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«La pandemia insegna ad investire di più nei servizi pubblici»

Cipolletta presenta il suo libro al Festival dell'Economia: «Dopo la crisi dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose e accettare anche gli sprechi»

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«Dopo le crisi i problemi restano gli stessi, ma cambiamo noi e il nostro modo di vedere le cose. E le crisi di questa prima fase del nuovo millennio necessitano di un nuovo sguardo.
«Abbiamo bisogno di una visione diversa del mondo e in questo senso credo sia utile ragionare di una nuova normalità, fatta non da cose diverse, ma da come ci rapportiamo ad esse.»
Lo ha detto Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime e Aifi, al Festival dell’Economia durante uno degli appuntamenti dedicati all’incontro con l’autore in cui del suo libro «La nuova normalità. Istruzioni per un futuro migliore» (Laterza) hanno discusso Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e la docente universitaria Simona Colarizi, coordinati dalla giornalista Tonia Mastrobuoni.
 
Cipolletta ha lanciato, prendendole dal suo libro, alcune sollecitazioni provocatorie a cambiare sguardo sulle cose.
A partire da quello sull’Europa che il presidente di Assonime e Aifi ha definito «una start up innovativa e l’innovazione è irrazionale sennò non sarebbe innovativa.
«Le nazioni nate nel 1700 erano irrazionali per gli Stati feudali precedenti. Dobbiamo affrontare i problemi assieme e serve una istituzione che tiene insieme gli Stati e sarà mobile e che cambierà e questa istituzione è l’Europa.»
 

 
Sul patto di stabilità, però, occorre avere un diverso approccio.
«Finora abbiamo detto che l’Europa va fatta da Paesi in equilibrio, ma anche la Germania ha squilibri interni molto forti, eppure sta insieme, – ha detto Cipolletta. – Va guardato al patto di stabilità in modo diverso, dobbiamo convivere con le differenze: la Grecia non sarà mai come la Germania.»
«Ricordiamo – ha aggiunto Cipolletta – che le disuguaglianze nei Paesi non si risolvono col sistema fiscale, ma con i servizi pubblici.
«L’importante è che lo Stato con le tasse racimoli quanti più soldi possibili, disturbando il meno possibile l’economia, fornendo servizi gratis a chi ha redditi bassi e a pagamento a chi ha redditi più alti. La crisi ha dimostrato che va investito in questi servizi pubblici come la sanità.»
 
Una delle lezioni è che occorre uscire dalla logica del solo «tagliare, tagliare e tagliare» ha detto Cipolletta che nel libro ha inserito un capitolo sull’«elogio dello spreco».
I servizi pubblici, cioè, vanno concepiti in modo che siano sovrabbondanti perché siano utilizzati da tutti e in eventi di carattere eccezionale non prevedibili.
Ci siamo trovati con una sanità tarata sull’uso medio che i cittadini ne fanno, ma arrivata la pandemia ci siamo accorti che servivano letti in più, personale in più.
Per alcuni servizi è necessario avere delle sovrabbondanze.
Anche il mercato ha delle sovrabbondanze e presuppone degli sprechi. Se li accettiamo nel mercato, li dobbiamo accettare anche nei servizi, senza che qualcuno se ne approfitti.
Ovviamente quando parlo di sprechi non parlo di malversazioni o furto.
 

 
E ha fatto un esempio.
«Nei servizi pubblici se ragiono da azienda, taglio un sacco di tratte.
«Nelle Ferrovie il treno che costa meno alle persone è quello che ferma in tutte le fermate, ma lo stesso treno è quello che costa di più alle Ferrovie.
«E se ragiono da azienda – ha concluso – io taglio e i cittadini si devono arrangiare, lo spreco in questo senso è libertà di accesso al servizio.»
Da parte sua la storica Colarizi ha sottolineato come «si sta arrivando a un’altra grande svolta nella vita globale, dopo le tre grandi crisi economiche del 2008, 2011 e 2020, con il dibattito caratterizzato dal rapporto tra Stato e mercato.»
Per De Bortoli si tratta di «un libro ottimista che fa una considerazione positiva sulla capacità di reazione del nostro Paese.
«Il messaggio importante che ne emerge è che la capacità di adattamento del Paese a eventi tragici è stata sempre superiore rispetto alle previsioni.»

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