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Aperta la mostra sui «34 anni di Italia in Libano»

L’esposizione è stata visitata già da 2.000 persone, principalmente scolaresche

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Si è conclusa in questi giorni la mostra fotografica organizzata dal contingente italiano presso il centro culturale di Tiro Bassel Al Assad.
L’esposizione, dal titolo «Italian peacekeepers in Lebanon… historical backgrounds» dedicata a tutti i caschi blu italiani in Libano, ha ritratto l’impegno del nostro Paese presente in Libano, in maniera continuativa, dal 1979.
La mostra, patrocinata per parte italiana dall’ambasciatore S.E. Giuseppe Morabito e per parte libanese dalla Signora Randa Berri, moglie dell’attuale presidente del parlamento libanese Nabih Berri, ha aperto i battenti venerdì 12 aprile con una cerimonia introdotta dalle note dei rispettivi  inni nazionali intonati dal coro dei militari della «Friuli».
L’esposizione, visitata in totale da circa 2.000 persone, nei giorni successivi è rimasta aperta al pubblico ed è stata visitata principalmente da scolaresche; 12 le scuole che hanno accompagnato  in visita guidata più di mille alunni di classi differenti, oltre 200 i componenti di gruppi familiari locali, tre le associazioni culturali.
 
L’esposizione fotografica, ha raccontato l’impegno degli italiani in Libano, in particolare ha proposto gli scatti del gruppo di volo «Italair», presente dal 1979, la missione della forza multinazionale di pace denominata «Italcon» (1982-1984) che ha testimoniato l’amarezza delle difficoltà della città di Beirut in quegli anni e l’attuale missione «Leonte» iniziata nel 2006.
Ospite d’onore del contingente italiano il generale Franco Angioni, già comandante di «Italcon», il quale ha suscitato il vivo interesse per taluni media locali che, nel riconoscerlo, ne  hanno ricordato le gesta con particolare riferimento al lascito dell’ospedale da campo militare.  
La mostra, nel rappresentare l’impegno italiano in Libano è stata anche lo spunto per il generale Antonio Bettelli per rivolgere ai presenti la speranza per un futuro di pace e stabilità nel sud del Libano ed un contestuale  augurio alle generazioni future di crescere con sani e forti valori.

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