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Politiche per l’ambiente: il tempo sta per scadere

Abbiamo solo trent'anni a disposizione per impedire l'innalzamento della temperatura terrestre di due gradi

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Un tetto al consumo dei combustibili fossili che ponga un freno al riscaldamento globale, porre fine allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, usare tecnologie pulite, non penalizzare i Paesi poveri che sono costretti all’uso dell’energia per crescere, investire per combattere il cambiamento climatico: sono alcuni, fondati, suggerimenti che Rick van der Ploeg, Docente a Oxford con interessi di ricerca su macroeconomia e finanza pubblica (in particolare per l’economia delle risorse naturali) e con lunga esperienza in ambito politico ha presentato oggi al Festival dell’Economia di Trento.
Secondo l’economista, che è stato anche Ministro per la scienza e la cultura dei Paesi Bassi, sono molti gli ostacoli che impediscono di attuare politiche efficaci a contrasto del cambiamento climatico.
Il tempo sta per scadere: abbiamo solo trent’anni a disposizione per impedire l’innalzamento della temperatura terrestre di due gradi, con le disastrose conseguenze che comporta, ha spiegato van der Ploeg: servono investimenti economici, ma anche un cambiamento sociale.
 
Oltre alla tassa sulle emissioni di anidride carbonica, che dovrebbe essere di gran lunga più alta di quella solitamente ipotizzata per funzionare efficacemente, sono necessari appunto maggiori investimenti (intorno all’1-2% del Pil di ogni Paese) e il fermo totale delle nuove estrazioni petrolifere: un terzo del petrolio dovrebbe rimanere nel sottosuolo, come l’80% del carbone.
Le previsioni portano a un picco dei consumi di queste fonti energetiche nei prossimi 10 anni, per poi ipotizzare un crollo, legato a diversi fattori che l’attuale pandemia ha accelerato.
La tendenza, però, nella politica di molti Paesi è quella di procrastinare le decisioni ambientali, inoltre non avrebbe senso intervenire solo in alcune aree del mondo, come ad esempio in Europa, mentre altri Paesi che non hanno intenzione di limitare le emissioni e i consumi ne trarrebbero solo vantaggio economico.
 
Serve dunque una soluzione globale, politiche ambientali adottate con sufficiente rigore e la consapevolezza che i Paesi più poveri non possono pagare per i più ricchi.
L’economista ha poi affrontato la grave questione della corruzione e delle lobby dello sfruttamento energetico, le problematiche dovute alla necessità di ampi spazi per lo sviluppo dell’eolico o del solare (suggerendo, ad esempio, all’Italia il posizionamento degli impianti eolici in mare), la negatività di certe politiche non risolutive di incentivazione, lo scetticismo riguardo ai cambiamenti climatici.
Su questo punto, stimolato anche dalle domande arrivate dal pubblico che seguiva l’evento a distanza, van der Ploeg, si espresso chiaramente, mettendo in guardia dalle fake news: «Siamo in un mondo dove le narrazioni valgono moltissimo», ha concluso, «ma la società deve cambiare perché il problema è planetario. Dovremmo chiederci cosa faremo quando vaste aree del nostro pianeta saranno desertificate.»
 

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