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«Ricompensare i politici quando raggiungono buoni risultati?

Il Nobel per l'Economia 2000 Mc Fadden ha chiuso la nona edizione del Festival ponendo questa domanda e dando una risposta

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«Come allineare gli interessi dei politici a quelli della società?»
Questa l'impegnativa domanda posta dal Festival a Daniel Mc Fadden, premio Nobel per l'Economia 2000, in chiusura di questa nona edizione della grande kermesse trentina.
Al teatro Sociale, Mc Fadden, attualmente docente a Berkley e all'Università della California del Sud, ha iniziato la sua analisi dai limiti della democrazia rappresentativa nel controllare il lavoro dei politici e se necessario premiarlo, oppure «penalizzarlo» se operano male.
Ma se il voto è uno strumento insufficiente, come far sì che il politico venga da un lato incoraggiato a raggiungere certi obiettivi e dall'altro scoraggiato dallo scegliere strade che possono portare ad esempio alla corruzione, o comunque al perseguimento di obiettivi o interessi diversi rispetto a quelli concordati con il suo elettorato?
Le analogie con quanto avviene nel settore privato, con gli incentivi e gli strumenti di dissuasione esistenti ad esempio in una grande società per azioni.
 
«I politici dovrebbero essere pagati a seconda della loro performance? E dovrebbero ricevere dei bonus se raggiungono certi obiettivi difficili, ad esempio per quanto riguarda la crescita?»
Questa la domanda da cui Mc Fadden è partito: è giusto, quindi, considerare i politici alla stregua di manager?
In Italia la crescita stimata è di poco più dell'1%. Ma se invece il Parlamento si ponesse obiettivo di raggiungere un 2% di crescita entro il 2015 senza aumentare il debito pubblico? Se ciò avvenisse, l'Italia avrebbe 13,5 miliardi in più.
E se anche questo costasse diversi milioni di gratifiche pagate ai politici, il saldo rimarrebbe comunque negativo.
 
Molte persone saranno scandalizzate da questa ipotesi.
«E anch'io – ha detto Mc Fadden, – tuttavia, in generale, un progetto del genere si ripagherebbe da solo, con una crescita dell'occupazione, delle tasse, e una diminuzione dei sussidi erogati.
«Quindi, l'uso di incentivi economici ai politici potrebbe anche funzionare. Il rapporto che si delineerebbe fra politici ed elettori sarebbe simile a quello esistente fra agenti e loro datori di lavoro, per quanto il governo di un paese non può essere sovrapposto sic et simpliciter a quello di una grande corporation.»
A monte di ciò vi sono i limiti impliciti nella democrazia, sia sul versante del controllo dell'azione del politico attraverso il voto sia sul versante del controllo da parte del sistema giudiziario.
Ma il vantaggio principale della democrazia è quello di proteggere i cittadini dagli abusi di potere, e questo non va mai perso di vista.
 
Detto questo: gli incentivi economici potrebbero migliorare le performance dei politici?
La risposta del premio Nobel sembrerebbe essere sì, o perlomeno: è interesse del pubblico pagare nella maniera giusta i politici più capaci.
Non solo: un giusto incentivo economico mette il politico al riparo dalla tentazione della corruzione, o perlomeno dal perseguimento di interessi di parte.
Ci sarebbero quello politico, o ancora, limitare l'esercizio del diritto di voto ai cittadini più informati. Mc Fadden nella sua relazione si è concentrato però sul rapporto«di Agenzia», ovvero fra agente e anche altri strumenti per migliorare la classe dirigente o le stesse performance dell'elettorato.
 
Ad esempio selezionare meglio i candidati alla politica, o separare più nettamente il lavoro tecnico suo principale, simile a quello fra politico ed elettore.
«Ci sono due questioni da considerare nel contratto di agenzia. La prima è quella dell'azzardo morale. L'agente compie delle azioni a danno del principale, che non può controllarlo.
«La seconda è quella della selezione avversa, in base alla quale la moneta cattiva scaccia quella buona. Un buon contratto basato sulla performance economica dovrebbe costituire la risposta fondamentale a questo genere di problemi.
«In questo caso, se la performance dell'agente è buona, il suo compenso cresce. Un compenso basato sui risultati può anche essere un efficace antidoto alla corruzione.
«Ma bisogna dire che avere incentivi più alti non è di per sé sufficiente a rimuovere tutte le tentazioni. Ci sono anche politici che sostengono che la corruzione è il lubrificante del sistema.»
 
Il tema dei compensi basati sui risultati è controverso.
Come riconosciuto da Mc Fadden, ciò riguarda anche i compensi elevati nel settore privato.
Spesso si criticano gli incentivi perché distorcono essi stessi l'operato dei manager, li spingono a perseguire obiettivi di breve periodo trascurando quelli di lungo periodo, quando non a manipolare direttamente i risultati delle loro azioni.
C'è però comunque una correlazione positiva fra le retribuzione basate sui risultati e i risultati aziendali stessi.
Si può incentivare la politica nello stesso modo? Non è così automatico, anche per l'eterogeneità degli obiettivi che i politici sono tenuti a perseguire. Ma soprattutto, chi stabilisce il prezzo?
Tuttavia, pur fra molte difficoltà, è possibile pensare a valutare meglio l'operato dei politici,e la stessa appetibilità di un progetto pubblico, ad esempio ricorrendo ad agenzie specializzate o a «giurie economiche», a loro volta opportunamente incentivate.
Progetti come la diffusione del wifi o delle bici elettriche potrebbero essere decisi in questo modo.
 
 

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