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Intervista al candidato Premier di Casa Pound Di Stefano

«sovranità monetaria e le nazionalizzazioni sono le chiavi per la risoluzione della crisi»

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Giovani e patria sono i due elementi, come tanti altri, che erano presenti alla conferenza stampa indetta da Casa Pound a Trento.
La cornice è quella dello Sporting Hotel di Trento dove un folto gruppo digiovani avanguardisti di Casa Pound ha accolto il loro candidato Premier: Simone di Stefano.
La sua presenza nel capoluogo provinciale rappresenta un eccezione per via del fatto che sta raccogliendo tutte le energie possibili per la conquista della regione Lazio.
Trento e Bolzano rappresentano per lui un luogo simbolo da difendere. 
 
Voi vi considerate Fascisti del terzo millennio: perché vi considerate tali in una frase.
«È complicato dirlo in una frase. Noi ci rifacciamo completamente a ciò che il fascismo ha costruito in questa nazione in vent'anni che ha governato. Parliamo di costruzione sociale dello stato e dell'economia, ma anche partecipazione popolare alla vita dello stato. Il fascismo è stato anche una dittatura ma non necessariamente deve essere una dittatura.»
 
Cosa ne pensa del «Tornare a Itaca, appello a donne e uomini di destra» appello fatto da Veneziani la scorsa estate?
«Penso nulla infatti noi rispondemmo che la guardavamo da Sparta, che ci eravamo già passati. Su quali basi? Qui Casa Pound pone un programma che sostanzialmente propone all'interno della nazione la concretizzazione di quello che è la nostra dottrina, di cui si faceva riferimento prima ( si ricollega alla domanda precedente) che è il fascismo.
«È il programma di Casa Pound, attuabile in questa nazione senza dover passare attraverso la dittatura, divise e salti di cerchi di fuoco o altre cose. Lo possiamo organizzare e può essere la soluzione alla crisi. Attorno a questo programma e a questa visione si può discutere con chiunque, chi è distante da noi dal punto forte del richiamo al fascismo non può aver niente a che fare.
«Io non so se Veneziani, in qualche maniera, si possa definire fascista. Non posso dire la stessa cosa di Forza Nuova, forse abbiamo delle impostazioni totalmente diverse su delle tematiche che non sono sottili. Quando si parla di approccio laico alla visione dello stato, di separazione netta di quello che è la dimensione religiosa e di quella dello stato, noi non ci troviamo d'accordo con gli altri.
«Fiamma tricolore non è pervenuta, lasciamo proprio perdere visto che non è capace di autorinnovarsi. Non voglio colpire i militanti che si spendono anche loro sacrificando duramente all'interno di Fiamma Tricolore. Hanno un leader che è Luca Romagnoli che l'altro giorno era seduto davanti a me a Italia Domanda e mi ha detto di votarlo per la loro specchiata moralità.
(Sorride e ribatte)
Di cosa stiamo parlando? Lo hai un programma, una visione di cosa deve essere questo stato? Sulla base dei programmi possiamo essere alleati e parlare con tutti . Il problema è che se stai all'interno del centrodestra, ad esempio, per noi sei una persona che si schiera con una compagine antinazionale di cui non vogliamo aver nulla a che fare.
«Dialogo aperto con tutti i soggetti al di fuori degli schieramenti, siamo disposti a dialogare anche con Grillo. Figuriamo i se non siamo disposti a dialogare con Forza Nuova e con Fiamma Tricolore, però non possiamo essere una cosa sola e questo non ci può essere chiesto.»
 
Come si definisce Simone di Stefano e quindi a quale personaggio storico della destra italiana, non mettendo Mussolini, si ispira?
«Nessuno si può in qualche maniera rifare a Mussolini perché è unico e imitabile. Ne posso dire un altro? Pavolini nel senso che è stato uno squadrista della prima ora, un fascista rivoluzionario che partecipa alla parabola del fascismo dall'inizio alla fine ovvero dalla marcia su Roma fino alle estreme conseguenze.»
 
Come personaggio recente?
«Per noi il fascismo è il perno della nostra dottrina e a quel l'esperienza in qualche momento vogliamo riguardare. Gandhi e Malcolm X per come ha affrontato la tematica rispetto ad altri della segregazione razziale negli Stati Uniti.»
 
Almirante?
«No, nel senso che Almirante per carità sarà stato un grande uomo degli anni settanta, un grande oratore così come è la vulgata comune; però ecco non era un rivoluzionario visto che era inserito all'interno di un sistema e all'interno di quello è stato.
«Il movimento sociale, durante la sua segreteria, ha preso anche posizioni particolarmente reazionarie, non sono mai stati in grado di sintetizzare quella che era l'idea del fascismo e riproporla.»
 
Nel caso in cui Casa Pound dovesse entrare in parlamento: chi candidereste alla presidenza della repubblica?
«Sinceramente non ci ho pensato. No, non voteremmo nessuno.»
 
Ruotolo non le ha dato la mano, La giornalista di Rai 3 (Mariella Venditti) che la ha intervistata durante tribuna politica del 18 febbraio gliela ha data?
«Si, però non si è fatta fotografare. Però insomma me la ha stretta. Che poi alla fine mi ha detto che ho cose degli anni settanta, voi non eravate ancora neanche nati. Appunto! Il sottoscritto era un bebè negli anni settanta.
«Il comportamento di Ruotolo andava stigmatizzato a monte, poi i ragazzi gli hanno fatto la contestazione e lui ne ha fatto una querelle pubblicitaria per rubare voti a grillo, ormai l'estrema sinistra travolta dall'andata del 5 stelle non può che attaccare Grillo sul l'unica cosa su cui lo può attaccare: aver stretto la mano al sottoscritto.
«Il perno della propaganda dell'estrema sinistra è su Grillo che ha stretto la mano al sottoscritto e se loro la stringono o no.»
 
S.M.

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