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Ultima missione operativa in Afghanistan dei nostri AMX

Prosegue il disimpegno dei nostri militari e ora anche i nostri jet torneranno a casa

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Nella loro ultima missione in territorio afgano due cacciabombardieri Amx del contingente italiano in Afghanistan hanno distrutto un ripetitore radio posizionato sui rilievi meridionali del distretto di Gulistan e utilizzato dai talebani per coordinare gli attacchi contro le forze di sicurezza afgane e di ISAF.
Il Gulistan è un nome che resterà per anni nei libri di scuola delle nostre accademie militari. E dove la Provincia autonoma di Trento ha realizzato le sue più belle installazioni militari grazie al 2° Reggimento genio di Trento.
 
Questa missione segue a distanza di una settimana un analogo intervento condotto sopra le alture del distretto di Bakwa.
L’operazione, scattata a seguito di precise informazioni di intelligence, è stata pianificata e coordinata con il contributo degli acquisitori obiettivi della Task Force Victor, l’unità dell’Esercito Italiano inquadrata nei ranghi del Regional Command West specializzata anche in questo genere di missioni.
 
La distruzione del ripetitore talebano è stata conclusa con successo grazie al determinante impiego del velivolo a pilotaggio remoto Predator, a conferma della nuova capacità operativa conseguita dagli assetti dell’Aeronautica Militare, ossia quella di abbinare la capacità di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione alla capacità di individuazione e designazione bersagli ed alla capacità di guida di armamento di precisione (foto seguente).
 

 
«La missione è stata condotta con precisione e con efficacia – ha dichiarato il colonnello pilota Michele Morelli, comandante della Joint Air Task Force (JATF), – il miglior modo di concludere la missione degli Amx dell’Aeronautica prima del definitivo rientro in Italia, previsto il prossimo 3 giugno, nell’ambito del piano di rientro del contingente nazionale in vista del completamento della missione ISAF.»
 
I quattro velivoli, inquadrati nel gruppo di volo «Black Cats» della Joint Air Task Force (JATF), la componente aerea nazionale del Regional Command West, provengono dal 32° stormo di Amendola e dal 51° stormo di Istrana.
È dal 2002 che l’Aeronautica Militare è presente in terra afgana con i suoi uomini, ma è dal 2008 che vengono schierati a Mazar-e-Sharif i primi «Tornado» che sono poi stati sostituiti, fino ad oggi, dagli Amx.
Nei sei anni circa di attività in Afghanistan i velivoli italiani hanno effettuato 3.583 sortite per un totale di 10.526 ore di volo, traguardo mai più eguagliato da velivoli da combattimento italiani in operazioni fuori dai confini nazionali dal termine del secondo conflitto mondiale.
 
Anche il comandante delle forze aeree della Nato in Afghanistan, il generale statuitense John K. Mc Mullen, ha voluto testimoniare il suo apprezzamento per l’operato degli aerei italiani nel supporto alle forze della coalizione e a quelle afgane, nell’attività di ricognizione, intelligence e sorveglianza.
«Un record impressionante di efficacia, affidabilità e di precisa applicazione delle regole di ingaggio.»
 
L’intensa attività svolta dagli Amx nel teatro afgano è la riprova della bontà delle scelte strategiche dell’Aeronautica Militare per quanto riguarda i sistemi d’arma e l’addestramento dei propri equipaggi.
Aver svolto per anni missioni di protezione e per la salvaguardia della vita umana del personale del contingente italiano, di ISAF e delle forze di sicurezza afgane, effettuando numerose missioni cinetiche con assoluta precisione e rispetto delle regole di ingaggio, mette in risalto le capacità operative dell’Aeronautica Militare, facendo dello strumento aereo una componente imprescindibile e di eccellenza in un teatro difficile quale quello afgano.
 
La Joint Air Task Force continuerà ad operare in Afghanistan con i velivoli del gruppo di volo «Albatros» (aerei da trasporto tattico C-130 J e da guerra elettronica EC-27 J JEDI della 46ª brigata aerea di Pisa) e i velivoli a pilotaggio remoto MQ-9A «Predator B» del gruppo di volo «Astore» (del 32° stormo di Amendola).
 

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