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L’Università di Trento perde il Professore Emerito Zuelli

In una delle sue ultime apparizioni pubbliche in città aveva detto: «Ho passato in Trentino molti anni, tutti dedicati agli studenti: sono loro la vera università

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Professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico per generazioni di studenti e studentesse.
Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche e preside della Facoltà di Giurisprudenza e poi rettore dell’Università di Trento dal 1990 al 1996 e dal 2010 professore emerito dell’Ateneo. Per diversi mandati era stato inoltre presidente dell’Opera universitaria.
Una delle sue ultime apparizioni pubbliche in città era stata nel novembre del 2014 quando, avendo lasciato da poco la guida dell’ente per il diritto allo studio, aveva ricevuto l’Aquila di San Venceslao dalla Giunta provinciale.
Alle espressioni di stima e riconoscenza nei suoi confronti, aveva replicato: «Ho passato in Trentino molti anni, tutti dedicati agli studenti: sono loro la vera università.»
Con la scomparsa oggi a Trento di Fulvio Zuelli se ne va un personaggio di rilievo per la storia dell’Università di Trento e per lo sviluppo del dialogo con la città.
Nato a Reggio Emilia, ma trentino di adozione, Zuelli ha avuto, infatti, un ruolo attivo nell’intessere rapporti di conoscenza reciproca e di collaborazione con la comunità locale e nel far incontrare ateneo e città in anni in cui diffidenze e tensioni erano palpabili.
Parlava con entusiasmo e orgoglio della trasformazione che aveva portato Trento a essere più aperta alle istanze studentesche, più bella negli arredi, più funzionale nei servizi.
 
C’è chi ricorda la sua soddisfazione alla consegna delle prime biciclette universitarie, un’iniziativa che anticipò tanti altri progetti di mobilità sostenibile che sarebbero seguiti.
Chi l’ha conosciuto descrive il suo tratto gentile, signorile, sobrio, la sua pacatezza, la capacità di ascolto, la sua dedizione al bene dell'istituzione.
«Con Fulvio Zuelli ho avuto fin da subito un rapporto positivo e cordiale» ricorda il rettore Paolo Collini.
«Arrivato a Trento da poco, ero entrato nel consiglio dell’Opera universitaria ai tempi in cui lui era presidente, nei primi anni duemila. Da allora abbiamo collaborato su vari temi ed è maturato un rapporto anche personale. Senza dubbio l’Università di Trento gli deve molto. Durante il suo rettorato l’Ateneo è cresciuto, si è sviluppato e si è aperto alla comunità locale. Lui con l’Università aveva un rapporto speciale che ha mantenuto anche dopo la fine del suo mandato. Era sempre attento, vigile. Seguiva la vita dell’università quasi come un nonno, a distanza ma sempre presente, senza mai essere invadente, con grande rispetto. Il suo interesse era genuino. Teneva all’istituzione, al suo prestigio, alla sua reputazione. Aveva a cuore il suo futuro. Era una persona vivace, sempre attiva e dinamica anche se molto riservata. Ho seguito con tristezza i suoi ultimi anni, quando la salute lo stava abbandonando. Rimane nel ricordo di tanti di noi che lo hanno conosciuto e apprezzato. E nella storia dell’Università di Trento.»
 
«Fulvio Zuelli è stato il protagonista di un pezzo importante della vita dell’Università di Trento» gli fa eco Daria de Pretis, chiamata alla Corte costituzionale durante il suo mandato di rettrice dell’Ateneo.
«Lo ricordo come direttore del Dipartimento, preside della Facoltà di Giurisprudenza, rettore per due mandati e presidente dell’Opera universitaria, sempre impegnato nella cura degli interessi dell’istituzione e particolarmente attento alle persone, fossero i colleghi o il personale amministrativo, e soprattutto agli studenti. Ne ricordo il tratto straordinariamente garbato e l’attitudine innata alla composizione e alla ricerca della concordia in tutti i contesti.»
Riprende: «I miei ricordi personali del professor Zuelli si affollano in questo momento molto triste. Per quasi quarant’anni è stato per me un mentore e un amico. Ci siamo conosciuti a Bologna quand’ero appena laureata e ho vissuto con lui i primi anni pionieristici e poi lo sviluppo della Facoltà di Giurisprudenza a Trento. Ricordo la sua vicinanza affettuosa e il suo sostegno nel momento in cui ho assunto a mia volta la carica di rettore; ricordo, dei suoi ultimi anni in Università, il giusto orgoglio con cui mi fece visitare il magnifico complesso di San Bartolameo che, come presidente dell’Opera, volle con forza e realizzò mirabilmente.»
Fulvio Cortese, attuale preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo, commenta: «Non abbiamo perso soltanto un autorevole emerito e uno stimato rappresentante della nostra comunità, ma abbiamo perso soprattutto un esempio di dedizione istituzionale e di dialogo».

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