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Un viaggio in Arabia Saudita: perché? – Di Luciana Grillo

Prima parte: Jeddah, seconda città del regno, il porto più importante del Paese

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Negli anni scorsi ho viaggiato molto, ho visitato lo Yemen, l’Oman, gli Emirati Arabi, la Giordania, tutti Paesi che confinano con il regno saudita, ma i confini del regno erano chiusi: si poteva andare per lavoro (il numero degli immigrati è molto alto), bisognava avere in loco uno sponsor che garantisse… Poi nel 2019 la svolta, l’apertura al turismo, dovuta forse al fatto che i sovrani si sono resi conto che il petrolio e il gas naturale sono sì una grande ricchezza, ma non inesauribile.
La diffusione della pandemia ha raffreddato gli entusiasmi, i viaggi sono diminuiti e l’Arabia Saudita ha dovuto aspettare l’arrivo dei turisti, favorito, da qualche mese, dalle crociere organizzate dalla MSC.
In autunno, i clienti sono stati quasi sempre ricchi sauditi, di religione islamica, pertanto sulla nave è stato bandito l’alcool, la zona termale per alcune ore del giorno è stata riservata unicamente alle donne, la cambusa è rimasta priva di carne suina e dei nostri pregiati prosciutti, le ballerine hanno dovuto coprire gambe e scollature con opportuni strati di tessuti, la musica nella reception, dove è stato allestito una specie di salotto beduino con tappeti e datteri, aveva sonorità arabe.
 
A questo punto, ho deciso di intraprendere questo viaggio alla scoperta di un mondo non ancora troppo globalizzato.
Sulla nave gli arabi presenti sono forse duecento, non comunicano con noi neanche con uno sguardo, le donne ostentano borse firmate e mani curatissime.
Qualche coppia viaggia con i bambini; il padre è abbastanza premuroso e protettivo; al buffet è lui che si alza per portare alla moglie il vassoio con la colazione; lei mangia a capo chino, sollevando il velo davanti alla bocca, attenta a non scoprire nemmeno un dente.
Chissà se invidia un po’ la nostra libertà di vestirci come ci piace; chissà se sa che molte di noi lavorano fuori casa, guidano l’automobile, la moto, il camper… Da qualche tempo anche loro possono guidare – meglio se con un uomo accanto – e se usano la carta di credito è il maschio-padrone che controlla le spese!
 

 
Dunque, ho affrontato con molto interesse e una certa curiosità la crociera alla scoperta del più grande stato arabo, di un regno misterioso e discusso, dove non esistono Parlamento e Costituzione, in cui si dice che i diritti umani non sono rispettati, che per le donne che aspirano all’indipendenza la vita è complicata, che il vecchio re assoluto Salman ha ceduto il potere al nipote Mohammad bin Salman Al Sa’ud che ricopre numerosi incarichi ed è piuttosto «chiacchierato».
Ma veniamo al viaggio: da Malpensa con un comodo volo sono atterrata a Jeddah, la seconda città del regno, il porto più importante per movimento commerciale.
Arrivare fino al porto è stato un susseguirsi di visti, impronte digitali, app da scaricare (obbligatoria), netta divisione fra uomini e donne.

Nel pomeriggio, un bell’architetto, elegante nella sua tunica di un bianco abbagliante, ha accompagnato il piccolo gruppo alla scoperta della città vecchia.
Parla un inglese molto corretto, cita spessissimo il re e la famiglia reale che vogliono far progredire il Paese e che generosamente favoriscono il restauro delle tante case che sembrano sempre un po’ inclinate, quasi pronte a cadere. Hanno imposte di legno inciso e intagliato, ampie, traforate perché passi l’aria e dall’interno si possa vedere senza essere visti. Sono costruite in pietra corallina con inserti di assi di legno.
Non vedo bar e ristoranti, solo botteghe di tessuti o saponi o spezie; le donne sono quasi tutte completamente velate, si fermano in gruppo a parlottare fra loro, ci guardano con curiosità.
Tutte abbiamo spalle e ginocchia coperte. La guida ci invita anche a entrare in due case private, dove ci accolgono uomini fascinosi che ci offrono datteri e acqua, seduti su panche alte, coperte da stuoie e tappeti.
 

 
Siamo entrati in questa parte della città, di fronte al porto, attraverso un ampio varco fra le mura antiche, dopo aver percorso in pullman la corniche, una specie di lungomare la cui maggiore attrazione, secondo la guida, è la bandiera più grande del mondo.
Il fascino delle vecchie case mi colpisce, ci sono angoli in cui vengono esposte opere d’arte, un numero impressionante di gatti si rincorre tra i nostri piedi.
Sulla nave siamo poco numerosi, ci viene misurata la temperatura davanti al ristorante, al teatro, all’uscita; siamo invitati a disinfettare o lavare le mani; tutti portiamo la mascherina, che togliamo solo al momento di mangiare. I tavoli si usano in maniera alternata, così come le poltrone dei tanti bar e quelle del teatro.
 
La nave è bellissima, di nome e di fatto. Si chiama Bellissima: gli arredi, i pavimenti, le pareti virano verso il grigio, il blu, l’amaranto. Il personale è semplicemente perfetto.
Ho occasione di parlare con il Guest Relations Manager Alfredo Martino: mi racconta i problemi causati dalla pandemia e tutti gli sforzi fatti perché la crociera rimanga comunque, per i passeggeri, un’oasi di pace, di relax, di divertimento, in sicurezza e nel rispetto delle regole anti-covid.
Io lo ringrazio della disponibilità e della cortesia, suggerisco però che la Compagnia favorisca l’uso di Internet rendendolo meno costoso.
Chi come giornalista deve mantenere il collegamento con il mondo esterno si aspetta un po’ di attenzione!
E siamo solo al primo giorno!

(Continua mercoledì prossimo)


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Anita 05/02/2022
Grazie di cuore, Luciana, di questa condivisione!
Guardo curiosa questo angolo di mondo e respiro atmosfere assai lontane attraverso i tuoi occhi e le tue parole! Ci fai un dono prezioso!
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