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Krugman: «La disuguaglianza non è destino, ma una scelta»

Il Nobel 2008 chiude il Festival con un intervento in videoconferenza

Esiste davvero una contrapposizione tra efficienza ed equità?
Il premio Nobel per l’Economia 2008 Paul R. Krugman ne ha discusso in video conferenza oggi pomeriggio con Daniel Gros e Tito Boeri nell’ultimo confronto del Festival dell’Economia, che è servito anche per fare una sorta di riassunto dei tanti temi emersi nel corso dei 5 giorni della kermesse dello Scoiattolo.
Due i messaggi che escono dal Festival, come ha ricordato il direttore scientifico Boeri.
Le disuguaglianze esistono e a causa della crisi si sono accentuate, ma nel contempo, tutti gli autorevoli relatori, hanno sostenuto che non c’è niente di inevitabile e che possono essere individuati dei correttivi per migliorare la situazione, in primis intervenendo sul sistema educativo e poi anche attraverso strumenti di redistribuzione della ricchezza.
«Occorrono però – ha detto Boeri – proposte che siano attuabili.»
 
«La disuguaglianza non è un destino, ma una scelta – ha detto Krugman docente di economia e relazioni internazionali all’Università di Princeton – e possiamo fare molto per ridurla.
«Dobbiamo capire che il problema non è monodimensionale, le cause sono diverse e per affrontarle dobbiamo muoverci su diverse strade.
«I redditi – ha ricordato – negli ultimi anni sono cresciuti solo fra la classe media cinese e per l'1% della popolazione, ovvero i super ricchi.»
Il premio Nobel, parlando di geografia economica, ha evidenziato la possibilità di introdurre misure redistributive solamente in alcune regioni o in alcune città, che potrebbero essere un laboratorio di esprimenti.
«A volte – ha detto Krugmann – pensiamo che solo le soluzioni globali possano essere efficaci, ma forse non è così, ad esempio anche il trasporto pubblico locale può essere uno strumento di riduzione delle disuguaglianze, come dimostrano molti studi.»
 
Parlando delle questioni globali, Krugmann ha sottolineato che alcune aree geografiche europee più povere sono sottoposte alla competizione dei paesi emergenti.
«Credo che l’Europa – ha detto – dovrebbe essere più consapevole di queste dinamiche invece di fare politiche di austerità.»
Il premio Nobel ha poi affrontato la questione dei salari.
«Ci sono sempre più prove che dimostrano come i salari non siano determinati dal confronto fra domanda e offerta, ma che vi siano in realtà tanti fattori che ne influenzano la portata.
«È evidente che all’aumento di salario corrisponde anche un aumento di efficienza, che potrebbe compensare il maggior costo del lavoro.»
 
Infine la tematica dell’immigrazione.
«L’immigrazione può essere un modo per migliorare la vita delle persone. Ma ci vogliono delle limitazione.
«La libera circolazione del lavoro – ha detto – senza integrazione fiscale crea la possibilità di spirali verso il basso.
«Se molti i giovani se ne vanno da un paese, chi pagherà le tasse per sostenere le pensioni?»

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