si occupano di mettere in sicurezza le zone da percorrere, il tracciamento delle rotte più sicure da seguire, il disinnesco di eventuali JED (ordigni esplosivi improvvisati) e un sacco di altre funzioni.
 
Egregio Col. Fioretto, ha trovato tracce positive lasciate dal nostro amico colonnello Pier Luigi Scaratti, che due anni fa l’ha preceduta iniziando così un’ottima collaborazione dell’Esercito e il nostro giornale?
«Si, sono evidenti a tutti i significativi miglioramenti in Afghanistan rispetto alla precedente missione della brigata Julia del 2010.
«In particolare, i nostri genieri alpini continuano a svolgere un ruolo fondamentale e costituiscono una componente vitale del contingente della Difesa.
«Soprattutto, l’addestramento a favore dell’esercito afghano è molto migliorato in qualità e quantità.»
 
È soddisfatto del grado di addestramento dei suoi uomini?
«Assolutamente sì. Abbiamo lavorato molto prima di partire ed ora abbiamo già svolto importanti attività in concorso all’esercito afghano, conseguendo ottimi risultati.
«La minaccia è sempre presente ed il rischio di attentati resta una realtà incombente. Disponiamo di automezzi ben protetti e sistemi sofisticati, in possesso di un elevatissimo livello di sicurezza per il nostro personale.»
 
Come si trova nel Paese degli Aquiloni?
«Per me è la seconda missione a Herat, mi trovo perfettamente a mio agio e sto cercando di studiare la lingua locale.
«L’Afghanistan è un paese molto intrigante, con paesaggi mozzafiato e un popolo fiero e generoso dalle mille contraddizioni interne e caratteristiche sicuramente molto distanti dalla nostra cultura, ma che meritano un approfondimento e un approccio rispettoso.»
 
Quanti sono gli uomini che si è portato in Afghanistan?
«Circa 200 e sono tutti molto motivati e determinati.»
 
Può dirci quanti di questi sono trentini, altoatesini o delle province vicine?
«Circa il 15% del personale alle mie dipendenze è costituito da trentini, altoatesini o delle province vicine in un contesto, tuttavia, ove l’85% del nostro personale ha acquisito la residenza trentina, radicandosi nel territorio provinciale.»
 
La maggior parte di loro è formata da veterani. Cosa dicono sui cambiamenti trovati rispetto a due anni fa?
«Sono sicuramente soddisfatti dei miglioramenti rispetto a due anni fa. Siamo stati dotati di nuove attrezzature e sistemi ancora più efficaci e sofisticati (sistemi opto-elettronici ad elevate prestazioni, sistemi di protezione più avanzati, equipaggiamenti ancora più efficaci e moderni).
«Sono inoltre in via di acquisizione ulteriori sistemi veicolari per il rilevamento di mine.»
 
Immaginiamo che i suoi uomini siano dislocati un po’ in tutta la Regione di Herat. Può dirci finora quanti interventi avete fatto? Avete individuato e neutralizzato qualche IED?
«I nostri genieri sono stati dislocati in tutte le basi, in supporto alle forze della coalizione e, pertanto, ho la possibilità di spostarmi e osservare le diverse realtà della missione. Generalmente, operiamo in testa alle colonne dei reggimenti alpini su speciali mezzi protetti.
«Continuiamo a garantire la libertà di movimento sulle principali strade del nostro settore, effettuando continui controlli dei punti vulnerabili della viabilità.
«Tra l’altro, alle nostre dipendenze abbiamo anche assetti statunitensi di Route Clearance Package, ovvero team specialistici che garantiscono la libertà di movimento sulle rotabili tramite la bonifica di eventuali ordigni, che si affiancano ai medesimi assetti nazionali esistenti.
«I nostri artificieri hanno già neutralizzato numerosi ordigni esplosivi rinvenuti nel corso di varie operazioni.
 
Aneddoti da raccontare?
«Un aneddoto da raccontare? In alcune basi è presente un pallone aerostatico dotato di telecamere che osservano il territorio circostante. Un giorno, a causa del vento forte, il pallone di una delle nostre basi era stato abbassato.
«Quando l’operatore lo ha improvvisamente rialzato, sono stati sorpresi alcuni insorgenti che cercavano di posizionare un IED lungo una rotabile.
«Grazie a ciò abbiamo potuto far intervenire l’unità di pronto impiego e tutto si è risolto per il meglio: questa è una dimostrazione concreta della bontà dei sistemi di vigilanza esistenti.»
 
Avete fatto operazioni di una certa importanza, che hanno richiesto l’intervento di mezzi speciali come il «Buffalo» (foto pié di pagina) o altri «mostri» del genere?
«Nel nostro quotidiano impiego non esistono operazioni più importanti di altre. Indipendentemente dal tipo di operazione da svolgere, utilizziamo sempre veicoli da combattimento corazzati studiati appositamente per offrire un’ottima resistenza ad eventuali esplosioni. All’interno di questi mezzi si ha una confortante percezione di incolumità.
 
Il robottino è sempre rimasto alla base o l’avete dovuto già mettere in funzione?
«Abbiamo utilizzato il robottino (foto di lato) durante numerose ricognizioni di itinerari. Supera facilmente gli ostacoli e dispone di vari strumenti (pinze, frese, telecamere) per disarticolare gli ordigni, permettendo all’operatore di rimanere a distanza di sicurezza.»
 
Le forze armate afghane che state addestrando, stanno imparando bene?
«Sì, stanno facendo passi da gigante, soprattutto gli artificieri destinati a interventi di rimozione e bonifica degli IED.
«Sono già operativi numerosi team EOD da noi addestrati e testati sul terreno.»
 
I ragazzi sentono molto la lontananza da casa o la possibilità di chattare li aiuta molto ad allentare la pressione sentimentale?
«Per adesso la sensazione di lontananza dai propri cari è sopportabile, siamo arrivati da poche settimane. Del resto siamo in possesso di un’elevata capacità di adattamento ad operare lontano da casa.
«Come tutti i ragazzi di oggi, anche i nostri soldati dispongono dei sistemi più avanzati di video comunicazione, strumenti che sicuramente permettono loro di diminuire, anche se solo virtualmente, la distanza dai propri affetti.»
 
Qual è la missione di pace che le ha affidato la Provincia autonoma di Trento come segno di amicizia verso la popolazione civile locale? Può descriverla tecnicamente?
«Sono in atto contatti con l’Assessore alla Solidarietà Internazionale e alla Convivenza, Lia Beltrami, per realizzare alcuni progetti a favore della popolazione locale.
«Sappiamo di poter contare sulla generosa solidarietà della Provincia autonoma di Trento.
«Inoltre, aspettiamo la visita del Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini di Trento, Maurizio Pinamonti. La nostra intenzione è di invitare i “donors” in Afghanistan per il confronto diretto con le ditte locali e l’avvio celere dei lavori.
 
Chi è che tecnicamente se ne sta occupando?
«Il capitano Toscano che, tra le altre cose, si occupa di coordinare e tenere i contatti con le ditte locali in grado di realizzare i vari progetti. Le varie unità che operano sul terreno provvedono poi a monitorarne la realizzazione.»
 
Nella prossima corrispondenza, l’intervista al capitano Salvatore Toscano.

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