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Una vela trentina nel mar dei Caraibi – Diario di uno skipper/ 3

Primo tratto: Mar Mediterraneo. Dalla Laguna di Varano a Gibilterra

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A sinistra, San Giorgio Nogaro. A destra, Gibilterra (solitamente coperta di nubi).

Il Mediterraneo, da San Giorgio Nogaro (Laguna di Varano) a Tarifa (Gibilterra)
Il mar Mediterraneo è conosciuto dai navigatori d'oltreoceano come un mare difficile da navigare.
In effetti, come tutti i mari che vengono attraversati da perturbazioni abbastanza irregolari come direzione e intensità, richiede attenzione, in particolare alle previsioni meteo.
Ma in estate il mediterraneo è generalmente clemente. Quando chiesero a Nelson quale fosse il miglior porto naturale, rispose «Il Mediterraneo d'estate».
E chi vi è nauticamente cresciuto lo affronta sempre con rispetto ma senza patemi d'animo.

Per questo quando sono partito da San Giorgio Nogaro nella rotta verso Gibilterra, ai primi di giugno del 2007, ho deciso di zigzagarlo tutto, come per un saluto al mio mare che sapevo non avrei navigato (almeno con la mia barca) per diversi anni.
Per questo ho impiegato tre mesi per raggiungere Tenerife.
Ho rivisto tutta la Croazia, poi la Puglia, la Calabria, Sicilia, Lampedusa, Malta, Pantelleria, Tunisia e poi a nord fino in cima alla Sardegna. Poi ancora le Baleari, e tutta la costa spagnola fino a Gibilterra.
Quest'ultimo è uno dei porti più suggestivi per i naviganti. Nei marina degli stretti si respira l'aria di chi si prepara, o rientra da una traversata oceanica.
Si scrutano le barche vicine con occhio attento per rubare qualche piccolo segreto di allestimento. Si interrogano, con fare indifferente, i vicini sull'ora e la data di partenza.
Questi non sono dettagli.



Ultimi preparativi
Partiremo in quattro, tre uomini e una donna, tutti esperti navigatori. Prima di salpare rivediamo l'inventario di bordo.
Le batterie sono sufficienti, basta caricarle quando serve accendendo il motore, perché non ho il generatore. Basta una oretta di motore al giorno quando vai a vela e usi il dissalatore.
Viveri.
Per l'acqua c'è la regola che servono 1,5 litri a testa al giorno di media. Basta caricarne di più, ci sta, non è un problema.
La roba che dura 15 giorni da usare nel viaggio sono caffè, latte a lunga conservazioone, biscotti e così via. Non è difficile.
Invece pasta, formaggi, uova, frutta e verdura, che durano pochi giorni, sono da mangiare subito.
Si caricano scatolette, ma non molte perché si mangia pesce fresco tutti i giorni.
In viaggio usiamo una canna da pesca da una cinquantina di libbre, con terminale da 20 libbre. Quando abbocca un pesce troppo grosso gli regalo esca e terminale senza discutere.
Riesco a pescare pesci fino a circa 15 chili. Sono già troppo grossi.


Si lascia Tarifa, ultimo avamposto del continente europeo.

Si salpa per Tenerife (6-7 settembre)
Il NE soffiava forte su Ovilava ben fissata nel porto di Gibilterra (ma quanto NE ho preso in Spagna? E il NW non esiste?). Ne approfittiamo per alcune piccole riparazioni e per il cambio dell'olio.
Gibilterra è molto interessante, per la mescolanza di razze e lingue, per la densità edificata, per il centro storico bello e affollato e anche per prezzi molto buoni di determinati articoli (è un porto franco) mentre per il resto è piuttosto cara, l'influenza inglese con il pound si fa sentire.
Le informazioni meteo danno il vento in calo per venerdì 7 mattina.
Dovremmo avere 20 nodi in poppa in uscita, poi un po' di calma di vento o un po' di NW fuori dallo stretto, quindi dovremmo incrociare l'aliseo portoghese che dovrebbe soffiare da Nord circa fino a Madeira, con intensità fra i 10 e 20 nodi.

Il gioco delle maree oceaniche che entrano ed escono dagli stretti di Gibilterra provoca correnti di intensità di quattro o cinque nodi.
Bisogna partire dalla rocca di Gibilterra giusto alla fine della corrente contraria e con previsioni di vento in poppa. Solo così si riesce ad uscire dallo stretto a favore di vento e corrente con la barca che corre a più di dieci nodi, prima della nuova corrente contraria che, dopo circa sei ore, trasforma la barca in una lumaca o addirittura la ferma.
Per questo decidiamo di partire verso le 9.
Alla fine dello stretto c'è la penisola di Tarifa, ultimo avamposto del continente europeo.
La lunga fila di navi che esce dallo stretto di Gibilterra prosegue diritta verso le coste degli States, ma noi diamo qualche decina di gradi verso sud perdendo di vista in fretta Africa ed Europa alla ricerca dell'aliseo portoghese, il vento che soffia al largo della costa africana da nord e che ci porterà, seguendo la rotta di Cristoforo Colombo, verso le isole Canarie.
Vi arriviamo il 7 settembre.

Erio Volpi
e.volpi@ladigetto.it
Proprietà riservata, sia testo che immagini. Citare la fonte

(2 - Continua)

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