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Decorati al valor militare due ufficiali del 2° Genio alpini di Trento

Al capitano Salvatore Toscano e al tenente Mattia Filomeno Schettino la medaglia d’argento per il coraggio dimostrato in un’operazione nel Gulistan (Afghanistan)

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Quando il colonnello Pierluigi Scaratti, comandante del 2° Reggimento genio guastatori alpini di Trento, partì per l'Afghanistan, venne invitato in Provincia per il saluto ufficiale dell'allora presidente Lorenzo Dellai.
Alla conferenza stampa chiedemmo al colonnello quale fosse la sua priorità nella missione che stava per compiere. 
«Riportare a casa tutti vivi i miei uomini.» – Rispose senza esitare.
Leggendo il servizio che segue, sono certo che le sue parole diventano improvvisamente chiarissime per tutti.

La cerimonia ufficiale è avvenuta oggi a Udine, nel corso delle iniziative attivate per festeggiare il ritorno della Julia alla propria base naturale, ma i fatti risalgono alla precedente missione della Julia in Afghanistan, quando ci siamo andati anche noi da giornalisti.
Allora l’Afghanistan era ben più turbolento di oggi e in particolare il Gulistan, dove – per intenderci – gli alpini del 2° reggimento del genio di Trento avrebbero poi realizzato le opere civili finanziate dalla Provincia autonoma di Trento.
Ma andiamo per ordine e cerchiamo di riportare sinteticamente i fatti, anticipando che prossimamente pubblicheremo un resoconto dettagliato di quella terribile avventura che fu una delle più drammatiche ed eroiche dell’intera spedizione della Julia.
 
Nell'ottobre 2010, alcuni reparti del 7° Reggimento alpini avevano il compito di scortare 74 automezzi civili in un territorio fortemente ostile. Una compagnia dei nostri genieri aveva il compito di assicurare la percorribilità della strada, individuando eventuali «IED» e indicando il percorso da seguire.
Partita la mattina all’alba, la colonna si incamminò lungo il greto di un fiume e lo percorse man mano che i genieri davano il benestare.
Poco dopo le 13, veniva individuato un probabile primo IED. La colonna veniva fermata e un Buffalo (il camion supercorazzato utilizzato in questi casi) si portò sul posto. Grazie alla propria attrezzatura, i tecnici del mezzo ebbero conferma che si trattava di una trappola esplosiva improvvisata.
Il capitano Toscano predispose le procedure per neutralizzare il piatto di pressione, quando divenne oggetto di raffiche di mitragliatrice pesante, probabilmente un’arma automatica russa.
 

Un Buffalo.
 
In effetti, a 500 metri di distanza c’erano dei talebani che avevano aperto il fuoco contro i nostri ragazzi.
Gli alpini si disposero immediatamente a difesa e aprirono il fuoco a loro volta verso il nemico.
Il Buffalo venne disposto in modo da consentire ai genieri di lavorare nonostante il fuoco e i ragazzi continuarono l’opera di bonifica, altrimenti il convoglio non si sarebbe più mosso.
Alle 14.30 lo IED venne disattivato e i talebani neutralizzati. Il convoglio poteva riprendere la marcia.
 
Verso le 17.30 il convoglio fece una pausa, mentre i genieri verificavano lo stato di sicurezza di un tratto di strada che subiva un restringimento. I punti più pericolosi sono quelli che non possono essere evitati.
Mentre i genieri procedevano a piedi, un Cougar (altro automezzo blindato utilizzato dal genio) attivava un piatto di pressione ben mimetizzato, provocando una terribile esplosione. Vennero investiti gli alpini appiedati e il mezzo fu danneggiato pesantemente.
Fortunatamente gli uomini si trovarono solo frastornati, ma salvi.
Immediatamente scattò nuovamente il sistema di sicurezza della 1ª compagnia guastatori, ma mentre stavano attivando le operazioni per la rimozione del Cougar (che non era più in grado di muoversi da solo), i nostri ragazzi subirono un pesante attacco a fuoco da est e da ovest.
Scattò di nuovo il servizio di sicurezza che si dispose a difesa degli uomini aprendo il fuco verso i nemici che sparavano.
Mentre si scatenava questa sparatoria, i meccanici provarono a rimettere in funzione il mezzo, verificando però che il Cougar era stato messo fuori uso.
Era ormai calato il buio e decisero allora di togliere tutto quello che era asportabile dal veicolo, per poi ritirarsi in una base provvisoria sistemata apposta per passare la notte.
 

Un Cougar.

La mattina all’alba si riportarono nei pressi del Cougar danneggiato.
Mentre tentavano di applicare i sistemi di traino, i genieri divennero nuovamente oggetto di pesanti raffiche di armi automatiche. Nuovamente vennero attivati i sistemi di difesa e contrattacco.
Lo scontro a fuoco si protrasse fino alle 9.30 del mattino, quando accadde un’altro fatto di sangue.
Un lince di fucilieri alpini che, per districarsi tra gli automezzi civili, aveva abbandonato la via tracciata in tutta sicurezza dai genieri, passò sul piatto di pressione di uno IED e saltò in aria.
Stavolta la blindatura non era pesante come quella del Cougar e ben 4 alpini a bordo del Lince persero la vita, un quinto rimase gravemente ferito. 
Di fronte all’intensificarsi del fuoco nemico, si decise di abbandonare il Cougar e di ritirarsi in posizioni più difendibili.
I talebani non persero un secondo per impossessarsi del relitto abbandonato e gli diedero fuoco.
 
Restava la necessità di proteggere i ragazzi che soccorrevano i militari del Lince saltato in aria e il comandante del convoglio diede ordine di supportarli.
Ricevuta la richiesta, il comandante della compagnia guastatori (capitano Toscano) distaccava tre mezzi di force protection al comando del tenente Filomento Schettino al fine di raggiungere, in posizione arretrata a circa due chilometri, i mezzi dei fucilieri ancora sotto attacco.
Raggiunta tale area di operazione, percorrendo un itinerario fuori pista data l’elevata minaccia IED, i tre mezzi si disponevano a base di fuoco a copertura per lo sganciamento di tre mezzi i cui fucilieri erano rimasti senza sufficienti munizioni.
Ultimate le operazioni di recupero dei caduti da parte del team e del trasferimento dei feriti, l’intera colonna riprendeva il movimento. Era ormai passato il mezzogiorno.
In testa di colonna, i genieri continuavano a tracciare la via di sicurezza per il convoglio.
Trovandosi in zona notoriamente sotto il controllo talebano, i genieri decisero di cambiare l’itinerario originale.
A quel punto continuarono gli scontri a fuoco, ma senza più trovare IED da bonificare che fermavano pericolosamente il convoglio e tutto proseguì solo tra imboscate e sparatorie. Fine della missione.
 
Guido de Mozzi
 

Quel che rimane di un Lince esploso.
 
Si stima che durante la missione, durata complessivamente otto giorni, la 1ª compagnia guastatori Tobruk abbia subito perdite materiali per oltre due milioni di euro, sparato oltre 8.000 colpi di vario calibro, impiegato oltre 30 Kg di esplosivo, e bonificato in tempo reale 170 Km di itinerario ostile per un totale di 8 IED rinvenuti, 3 ordigni regolamentari recuperati, uno IED bonificato con relativo sequestro di oltre 25 Kg di esplosivo artigianale, con attacco complesso e svariati scontri a fuoco di durata superiore ad un’ora.
 
Alla luce di tutti gli eventi occorsi nelle operazioni descritte, il colonnello Pierluigi Scaratti, comandante del 2° reggimento genio guastatori alpini ritenne opportuno segnalare al proprio superiore diretto l'esemplare comportamento di tutto il personale della 1ª compagnia guastatori Tobruk impegnato in duri combattimenti.
Oggi, a Udine, sono stati decorati il Capitano Toscano e il tenente Schettino, con le seguenti motivazioni.

Con il decreto del Presidente della Repubblica n. 296 datato 31 dicembre 2012 al Capitano Toscano Salvatore, nato il 21 novembre 1980 a Catania, è stata concessa la medaglia d'argento al valore dell'Esercito con la seguente motivazione:
«Esperto e capace Comandante della Compagnia genio guastatori dislocata nella base operativa avanzata del Gulistan, dimostrava, durante un improvviso attacco perpetrato da forze ostili, profondo senso del dovere, perfetta lucidità d'intenti e chiaro sprezzo del pericolo. In particolare, si esponeva, all'intenso e preciso fuoco nemico per incitare instancabilmente i propri uomini e per coordinarne mirabilmente l'azione che consentiva di infliggere perdite fra gli insorti, obbligandoli infine a desistere dal proprio intento.»
Gulistan (Afghanistan), 31 dicembre 2010.»
Con il decreto del Presidente della Repubblica n. 298 datato 31 dicembre 2012, al Tenente Schettino Filomeno Mattia, nato il 20 maggio 1981 ad Avellino, è stata concessa la medaglia d'argento al valore dell'Esercito con la seguente motivazione.
«Ufficiale del Genio, durante un attacco nemico condotto contro la base operativa avanzata del Gulistan, colpita dal massiccio tiro di mortai, con spiccata iniziativa, sprezzo del pericolo e rischio della vita, organizzava e conduceva prontamente una sortita che lo portava a occupare le posizioni di tiro degli insorti e a recuperare una considerevole quantità di elementi biometrici utili alla successiva identificazione dei responsabili dell'attacco».
Gulistan (Afghanistan), 27 novembre 2010.

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