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Crisi di Governo, prima fase: fiducia dalla Camera

Conte cede sui servizi segreti, migliora il Recovery plan, ma niente MES – Esclude ogni accordo con Italia Viva, ma si aspetta soccorsi fuori dalla maggioranza

La prima delle due parti della sceneggiata in corso sulla crisi di governo si è consumata alla Camera dei deputati con un’ampia maggioranza che ha dato fiducia a Giuseppe Conte.
La seconda parte va in scena domani in Senato, dove non ha i numeri per la maggioranza assoluta.
Il discorso fatto da Giuseppe Conte sembrava carico di risentimento nei confronti di Matteo Renzi che lo ha messo in difficoltà, protestando l’incomprensibilità dell’iniziativa.
«Confesso di avvertire un certo disagio, – ha detto. – Sono qui oggi non per annunciare nuove misure di sostegno per i cittadini e le imprese, non per illustrare la bozza ultima, migliorata del Recovery Plan, ma per provare a spiegare una crisi di cui immagino i cittadini, ma, devo confessarlo, io stesso, non ravviso alcun plausibile fondamento.»
 
Poi ha continuato.
«Questa crisi di governo ha aperto una ferita profonda all’interno della compagine di governo e tra le forze di maggioranza, ma ha provocato - e questo è ancora più grave - anche profondo sgomento nel Paese.
«Questa crisi rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha già fatto salire lo spread, ma ancor più perché ha attirato l’attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere.
«Arrivati a questo punto non si può cancellare quel che è accaduto o pensare di poter recuperare quel clima di fiducia e quel senso di affidamento che sono condizioni imprescindibili per poter lavorare, tutti insieme, nell’interesse del Paese.»
D’altronde, questo è il gioco della democrazia. Non si possono imporre le proprie idee e se qualcuno non le condivide lascia la maggioranza.
 
Nel corso del suo intervento ha anche fatto una gaffe, mettendo sullo stesso piano di alleati fondamentali dell’Italia sia gli Stati Uniti che la Cina. Nel dibattito che è seguito, Zingaretti ha provato a migliorare la sostanza delle sue affermazioni, ottenendo però l’effetto di evidenziatore.
Giuseppe Conte ha precisato che non vuole avere più nulla da spartire con Italia Viva e si è rivolto all’emiciclo per invocare l’appoggio degli uomini di buona volontà.
Senza nulla avere contro il premier, a noi sembra piuttosto irrituale che un Presidente del consiglio cerchi di attingere appoggi da partiti fuori della maggioranza.
 
Negli interventi che sono seguiti nel pomeriggio, il più accalorato è stato quello di Giorgia Meloni.
«Avvocato Conte – ha detto, – stamattina mi sono vergognata per lei, non solo per quell’aiutateci che tradiva la sua disperazione, ma per il mercimonio che ha inscenato in quest’Aula, nel tentativo di dare una profondità a quella supplica.»
Poi la leader dei FdI ha ricordato come il Presidente della Repubblica debba tener conto che una maggioranza non può essere raffazzonata.

Vittorio Sgarbi ha accusato Conte di essere un trasformista, dato che è riuscito ad avere la fiducia da due maggioranze diverse cancellando oggi decreti firmati ieri.
«Quando Salvini se n'è andato – ha osservato Sgarbi, – noi pensavamo che se ne sarebbe andato anche lei. E invece, con un numero acrobatico è rimasto, sostituendo se stesso per poi sostituire la Lega con il Pd. Questa è l’Italia dei due Matteo.»
E ha concluso: «Ora lei continua a rimanere, complimenti! Lei rimane e l'Italia se ne va».
 
Conte ha ottenuto dalla Camera una maggioranza abbastanza solida, anche perché i deputati di Italia Viva si sono astenuti. E anche questo è un mistero.
Domani, martedì, Giuseppe Conte andrà in Senato a ripetere l’intervento. Per ottenere la fiducia dovrebbe ricevere 161 voti. Secondo il pallottoliere, ne ha 155. Il che gli porterebbe la maggioranza relativa e non più assoluta.
Non sappiamo se a Mattarella basti questo risultato. Ma questa è un’altra storia, una terza puntata che conosceremo nei prossimi giorni.

GdM

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