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Oliver Blanchard: i mercati della salute e la salute dei mercati

Nel suo intervento (l’ultimo del Festival) Blanchard si è concentrato su due eventi nelle economie di mercato: le crisi economiche e la crescita della disuguaglianza


 
L'ultimo incontro di questa edizione del Festival, dedicata alla salute disuguale, ha avuto per protagonista Olivier Blanchard, economista del Mit e del Fondo monetario internazionale, introdotto da Tito Boeri, che ha sottolineato l'importanza dei suoi scritti anche per la formazione delle nuove generazioni.
Nel suo intervento Blanchard si è concentrato su due eventi cruciali nelle economie di mercato, le fluttuazioni (o crisi) economiche e la crescita della disuguaglianza.
Riguardo alle prime, ed esaminando anche la recente crisi originatasi dai mercati finanziari, la risposta è interlocutoria: non è possibile azzerare il rischio di nuove crisi provocate essenzialmente dal meccanismo dell'indebitamento, quello che si può fare è cercare di ridurlo al minimo ed attutirne gli effetti.
 
Per quanto riguarda la disuguaglianza, secondo Blanchard vi sono invece sufficienti strumenti per correggerla, ovvero per introdurre strumenti redistributivi della ricchezza, ad esempio per ridurre il divario fra l'1% con livelli di reddito elevatissimi e tutti gli altri (mediante la leva fiscale) o anche per tutelare i lavoratori che perdono il lavoro e aiutarli a ricollocarsi (con programmi di formazione adeguati). Molto dipenderà, di nuovo, dal ruolo della politica.
Infine, la disoccupazione tecnologica, creata dall'automazione: secondo Blanchard fino ad oggi i posti di lavoro creati ex-novo hanno sostituito quelli scomparsi.
Il futuro è, una volta di più, incerto. Molto dipenderà da chi «possiederà» i robot, ovvero da quanto la maggioranza delle persone potrà beneficiare dalla crescita della pervasività delle tecnologie.
La questione dei diritti di proprietà - e della relativa redistribuzione dei redditi - sarà fondamentale.
In sintesi: sappiamo cosa si può fare - tassazione, diritti di proprietà, formazione e riqualificazione della forza lavoro, lotta ai paradisi fiscali e così via - ma è più difficile dire se ci sarà la volontà di farlo e come questi strumenti verranno utilizzati dalle diverse forze politiche.
 

 
«È la mia prima volta a Trento – ha detto Blanchard in apertura, chiedendo anche un grande applauso per Tito Boeri – e trovo che questo Festival sia un evento incredibile.
«In tutte le sessioni a cui ho partecipato qui ho potuto imparare dagli altri relatori ma anche dal pubblico. Non c'è un altro luogo come questo al mondo.»
Blanchard ha poi proseguito la sua relazione, dedicata alla salute dei mercati e alla loro capacità di sopravvivere alle crisi, in particolare l'ultima, nonché alla crescita della disuguaglianza, e agli strumenti per contrastarla.
 
«Il capitalismo non è perfetto – ha detto, – ma vi sono meccanismi, come quelli dei prezzi, che permettono al pianeta di funzionare. Altri sistemi si sono rivelati peggiori.
«Nel campo della salute, ad esempio, sono possibili diverse opzioni, come accedere ad una assicurazione, che però può rifiutarsi di assicurare persone che non godono di ottima salute, il che non va bene.
«Anche il mercato dei brevetti, e il prezzo che esso fissa per i farmaci, a volte essenziali, evidentemente non funziona. Per non dire di temi come quello del surriscaldamento globale.»
 
«Venendo alle fluttuazioni, dagli anni 80 abbiamo cominciato a governare meglio l'economica. Le fluttuazioni si sono ridotte grazie all'intervento delle banche centrali sull'inflazione. Ciò ha funzionato abbastanza bene fino all'ultima grande crisi.
«In effetti – ha continuato – l'inflazione è stata tenuta sotto controllo, attorno al 2%, ma è sfuggito un altro elemento, quello del sistema finanziario. Era già successo altre volte, Minsky ci aveva avvisato, ma per molto tempo abbiamo trascurato questi aspetti.
«Ad un certo punto i governi hanno cercato di sostenere le loro economie accrescendo il debito pubblico, parimenti alla crescita di quello privato, fin quando ciò ha generato insicurezza nei confronti del sistema bancario, una forte crescita degli interessi ed infine l'esplodere della crisi.
«Ci chiediamo se succederà di nuovo. A mio giudizio potremmo ridurre le probabilità che ciò succeda. Azzerarle è poco plausibile, anche perché i decisori non dispongono degli strumenti necessari.»
 

 
Venendo alla disuguaglianza, se si guarda al benessere mondiale, essa si è indubbiamente ridotta. Ma ciò non ha immediatamente riflessi positivi all'interno di ogni singolo paese, perché ad esempio in un paese occidentale poco può importante che la disuguaglianza globale si sia ridotta grazie alla crescita della Cina.
Il problema maggiore però è un altro.
«Esiste un divario molto pronunciato fra profitti e redditi da lavoro. L'1% concentra sulle sue mani un reddito enorme, ad esempio i ceo delle grandi società, come la Microsoft.
«Possiamo fare qualche cosa? Sì. Ad esempio usare la leva fiscale. Ma se anche noi pagassimo i ceo la metà di quanto li paghiamo ora credo che continuerebbero a fare esattamente le stesse cose.»
 
In molti paesi è cresciuta la disuguaglianza fra salari e stipendi. In parte ciò è determinata dai livelli di istruzione o specializzazione, ma in Usa la disuguaglianza è aumentata mentre in Francia o in Uk no.
Di nuovo, le cose possono dunque cambiare in meglio.
«Krugmann ci dice che tutti i lavori sono a rischio, ad esempio per la diffusione dell'automazione. Ma ci sono molte cose che si possono fare. Ad esempio accrescere alla formazione, a vari livelli, non solo quella universitaria, anche la formazione professionale.»
A proposito del salario minimo, lo stato può compensare il livello troppo basso dei salari pagati dal privato ad un lavoratore la cui produttività è molto bassa.
È un problema, di nuovo, in primo luogo politico, tuttavia la strada è percorribile. Per quanto riguarda la ricollocazione di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro, si possono utilizzare strumenti di intervento diversi.
«Ad esempio l'assicurazione salariale (che copre il gap fra lo stipendio che il lavoratore percepiva prima del licenziamento e quello che viene a percepire con il nuovo lavoro, qualora sia più basso).
«In quanto all'automazione, nonostante negli Usa sia molto spinta, la disoccupazione è poco superiore al 4%.
«Quindi se molti posti di lavoro sono stati cancellati dai robot, altri ne sono stati creati. Il futuro sarà in gran parte determinato dalla loro proprietà e concentrazione.»
 

 
In definitiva, gli strumenti a disposizione ci sono, e sembrano essere anche piuttosto efficaci. Sta alla politica utilizzarli. Un problema che abbiamo di fronte è quello del populismo, che può portare all'uso di strumenti finanziari e fiscali non responsabili.

In chiusura il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, dopo avere salutato e ringraziato tutti i partecipanti all'edizione 2017 del festival dell'Economia, ha ricordato quanto accaduto ieri sera a Londra.
«Non abituiamoci mai a questo genere di cose. Continuiamo a dire il nostro fermo no e ad esprimere la nostra più piena solidarietà per le vittime della violenza e del terrore.»

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