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Monti e il dispotismo antidemocratico del «prendere o lasciare»

Il governo tecnico non deve rispondere all’elettorato e pertanto impone la sua linea senza trovare resistenze in un Parlamento che teme le elezioni anticipate

È drammatico quanto sta accadendo nel Paese in seguito alla crisi, ma soprattutto a causa della cura da cavallo voluta dal Governo Monti per superarla, su incarico del Presidente Napolitano.
Non solo si stanno riducendo alla povertà gran parte degli italiani, ma si sta anche ipotecando il loro futuro. Futuro che per i nostri figli già si presentava buio e privo di opportunità.
E la riduzione dei redditi provocata dall’esagerata pressione fiscale sta innescando una spirale perversa, perché farà calare l’imponibile a tutti e di conseguenza le entrate per l’erario, il quale dovrà così aumentare ancora le imposte indirette in sostituzione di quelle dirette.
 
Ma c’è dell’altro. Al dramma assurdo degli «esodati» (persone messe sulla strada da regole che un governo ha dato e che questo ha disdetto), adesso c’è quello dei debitori e creditori dello Stato che non possono pareggiare i conti per compensazione dare e avere.
Quest’ultimo è un problema assolutamente sottovalutato dagli osservatori, perché - a parte l'amoralità del fatto - è significativo di un aspetto poco noto ma inquietante: lo Stato ha deliberatamente rinviato i loro costi ai bilanci successivi.
 
Ci spieghiamo. Nella contabilità dello Stato si va per competenza di cassa e non per competenza di esercizio. Ci spieghiamo.
Nella contabilità di un’azienda, in un medesimo esercizio ci sono costi e ricavi, ivi compresi quelli che vengono maturati in tempi precedenti o successivi ma attirbuibili all'esercizio di riferimento. I crediti e i debiti sono parte integrante di un bilancio economico, perché altrimenti non si avrebbe una situazione contabile reale e veritiera. Ratei e risconti sono elementi delicati quanto necessari per formulare con precisione quasi scientifica il reddito prodotto.
 
Nella contabilità dello Stato invece, si va per competenza di cassa. Cioè ci sono solo spese e rendite effettive, quelle registrate dai flussi di cassa.
Tolti i fondi di riserva e altre partite previste dalla legge, dunque, il bilancio risponde a operazioni effettivamente avvenute nell’arco dell’anno preso in considerazione.
Un esempio. Se lo Stato mette a bilancio la previsione di ricavare entro il 2012 il corrispettivo del rinnovo della concessione dell’Autobrennero, ma lo incassa nel 2013, si trova un ammanco di cassa per la relativa voce di previsione per il 2012.
Ed ora portiamo l’esempio alla compensazione dei debiti dello Stato con i suoi fornitori.
 
Se lo Stato appalta oggi l’incarico di costruire 10 km di galleria, ma lo paga nel 2013, il conto non è a carico del 2012 ma del 2013.
Di qui la logica per cui se aziende e Stato dovessero pareggiare i conti con comode partite di giro, lo Stato si troverebbe costretto ad addebitare le spese all’esercizio in corso.
Se ben ricordate, il Presidente Monti è arrivato a pronunciare una frase che per i non addetti ai lavori ha potuto sembrare assurda e offensiva. Si rivolgeva a Maroni e ad Alfano, che l’avevano auspicata.
«È da irresponsabili – aveva detto Monti ai microfoni dei TG – predicare il pareggio per compensazione del dare e avere tra aziende e Stato.»
 
La gente si sarà chiesta che cosa ci fosse di tanto irresponsabile nel chiedere qualcosa di così logico, prima ancora che giusto.
Bene, adesso lo sapete. Si tratta di semplicemente di uscite che lo Stato vuole contabilizzare nel prossimo bilancio.
Quindi, per Monti non si tratta di disprezzo nei confronti dei contribuenti (all’apparenza considerati inferiori allo Stato quanto a diritti), ma di semplice indifferenza nei confronti dei problemi degli altri, dettata dalla Ragion di Stato che nella manovra ha messo anche i soldi dei creditori.
E a quanto ammonteranno questi debiti impegnati, che poi cadranno anche nell’esercizio in cui Monti non sarà più Presidente? Chissà. Ma… è più angosciante saperlo o non saperlo?
 
Il quadro è davvero poco esaltante? Beh, la cosa è più brutta di quanto si possa immaginare.
Sì, perché un imprenditore che non incassa i crediti dallo Stato e a causa di ciò non riesce a pagare i contributi e pagare il fisco, non può più partecipare ai pubblici appalti. Questa è la legge: senza Durc (il certificato col quale l'INPS dichiara che l'imprenditore è in regola) niente da fare.
Assurdo? Becchi e bastonati? Riusciamo ora a comprendere la ragione di tanti suicidi? I quali magari lasciano lo stesso indifferenti la gente comune, i politici, gli uomini di Stato, ma certamente meritano il rispetto di tutti.
E magari le scuse da parte di un Governo che riesce a imporre le cose con il principio del «prendere o lasciare», dove il prendere è il carico di imposte e il taglio di spese, mentre il lasciare è l’andare a elezioni anticipate.
 
Questa è la logica di un governo tecnico non eletto dal popolo ma solo fiduciato dal Parlamento: non dovendo rispondere all’elettorato, non gli importa nulla delle conseguenze politiche del proprio operato.
Sappiamo infatti, per sua propria ammissione, che Monti non candiderà al termine del mandato.
E il Parlamento, che invece è stato eletto dal popolo, perché non fa nulla per fermare il maglio del Professore?
Perché se sfiduciasse il governo si andrebbe a elezioni anticipate, in un momento in cui i sondaggi dimostrano solo che nessuno è sicuro di vincere.
 
Guido de Mozzi
g.demozzi@ladigetto.it

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