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Elezione del Presidente della Repubblica, ancora niente

Bruciata la Casellati, tutto è rimesso in discussione. Le baruffe Chiozzotte continuano

Stamattina il Centrodestra ha messo in gioco la propria candidata migliore, la presidente del Senato Maria Casellati, è l’ha bruciata.
E anche malamente, dato che non è riuscita a prendere tutti i voti della coalizione che la sosteneva: 382 anziché 453.
Per essere la seconda carica dello Stato (il presidente del Senato è anche vice presidente della Repubblica), potremmo dire che la carta Casellati è stata giocata male.
Il Centrosinistra comunque farebbe bene a dire perché non ha voluto sostenerla.
È stata anche criticata per essere rimasta al suo posto a leggere le schede che riportavano il suo nome, ma ricordiamo che questo avvenne anche con Fanfani (che non ce la fece) e Scalfaro (che fu eletto).
 
Archiviata la pratica Casellati (avrebbe voluto ritentare, ma Berlusconi l’ha stoppata), le forze politiche hanno ripreso i voli pindarici per trovare una soluzione che non sono in grado di trovare.
Bruciata la donna più titolata, Salvini e Conte hanno rinnovato lo slogan «Una donna al Quirinale». E visto che la seconda donna in lista era Elisabetta Belloni, si è subito opposto Renzi. «Non esiste che il capo dei servizi segreti vada a fare il Presidente della Repubblica.
Quindi le carte in questo momento vedono Draghi (sempre ultima ratio), Casini e Amato.
Il problema di Casini è che la Meloni non lo vuole per niente. Per questo in molti hanno telefonato a Berlusconi per convincerlo a fare lo strappo nel centrodestra e dare il via libera a Casini.
Su Amato ci credono in pochi.
 
Insomma, ci si trova in un cul de sac, come c’era da spettarsi da un Parlamento che noi abbiamo sempre definito «minore». I leader importanti sono fuori gioco: Berlusconi non sta bene, Salvini conta troppo poco, Draghi non è un politico.
E così dobbiamo assistere ancora alle baruffe chiozzotte tra Salvini, Conte, Letta e Meloni.
Ci domandiamo come faccia Draghi a tenere insieme una maggioranza così eterogenea e litigiosa come quella che lo sostiene. Forse dovremmo dire che è Draghi a sostenere questa maggioranza, che i francesi definirebbero «drôle», cioè buffa.
E non vogliamo immaginare cosa potrebbe accadere se fosse proprio Draghi a salire al Colle, abbandonando così questo Parlamento a se stesso.
Domani è un altro giorno e vediamo se i nostri parlamentari crescono un po’.

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