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«Frammenti di vita» a Villa Lagarina

A Palazzo Libera la mostra fotografica di Gios Bernardi

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La mostra fotografica «Frammenti di vita» di Gios Bernardi, curata da Manuela Baldracchi e Paola Bernardi, è visitabile a Palazzo Libera fino al 24 febbraio.
Frutto della collaborazione tra il Comune di Villa Lagarina e l’Associazione FormatoArte, raccoglie scatti in bianco e nero che l’autore, medico radiologo, ha realizzato tra gli anni ’50 e i primi ’70 del secolo scorso.
65 foto che ricordano come eravamo e restituiscono «frammenti di vita» colti con intensa partecipazione.


Fotografie di strada che raccontano la condizione umana di fragilità, fatica, solitudine e malinconia, ma anche di sorrisi e speranza.
Il lavoro di Bernardi induce anche a riflettere su tematiche che si ripresentano con drammatica urgenza al giorno d’oggi.
Per Mario Cossali, intervenuto all’inaugurazione: «La gente della campagna, della montagna, dell’emigrazione non è più gente in queste foto. Ci troviamo davanti persone che diventano protagoniste nel loro anonimato, perché fanno parte di una storia e di un racconto, perché sono entrate nell’intimità dell’artista fotografo e attraverso il suo occhio anche nella nostra.»
Nella sua recensione intitolata «Il bianconero di una continua visione», Cossali approfondisce: «Gios Bernardi non si nasconde, vive con i suoi soggetti.»
Da una parte può anche condividere l’idea di fotografare propria di Edward Weston: «La fotografia è un modo di sviluppare se stessi, un mezzo per scoprirsi e identificarsi con tutte le forze basilari, con la natura, con la fonte.»
 
Ma dall’altra il suo forte istinto pittorico lo trattiene da una visione marcatamente passionale e scorre con lo sguardo amico sulla realtà cercando sempre l’interpretazione, la complessità del contesto tra ciò che appare chiaro e centrale e ciò che fa da sfondo più o meno distinto e descritto.
Per questo il ritratto di un uomo può essere il ritratto della solitudine o della speranza, la strada e la piazza diventano proiezioni di sentimenti e di attese, un muro o un filare contengono fatica e calore, i volti chiedono complicità quando sono felici.
Ma quello che è più importante a mio avviso e che segna questa fotografia è la volontà costruttiva dei particolari, che grazie alla saggezza spaziale del bianconero finiscono per reinventare la realtà stessa trasformandola, pittoricamente appunto, in una visione.
 
Per questo è fuorviante cercare per essa aggettivi legati a una critica scolastica: sociale, psicologica, paesaggistica, etnologica… Prende il volo da ogni angolo della vita, ma vola, non resta ferma a terra.
Come scriveva Roland Barthes: «Ora, ciò che io ipotizzo nella Fotografia non è soltanto l’assenza dell’oggetto, ma anche, sullo stesso piano e all’unisono, che quell’oggetto è effettivamente esistito e che è stato lì dove io lo vedo.»
«Barthes identifica in questo movimento addirittura una sorta di follia della Fotografia e ad esso non è certo estraneo nemmeno il Nostro, eppure noi ci sentiamo attratti dalla sua narrazione, dai tempi e dagli spazi che illumina, dai chiari e dagli scuri che dipingono la scena e che sembrano invocare la nostra partecipazione».
 
Gios Bernardi
Nasce a Bolzano nel 1923. Medico, specialista radiologo, da sempre con la passione per la fotografia, partecipa nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, a diverse mostre fotografiche a livello nazionale e internazionale.
Del 1962 è una sua personale, a cura di Lamberto Vitali, alla libreria d’arte e di architettura Salto a Milano.
Nel 2005 partecipa a Colonia a una mostra dedicata alla migrazione in Germania realizzata dal Kulturstiftung des Bundes, dal Centro di documentazione sulle migrazioni, dall’Istituto di antropologia culturale dell’Università di Francoforte e dall’Associazione d’arte di Colonia.
Oltre un centinaio di sue opere sono presenti nella collezione della nota galleria Keith de Lellis di Manhattan.
A ottobre 2015 lo Studio fotografico Rensi (Trento) dedica a lui e al padre una mostra dal titolo: «Carlo e Gios Bernardi. Dialogo tra padre e figlio attraverso l’arte.»
Nel marzo 2018 inaugura a Palazzo Roccabruna a Trento la personale «Frammenti di vita. 65 scatti di Gios Bernardi.»
Nel 1967 esce a Roma per i tipi di Editoriale Grafica il volume «Gente che va», a cura di Camillo Moser, frutto di un servizio fotografico realizzato nel Sud e nel Nord Italia, in Svizzera e in Germania per documentare l’emigrazione italiana, sue sono le foto e la redazione, le parole di Mario Bebber.
Il volume vedrà una seconda edizione ampliata nel 2009 presso Alcione Edizioni a Trento.
Del 2006 è la pubblicazione a cura di Keith de Lellis, di «Le strade. Italian Street Photography», edizioni Damiani.
 
Orari
mercoledì, giovedì e venerdì 14-18; sabato, domenica e festivi 10-18.

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