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«Sicilia: un'isola verso la deriva» – Di Giuliasofia Aldegheri

Quest'oggi è un giorno che molti non esiteranno a definire triste per le rappresentanze politiche e, soprattutto, per la democrazia

Sin dalle dimissioni dell’ex governatore Lombardo é apparsa chiara l'importanza del voto in una regione quale la Sicilia, soprattutto in considerazione della peculiare cadenza temporale che ha reso, questo appuntamento elettorale, il primo vero banco di prova per le forze parlamentari dopo l’insediamento dell’esecutivo guidato da Mario Monti.
Il risultato elettorale, che si è delinato nelle ultime ore conferma la rilevanza di questa tornata elettorale e del chiaro messaggio inviato dalla società italiana al mondo politico.
 
In questo anno, trascorso velocemente tra grandi sacrifici e scandali politici, ha preso piede sempre più un movimento - quello 5 stelle di Beppe Grillo - capace di dar voce alla frustrazione della gente e di accendere il dibattito sul natura del proprio fenomeno, tanto venir etichettato al contempo sia quale drammatica conseguenza di stampo populista alla crisi della politica e dei partiti sia quale unica e possibile soluzione ai problemi che affliggono la società e l’economia del nostro Paese.
Tale notorietà, conquistata a colpi di slogan scanditi da Grillo in ogni sua apparizione pubblica, pare aver dato i suoi frutti.
 
E, infatti, leggendo i risultati usciti dalle urne della più estesa regione d’Italia due appaiono i vincitori: l’astensionismo e Grillo - nonostante l'elezione del candidato della coalizione PD -UDC, Rosario Crocetta.
Il primo, l'astensionismo, superando una soglia psicologica, quella del 50% di non votanti, non può non far riflettere sulla sfiducia dei cittadini italiani nei confronti della politica.
Il secondo - fino a poco tempo fa praticamente assente sull'isola - non può non agitare i sogni dei leaders di partiti «tradizionali», avendo assunto il "ruolo" di primo partito dell'isola.
 
E, infatti, al di là di ogni considerazione circa l’appeal della figura del comico genovese, questi incredibili risultati manifestano l’attuale inadeguatezza dei partiti a comprendere la pancia della gente, il bisogno del cittadino comune di sentire la politica vicina ed impegnata a combattere una crisi - valoriale, economica e sociale - mai tanto grave dal secondo dopoguerra ad oggi.
Di qui il chiaro messaggio che oggi la Sicilia lancia al Paese: in assenza di una chiara inversione di tendenza che ponga i veri problemi del Paese al centro del dibattito politico, che ricerchi e trovi delle soluzioni ai problemi dalla società reale, allontanando gli echi dei più recenti scandali di cui è macchiato il mondo politico, la deriva verso un dannoso populismo esasperato pare inarrestabile.
 
Grillo non é un politico, non è un tecnico, è un uomo che non convince con la logica schiacciante di argomentazioni politiche e filosofiche ma che basa tutta la propria orazione sull'istigazione della folla a partire dal malcontento dilagante.
In questo senso ecco che i gesti e la figura dell'uomo divengono parte integrante di ciò che rappresenta il movimento.
 
Quello che perciò, fino a pochi mesi fa, sembrava soltanto un movimento di pochi è oggi un termine di paragone imprescindibile con cui confrontarsi razionalmente, con programmi, idee chiare e credibili evitando ogni rischio di reazioni irrazionali ed incontrollate.
A caldo l’odierna sconfitta potrebbe, difatti, comportare una ulteriore disgregazione delle forze politiche, impegnate in un difficile processo di rinnovamento: ciò potrebbe costituire un vero e proprio suicidio elettorale, capace di tradursi in un decisivo - e difficilmente colmabile - vantaggio per Grillo e per coloro mirano ad ottenere un consenso fondato su slogan e false promesse destinate - nella migliore delle ipotesi - a venir disattese.
 
Da questa prospettiva il M5S pare avere proficuamente studiato la storia politica italiana degli ultimi decenni, anni in cui spesso le elezioni sono state vinte promettendo l'impossibile.
Per arginare tale deriva, capace di compromettere il delicato e fragilissimo tentativo di risalita del sistema paese, pare oggi necessario alla politica un solo rimedio: riconquistare il contatto con la realtà e parlare alla gente col linguaggio dell'onestà.
 
Proprio le false speranze offerte ai cittadini sono state uno dei pilastri della crisi istituzionale che ha determinato quello spaventoso tasso di astensionismo.
Le elezioni politiche sono alle porte ed il tempo a disposizione per riparare agli errori del passato non è molto, tuttavia proprio a partire da una forte autocritica sarà possibile scongiurare voti avventati, di protesta, probabilmente autolesionisti.
 
I cittadini devono necessariamente recuperare fiducia nelle istituzioni ma perché ciò accada è necessario che le forze politiche si rinnovino nel profondo compiendo uno sforzo ulteriore verso quella coesione mostrata un anno addietro nella scelta di dar spazio ad uno governo tecnico, in quel momento storico, imprescindibile.
 
Giuliasofia Aldegheri

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davide 01/11/2012
Apprezzo la chiarezza con la quale finalmente qualcuno ha il coraggio di dire che, purtroppo per noi, l'astensionismo sia stato il vero vincitore di questa tornata elettorale....
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