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Le 13.000 ora volo dei nostri «Predator» in Afghanistan

Corrispondono a 1.550 missioni effettuate dai droni del nostro contingente ISAF

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Ha effettuato 1.455 missioni per un totale di 13.000 ore di volo (pari a circa un anno e mezzo di volo continuativo). Questi sono i numeri dell’importante traguardo operativo raggiunto in questi giorni dai «Predator B» (MQ-9A), i velivoli a pilotaggio remoto inquadrati nel gruppo di volo «Astore» della Joint Air Task Force, la componente aerea nazionale e interforze del contingente italiano in Afghanistan comandata dal colonnello pilota Michele Morelli.
I «Predator», provenienti dal 32° stormo di Amendola dell’Aeronautica Militare e dal 2007 rischierati all’aeroporto militare di Herat, sono impiegati con compiti di intelligence, sorveglianza e ricognizione area a favore del Regional Command West, il comando regionale su base brigata «Sassari» responsabile dell’operazione ISAF nell’area occidentale del Paese.
 

 
«Un traguardo di assoluto spessore – ha detto il generale Manlio Scopigno, comandante del Regional Command West, – frutto del prezioso contenuto tecnologico degli assetti impiegati e della spiccata professionalità del personale in azzurro.»
Comandato da una stazione di pilotaggio remoto, il velivolo, grazie ai sofisticati sensori di bordo, trasmette immagini, video e dati «catturati» in tempo reale da quote superiori ai 13.000 metri ed è in grado di volare ininterrottamente per più di 20 ore.
 
Nella foto sotto il titolo si vedono due Predator con l'intero personale necessario per farli funzionare. 
Contrariamente a quello che si può pensare, pilotare un aereo da remoto presenta molte problematiche in più rispetto ai voli pilotati a bordo. Tanto per avere un'idea, si provi a pensare alla mancanza di sensibilità al momento del decollo e dell'atterraggio quando possono verificarsi improvvise raffiche di vento.
Nella foto che segue, una ripresa con telecamera da una quota abbastanza elevata da non farsi scorgere dai soggetti tenuti sotto osservazione.  
 

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