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A 80 anni dalle leggi razziali: l'Ateneo di Trento ricorda

Mercoledì 5 dicembre si terrà a Lettere un incontro per fare memoria e per riflettere

Nel settembre 1938 in Italia vennero promulgate alcune leggi che tra l’altro misero al bando dalla vita civile gli ebrei e portarono all’espulsione di studenti e docenti dalle università del Regno.
Ciò colpì un gran numero di persone e comportò anche una gravissima perdita per la cultura e per la scienza italiane.
Per approfondire la questione in Ateneo è stata organizzata una conferenza, aperta alla comunità universitaria e cittadina, che si terrà mercoledì 5 dicembre alle 17.30 a Palazzo Paolo Prodi, aula 7 (Trento – Via Tommaso Gar, 14).
Sono stati invitati Angelo Guerraggio (storico, ordinario di Matematica, Università Bocconi, Milano) e Michele Sarfatti (storico, Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea CDEC, Milano).
 
Guerraggio e Sarfatti sono due studiosi che hanno a lungo riflettuto su quel periodo e sull'impatto delle leggi razziali e sono autori di un’ampia pubblicistica sul tema.
Promotori dell’iniziativa «A 80 anni dalle leggi razziali: l'Ateneo di Trento ricorda» sono tre professori di UniTrento: Massimo Giuliani (del Dipartimento di Lettere e Filosofia), Claudio Fontanari e Augusto Visintin (entrambi del Dipartimento di Matematica).
L’iniziativa è stata poi fatta propria dall’Ateneo attraverso il sostegno del Senato accademico.
È anche per sottolineare questo aspetto che il rettore Paolo Collini porterà il saluto di apertura.
«Il fascismo aveva abbracciato l'antisemitismo di stato propugnato dalla Germania nazista.
 
Le leggi razziali dell'autunno del '38 colpirono la minoranza italiana di fede ebraica, che venne allontanata dalla vita civile in quanto «di razza ebraica».
L’espulsione di studenti e docenti ebrei da scuole e università colpì tanti innocenti e finì per danneggiare gravemente la scienza e la cultura italiane.
Poi vi furono la guerra, le deportazioni, la detenzione nei lager nazisti, lo sterminio» affermano gli organizzatori.
«Vogliamo ricordarlo in Ateneo perché l'università italiana subì l'espulsione delle sue menti più brillanti e vide anche il servilismo e la complicità interessata delle sue gerarchie. Lo facciamo tramite l'intervento di due illustri storici perché memoria e conoscenza devono essere processi continui, mai conclusi. Solo così si potrà ostacolare il ritorno dell'antisemitismo e di altre ideologie aberranti» spiegano.

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