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«Studenti trentini, coltivate i vostri sogni, cambiate l’Italia»

L’incontro di Agnese Moro con i rappresentanti della Consulta degli studenti

Gli entusiasmi di chi, negli anni ’70, sperava di cambiare il mondo, sono stati delusi: ma la disillusione dei giovani di allora non deve corrompere le speranze di chi oggi si affaccia alla partecipazione politica.
Questa l’analisi di Agnese Moro, a confronto con i rappresentanti della Consulta Provinciale degli studenti di Trento.
Riscoprire i propri sogni e perseguirli con coraggio è indispensabile per vincere il torpore sociale del nostro Paese.
«Il futuro appare come qualcosa di cupo per gli adolescenti italiani, che non a caso scelgono spesso di fuggire all’estero.»
Quali le soluzioni? Intanto, impegnarsi per creare occasioni che permettano ai giovani di superare i confini della propria individualità e praticare un confronto collettivo costante.
L’Italia non è un Paese per giovani, ma i giovani devono volerlo cambiare. È stata questa la riflessione principale che Agnese Moro, figlia dello statista democristiano assassinato dalla Brigate Rosse nel 1978, ha offerto al pubblico del Festival dell’Economia.
«Il fatto che moltissimi ragazzi, terminati gli studi, decidano di emigrare non è necessariamente un dramma. Fare nuove esperienze all’estero può essere importante per la propria formazione. E del resto l’Italia è un Paese triste, un po’ deprimente, per i giovani: altrove l’idea del futuro è molto meno cupa di quanto non lo sia qui da noi.»
 
Nel corso del dibattito organizzato dalla Consulta Provinciale degli studenti di Trento, Agnese Moro ha attribuito le responsabilità di questa stagnazione italiana in primo luogo agli adulti: le disillusioni di chi trent’anni fa credeva nella possibilità di cambiare il mondo agiscono oggi come ostacolo nei confronti delle speranze dei più giovani.
Sono i genitori, spesso, a scoraggiare gli entusiasmi dei propri figli.
«E invece dovete riappropriarvi dei vostri sogni, coltivarli e cercare di realizzarli, – ha detto Agnese Moro, rivolgendosi ai suoi interlocutori e spiegando come sia proprio questa rassegnazione diffusa a impedire una vera mobilità sociale basata sull’attivismo politico. – L’articolo 3 della Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Ma attenzione: spesso quei limiti siamo noi a fabbricarceli, creandoci degli alibi che giustifichino la nostra accettazione passiva del presente.
«È indispensabile creare delle occasioni che possano far uscire ciascuno dal guscio della propria individualità e riscoprire il valore del dialogo e del confronto collettivo.»
E anche per quanto riguarda la crisi occupazionale, Agnese Moro ribadisce l’importanza per i giovani di seguire le proprie aspirazioni: è attraverso la pratica delle proprie passioni che si possono trovare nuove opportunità di lavoro.
Un’ultima riflessione sulla ricorrenza odierna.
«L’unico patriottismo intelligente – ha detto la figlia di Aldo Moro – non può che passare per uno studio attento del nostro passato, per una piena comprensione della nostra storia».

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