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Unione europea: garanzia o rischio per la sovranità degli stati?

Andrew Moravcsik: «La crisi europea ci serve per capire i limiti dell’Unione Europea»

Globalizzazione, crisi e crescente interdipendenza sembrano mettere in pericolo, o almeno in discussione, la sovranità degli Stati nazionali dell’Unione Europea.
Sicuramente impongono di ridefinirla. È ciò che hanno cercato di fare gli studiosi di scienza politica Sergio Fabbrini (Luiss), Andrew Moravcsik (Princeton) e Kalypso Nicolaidis (Oxford) nel dialogo «Sovranità sotto tutela o tutela della sovranità? L’Unione Europea al tempo della crisi».
L’incontro si è tenuto nell’aula magna del Dipartimento «Facoltà di Giurisprudenza» dell’Università di Trento.
A introdurlo e moderarlo è stata Simona Piattoni (docente al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale e alla Scuola di Studi Internazionali dell'Università di Trento), che ha aperto il confronto chiedendo ai relatori di riflettere sul perché esistano delle interdipendenze così accentuate, su come i Paesi membri le stiano gestendo attraverso le istituzioni europee e su cosa possiamo e dobbiamo aspettarci come cittadini europei.
 
«Come scienziati politici sappiamo che la sovranità pare sotto tutela ovvero limitata» – ha ribadito Piattoni. Perché, se l’Unione europea è lo strumento che ci si è dati per gestire le interdipendenze, è anche il contesto all’interno del quale spesso i cittadini sembrano subire l’impatto di decisioni prese altrove, da altri.
Fabbrini, professore di Scienza politica e Relazioni internazionali e direttore della School of Government dell'Università Luiss-Guido Carli di Roma, dove detiene anche una cattedra Jean Monnet in European Institutions and Politics, ha descritto l’Unione Europea come una «democrazia composita» che unisce popoli e Stati e che fa ciò in modo innovativo.
Per lui il punto critico dell’Unione Europea è quello di essere in bilico fra una struttura sovranazionale e una intergovernativa.
«In Europa – ha precisato - non siamo solo interdipendenti, ma anche fortemente integrati». Questo significa che i problemi (dalla disoccupazione al debito) non si possano risolvere se non insieme agli altri.
«L’Unione Europea – ha ribadito – ha avuto il grande merito di tenere sotto controllo i nazionalismi».
 
Moravcsik, professore di politica e direttore del programma dell'Unione Europea presso la Princeton University's Woodrow Wilson School, ha insistito sull’importanza della convergenza delle politiche (a cominciare da quelle dell’istruzione).
Ha teorizzato in maniera coerente la natura intergovernativa dell’Unione, ha sottolineato i vantaggi per la qualità della deliberazione democratica degli Stati nazionali dell’essere inseriti in istituzioni multilaterali che apparentemente ne limitano la sovranità.
«La crisi europea – ha affermato - ci serve per capire i limiti dell’Unione Europea».
 
Kalypso Nicolaïdis, professore di relazioni internazionali all'Università di Oxford e direttore del Center for International Studies and the Department of Politics and International Relations, cosciente delle molte frontiere fisiche, storiche e culturali che ancora dividono l’Europa, ha teorizzato la possibilità di costruire una «demoicrazia», in cui più «demoi» possano convivere e imparare gli uni dagli altri.
Mentre «oggi nell’Unione Europea c’è un braccio di ferro tra gli Stati», come se uno volesse prevalere sugli altri.

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