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Mario Draghi ha concluso la prima tornata di consultazioni

Sta costruendo una maggioranza attinta anche tra forze solitamente incompatibili e questo fa storcere il naso a qualcuno

Mario Draghi ha terminato le consultazioni, ottenendo l’appoggio di una grande maggioranza. Partito Democratico, Italia Viva, Forza Italia e Lega hanno dichiarato il proprio sostegno.
Salvini, che si era recato da Draghi con qualche incertezza, è uscito soddisfatto dall’incontro. È perfino diventato europeista convinto.
Leu, che dapprincipio si era dichiarato a favore di Draghi, trovandosi dalla stessa parte di Salvini, ha deciso di ripensarci rinviando la decisione alla luce del programma di governo.
Anche all'interno del PD c'è del mal di pancia per questo, ma roba da poco.
 
Il Movimento Cinque Stelle si è dichiarato a disposizione di Draghi, grazie all’intervento personale di Beppe Grillo che ha deciso di prendere in mano la situazione guidando la delegazione. Resta la contrarietà di un certo numero di grillini, il cui numero sarà noto in parlamento alla votazione.
Anche Conte si è mosso per raccogliere l’appoggio dei pentastellati e portarlo in dote a Draghi, proponendosi per la prima volta come leader politico del movimento.
Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia ha detto no, ma non ha escluso di astenersi alla luce del programma e si è riservata di approvare le iniziative che riterrà giuste.
 
Va detto subito che i politici che storcono il naso a vedersi alleati di formazioni solitamente antagoniste, al punto di ripensare se sia il caso di mantenere o meno il proprio appoggio a Draghi, non hanno capito molto della situazione che il presidente incaricato sta mettendo in piedi.
Non si tratta di cercare una maggioranza in grado di sostenere politicamente il governo che sta per nascere, il cui appoggio viene dato per scontato, ma di approvare o respingere le varie proposte che l’esecutivo proporrà di volta in volta al Parlamento.
Non è dunque il momento delle ideologie, ma del buonsenso. Buonsenso che dovrebbe emergere ogni volta che la Camera o il Senato dovrà decidere per un sì o per un no.
 
A questo punto Draghi ha in mano le carte per decidere il gioco, che riprenderà lunedì consultando le parti sociali. Anche in questo caso non si tratta di ottenere un appoggio politico, ma di conoscere le varie istanze entro le quali il nuovo governo dovrà cercare di agire.
Draghi farà poi un altro giro di consultazioni nella giornata di martedì, verosimilmente per concordare la rosa di ministri che intende portare nel proprio governo.
Infine mercoledì 10 febbraio dovrebbe salire al Quirinale per sciogliere la riserva. Solo allora andrà in Parlamento a presentare il governo e chiedere la fiducia.
E, da lì, si recherà a Palazzo Chigi a iniziare il lavoro più impegnativo della sua vita.

GdM

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