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Chi comanda in Europa? La Banche Centrali, la Germania, i Governi Nazionali?

Smaghi: «Si faccia avanti chi non si è mai fatto questa domanda...»

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Per Lorenzo Bini Smaghi, economista e presidente di Snam, l'Europa è un insieme di paesi che condividono alcuni poteri ma altri poteri non li condividono affatto: la crisi dell'Europa nasce dal fatto che non sono stati dati abbastanza poteri alle istituzioni comuni e poi dal fatto che alcuni poteri nazionali non sono stati esercitati al meglio.
Quale è quindi la sovranità da condividere? Per trovare un accordo bisogna partire dal presupposto che fino ad oggi le cose non hanno funzionato bene.
 
Un tema caldo di confronto è, per esempio, quello della vigilanza bancaria. I paesi che hanno usato male le loro prerogative sono quelli che sono andati peggio durante la crisi.
Non è tutta colpa dell'Europa quindi. La sovranità è fatta per decidere e se manca questa capacità si producono danni; anche il debito pubblico e privato sono frutto del rinvio di decisioni importanti.
 
La Banca Centrale europea ha avuto in questi anni un ruolo straordinario, come le banche centrali dei singoli paesi.
La Banca Centrale europea infatti, organismo indipendente, ha cercato di dare tempo ai governi dei paesi in crisi intervenendo a sostegno delle loro economie con i poteri che ha.
 
In questo momento di crisi le banche centrali sembrano avere molto potere, in realtà possono concedere solo tempo ai governi che hanno comunque la responsabilità di fare le riforme per non aggravare la crisi.
Marco Buti, direttore generale affari economici e finanziari della Commissione europea, ha ricordato l'attualità del tema dell'unione bancaria, che tocca il cuore e il nervo scoperto della sovranità nazionale e sul quale si incontrano resistenze.
 
C'è poi, ha aggiunto, la difficoltà nel gestire il sistema delle regole che stanno a monte dei rapporti tra istituzioni comunitarie e stati.
Asimmetrie informative e mancanza di fiducia sono i problemi principali mentre sono le riforme strutturali lo strumento fondamentale per uscire dalla crisi. Se uno guarda le raccomandazioni fatte all'Italia, ma anche a Francia e Germania, nota un approccio a tutto tondo ai problemi che non considera solo la disciplina fiscale o finanziaria.
 Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies, alla domanda su chi comanda in Europa, ha detto che, guardando alla stampa, la risposta dovrebbe essere una sola: la Germania, direttamente o attraverso le istituzioni europee.
 
Il tema vero invece secondo lui è chi obbedisce, chi segue le indicazioni che arrivano dall'Europa.
L'Unione europea, ha ricordato, è un insieme di stati indipendenti che hanno ceduto parte della loro sovranità attraverso regole complicate.
La Germania si trova in una situazione migliore perché in passato ha risparmiato e quindi ha più risorse degli altri paesi.
Sempre meno stati hanno però bisogno di finanziamenti esteri e questo cambia i rapporti di potere.
 
Si è chiesto: se gli stati non seguono le raccomandazioni europee quali sono le conseguenze? Chi decide sul futuro dell'euro? Per concludere che anche gli stati che non sono in regola o quelli che non hanno preso provvedimenti decisivi ad avere un ruolo molto importante; il futuro della moneta unica si deciderà anche in Italia e nei paesi che hanno bisogno di riforme profonde.
Hans Kundnani, direttore editoriale dell'European Council on Foreign Relations ha evidenziato che nel Regno Unito c'è una visione netta della sovranità: o ce l'hai oppure no.
 
Con la crisi, ha aggiunto, la valuta unica ha ampliato il potere della Germania e anche se oggi nessuno stato membro, da solo, può mettere in discussione le decisioni tedesche, questo diventa possibile in virtù di accordi e coalizioni. La Germania da sola, quindi, non può imporre la sua visione.
Possiamo auspicare, ha concluso, un progressivo allineamento tra interessi tedeschi e interessi degli altri paesi dell'Unione; c'è bisogno insomma di una vera unione politica in Europa.
 
Richard Portes, professore di Economia alla London Business School, si è dichiarato a favore dell'Europa e per questo ancora più dispiaciuto della situazione attuale.
Dagli anni '80 in poi, ha ricordato, la Commissione ha ceduto potere al Parlamento e al Consiglio e oggi c'è ancora molto da fare in materia di trasparenza e democrazia: se non si realizza un'unione politica è normale che si ponga il problema dell'egemonia di uno stato sugli altri.
 
Secondo lui oggi servono ancora le grandi risorse tedesche per ricapitalizzare il sistema bancario, per questo la Germania ha ancora un peso notevole nella politica dell'Unione europea.

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