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L’aeronautica Saudita ha iniziato a bombardare lo Yemen

Le ragioni di un’iniziativa fiancheggiata da Riyhadh Giordania, Kuwait, Bahrain, Qatar e Sudan e a breve anche da Pakistan, Egitto e Marocco

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Il presidente yemenita 'Abd Rabbih Mansur Hadi.
 
Giovedì 26 marzo l’Aeronautica saudita ha iniziato a bombardare alcune aree attigue alla capitale yemenita Sanaa, con l’obiettivo di neutralizzare le principali postazioni dei ribelli sciiti Houthi.
Insieme a Riyadh partecipano all’intervento anche Giordania, Kuwait, Bahrain, Qatar e Sudan, mentre Pakistan, Egitto e Marocco potrebbero entrare a breve nella coalizione.
L’offensiva saudita è iniziata quando le milizie degli Houthi, la cui roccaforte è nella regione settentrionale di Saada, hanno raggiunto Aden, nel sud dello Yemen, dove si era rifugiato il Presidente Hadi.
I ribelli hanno occupato l’aeroporto di Aden e la vicina base militare di al-Anad, ma già nei giorni passati avevano compiuto dei raid aerei contro il palazzo presidenziale.
Hadi, che mercoledì 25 aveva sollecitato un intervento dell’ONU, ha abbandonato la sua residenza, ma al momento non è chiaro se abbia lasciato il Paese o si trovi ancora ad Aden.
Gli Houthi hanno esercitato un’influenza crescente sulla vita politica dello Yemen da settembre, quando avevano occupato Sanaa, ma l’Arabia Saudita non aveva dato segno di voler intervenire militarmente.
L’offensiva di questi giorni, per il momento limitata a raid aerei, potrebbe invece comprendere in futuro anche un intervento via terra, necessario per garantire l’effettivo controllo del territorio, dato che artiglieria e carri armati sauditi sono già schierati al confine con lo Yemen.
 
La tempistica dell’intervento fa ipotizzare che Riyadh abbia trovato solo ora una qualche forma di accordo con Hadi, dopo aver appositamente lasciato deteriorare la situazione.
Finora il Presidente yemenita aveva continuato a mantenere rapporti con il partito islamista Islah, che fa riferimento alla confederazione tribale degli Hashid, la stessa che ha garantito per decenni l’appoggio all’ex Presidente Saleh destituito nel 2012.
Hadi, minacciato dall’avanzata degli Houthi, potrebbe aver acconsentito a sviluppare politiche più aderenti agli interessi sauditi in cambio di un intervento risolutivo.
Per Riyadh questo significherebbe riprendere la propria posizione di influenza sulle politiche yemenite e ridurre ai minimi termini l’insorgenza sciita nel sud della Penisola.
A questo riguardo, l’intervento della coalizione promossa dall’Arabia Saudita, costituita da Stati a larghissima maggioranza sunnita, potrebbe ricondurre il confronto verso la tradizionale contrapposizione sunniti-sciiti.
L’intervento saudita mette anche in luce come il contrasto ad al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), radicata da anni nelle zone centro-orientali dello Yemen anche nelle aree di confine, sia considerato meno prioritario della possibilità di esercitare la propria influenza sulla vita politica del Paese.

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