Home | Festival Economia | 2009 | Terza conferenza stampa: Burda, Ellingsen e Fitoussi

Terza conferenza stampa: Burda, Ellingsen e Fitoussi

«Avevate previsto la crisi?» - Burda ed Ellingsen: «No.» Fitoussi: «Beh...»

image

Lella foto, Fitoussi.

Oggi abbiamo posto la solita domanda «avevate previsto la crisi?» a tre personaggi di tutto rilievo e che abbiamo ascoltato piacevolmente: Michael C. Burda, Tore Ellingsen e Jean Paul Fitoussi.
Burda insegna alla Humboldt University Berlin. Opera più o meno in tutto il mondo occidentale ed è specialista nel passaggio economico dal sistema socialista a quello occidentale.
Ellingsen insegna alla Stokholm School of Economics. Esperto in economia della organizzazione, microeconomia e nella «teoria dei giochi».
Fitoussi è professore di economia all'istituto di studi politici di Parigi e presidente dell'Osservatorio Francese per la congiuntura economica.
«Prendiamo atto che le vostre specializzazioni sono fortemente specializzate. - Premettiamo. - Ma vorremmo lo stesso chiedervi se avevate previsto la crisi.»
Ci hanno risposto volentieri, a più riprese, man mano che venivano loro in mente ragioni anche più articolate. Noi le raggruppiamo nella maniera che segue.   
 
Burda ci ha risposto dicendo che il mondo dell'economia non vede molto bene le «Cassandre», termine questo usato molto spessi in questi giorni. Ricordiamo che nella mitologia greca Cassandra era stata condannata dagli dei a predire le disgrazie che si sarebbero abbattute sull'umanità, ma «senza essere creduta». Un nome dunque particolarmente azzeccato.
«Un economista che predice una crisi non lo vuole nessuno. - Ricorda Burda. - Non viene ascoltato, non riceve incarichi. Viene evitato. Non trova spazio sui giornali. Non riceve il Nobel.»
Una ammissione davvero illuminante.
«Insomma, non c'è nulla di più pericoloso per il mercato che parlare di crisi. - aggiunge. - E visto che non faceva parte dei miei incarichi, ho evitato accuratamente di parlarne. Quindi la risposta è NO, non ho previsto la crisi.»
Quello che ha detto ci ha colti di sorpresa e abbiamo insistito affinché insistesse sull'argomento.
«Non è un segreto che il presidente di Deutsche Bank - precisa allora, - abbia detto al suo staff Voglio uno spread del 25 percento!. A guardare i colleghi americani che guadagnavano il 20 percento, ben sapendo che si trattava di pura speculazione che prima o poi si sarebbe quantomeno fermata, anche lui si era adeguato. Era evidente che sarebbe saltato il banco, ma intanto quello che contava era arraffare.»
 
Ellingsen ha palesato la sua posizione sulla falsariga del collega tedesco.
«La risposta breve è NO! - Risponde senza tentennamenti. - Mi si consenta però di dare anche una risposta estesa, perché non mi capita spesso. Io ho provato più volte a dire che sarebbe scoppiata la bolla. Ma sapete cosa succede nel nostro campo? La gente non gradisce sentire voci controcorrente, per cui quando ti accorgi che sei il solo a preconizzare cose spiacevoli, ti domandi se sia il caso di ululare alla luna. Ma credetemi, solo un economista su mille avrà parlato di crisi prima che scoppiasse. Non è stato ascoltato e, come ha detto il collega, è stato anche isolato. Guardate che ci sono i principali esponenti del FMI che non hanno mai assolutamente voluto che venisse presa in considerazione l'ipotesi. Io - ricorda, - ne avevo parlato in una pubblicazione nel 2005. Nessun giornale ne aveva voluto neanche accennare. Per cui - conclude, - la situazione è questa. Quando tutti gli economisti parlano di crisi, è perché ormai è scoppiata in pieno.»

Fitoussi ha parlato in italiano.
«Vede, che la crisi ci sarebbe stata, lo sapevamo tutti. Era inevitabile. - Ci dice con pacatezza. - Il difficile era prevedere quando sarebbe scoppiata. Quando si fanno i soldi così in fretta… Prima o poi salta tutto. Vorrei citare un aneddoto che mi è venuto in mente, perché può rendere l'idea dell'accaduto.
«Anni fa ho assistito a una trattativa tra un sindacato e un'associazione di imprenditori. Il sindacalista aveva detto che voleva semplicemente che i lavoratori da lui rappresentati ricevessero uno stipendio base pari a quello dei quadri. Ovviamente tutti si erano messi a ridere, perché ci sono dei parametri ben precisi al di fuori dei quali salta tutto. Mi pare ovvio il concetto.
«Poi, però, quando ci siamo accorti che tutti guadagnavano soldi a palate comperando e vendendo immobili, che le banche finanziavano queste operazioni senza preoccupazioni e che i banchieri anzi spingevano senza ritegno in quella direzione, non ci siamo messi a ridere. Eppure, era la stessa medesima situazione: al di fuori di certi parametri salta il sistema.
«Sì, - Conclude. - A ben pensarci, era prevedibile anche che tutto sarebbe saltato presto, dato che si era arrivati a guadagnare percentuali, come ha detto il collega, del 25 percento…»

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone

L'Autonomia ieri e oggi

di Mauro Marcantoni