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Rilanciata la fruizione di oltre un milione e mezzo di fototipi

Archivio fotografico storico della Provincia autonoma di Trento: le nuove Disposizioni

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Trude Fleischmann Bagnanti sul lago di Caldonazzo – Stampa su carta alla gelatina Sali d’rgento -1928.
 
L’Archivio fotografico storico provinciale, affidato alla Soprintendenza per i beni culturali, è un immenso contenitore di oltre un milione e mezzo di fototipi, suddivisi in 53 fondi che vanno dall'Ottocento fino ai giorni nostri, con scatti di centinaia di autori che hanno contribuito a scrivere la storia della fotografia trentina, tra cui Giovanni Battista Unterveger, i Fratelli Pedrotti e Flavio Faganello.
Si tratta di immagini raccolte fin dagli anni Venti per le esigenze di documentazione dell’amministrazione della tutela e cresciuti negli ultimi decenni grazie all’acquisizione di vasti archivi e collezioni, in rapporto con l’evoluzione normativa e l’interesse crescente per la fotografia storica come bene culturale.
In accordo con il Piano strategico di sviluppo della fotografia in Italia oggi la Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti ha approvato le nuove Disposizioni per l'accesso e la libera fruizione di questo patrimonio straordinario e del connesso disciplinare con le tariffe dei diritti di riproduzione.
 

 
Le novità, illustrate oggi dall’assessore Mirko Bisesti, dal soprintendente Franco Marzatico, dal direttore dell’Ufficio per i beni storico-artistici Luca Gabrielli e dalla funzionaria della Soprintendenza Katia Malatesta, rispondono a obiettivi di semplificazione, razionalizzazione e promozione dell’accesso all’archivio, da considerarsi, oltre che istituto di conservazione, anche e soprattutto centro di diffusione attiva del sapere.
«L’obiettivo – ha commentato l’assessore alla cultura – è quello di far conoscere il nostro patrimonio fotografico, renderlo fruibile, e valorizzare questo straordinario archivio composto di migliaia e migliaia di fotografie facendone sempre di più uno strumento di memoria, crescita e partecipazione”.
La Provincia per questa via interviene con decisione anche nel vivo del dibattito sulla liberalizzazione delle immagini del patrimonio culturale.
 

 
Le nuove Disposizioni, infatti, stabiliscono espressamente che la Soprintendenza provinciale potrà liberalizzare le immagini di fototipi conservati presso l’Archivio fotografico attraverso licenze aperte.
Le modifiche includono inoltre una sostanziale riduzione delle tariffe di riproduzione, resa possibile dall’avanzamento tecnologico, la programmatica cancellazione dei diritti di pubblicazione per ogni uso culturale e scientifico e una significativa limitazione degli oneri anche per gli usi strettamente commerciali.
Il provvedimento recepisce le valutazioni che negli anni scorsi hanno determinato, a livello nazionale, la modifica del «Codice dei beni culturali e del paesaggio», limitando le restrizioni alla circolazione delle immagini in accordo con l’appassionata battaglia culturale ingaggiata dal movimento «Fotografie libere per i beni culturali».
 

 
Il tema della liberalizzazione delle immagini come fattore di sviluppo del lavoro e dell’economia della cultura, nel quadro di ciò che viene indicato dal Recovery Plan, è un argomento di stringente attualità.
La rivoluzione digitale, le nuove tecnologie e i nuovi media hanno profondamente modificato e democratizzato i processi di produzione e circolazione della fotografia, condizionando le dinamiche di interazione sociale, i comportamenti e le modalità di autorappresentazione individuali e collettive, in parallelo con la diffusione della cultura della scienza aperta e dell’Open Access al patrimonio culturale.
 

Giovanni Nani Gadenz - Ritratto di due coscritti prima del servizio di leva - Ngativo su lastra di vetro - 1935.
 
Per questo anche l’Archivio fotografico storico provinciale si allinea alle buone pratiche internazionali orientate alla fruibilità, alla condivisione del sapere e alla libertà di espressione e circolazione delle informazioni, non solo tra gli studiosi di tutto il mondo, ma anche tra tutti i cittadini e a vantaggio di tante imprese culturali e creative, spesso giovanili.
Una prima convinta esperienza di liberalizzazione delle immagini di fotografie dell’Archivio è già in cantiere grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza e l’Ufficio stampa provinciale: a settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, una mostra virtuale gli renderà omaggio mettendo a fuoco il monumento che gli dedicò il capoluogo trentino proprio attraverso gli sguardi e le interpretazioni dei fotografi.
 

 
 Scheda  
L’Archivio fotografico storico provinciale ad oggi conta oltre un milione e mezzo di esemplari prevalentemente relativi al contesto trentino in tutti i suoi aspetti storici, ambientali, paesaggistici, antropologici, socioeconomici, culturali e di vita materiale; al vasto nucleo di fotografie di documentazione del patrimonio culturale provinciale si aggiungono archivi professionali di fotografi trentini e non, archivi fotografici cessati di istituzioni e altri enti, collezioni di fotografie e di cartoline. Il patrimonio è costituito da fondi di proprietà della Provincia autonoma di Trento e da fondi in deposito appartenenti a terzi.

Il materiale è suddiviso in 53 fondi di consistenza molto varia: da compatte collezioni di pochi pezzi, come le fotografie relative all’attività di spionaggio sulle montagne trentine svolta da Giuseppe Colpi nel clima irredentista, agli archivi professionali di fotografi e imprese familiari come lo studio Bosetti (294.000 unità), l'archivio Fratelli Pedrotti (115.000 fototipi), Flavio Faganello, Rodolfo Rensi (entrambi oltre i 400.000). Gli archivi di Faganello e del fotografo Luciano Eccher (130.000 unità) includono anche migliaia di fototipi storici da loro raccolti in qualità di conoscitori e avvertiti collezionisti.

Tra le collezioni di cartoline si segnala quella acquisita da Renato Mazzalai, tra le più complete e organiche per il territorio trentino, con oltre 16.000 pezzi stampati da centinaia di editori locali e dalle principali ditte transalpine.

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