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Elezioni concluse, il Paese è ingovernabile.

Bersani vince. Berlusconi è il fenomeno. Grillo è il primo partito. Monti delude

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Le votazioni politiche 2013 sono concluse, i risultati sono clamorosi. Ma il paese non è governabile.
Come si può leggere negli altri articoli che riportano i risultati, troviamo in testa la coalizione di Bersani, che però non è in grado di formare un governo, neanche con il premio di maggioranza.
Berlusconi è il vero fenomeno della tornata elettorale, perché è riuscito a fare una rimonta decisamente sorprendente quando tutti lo davano per finito.
Grillo è stato sorprendente, perché è riuscito a diventare il primo partito del paese (le altre formazioni sono delle coalizioni). Non riusciranno a mandare a casa nessuno, ma certamente potranno condizionare il quadro politico.
Monti ha deluso le aspettative, al punto che qualcuno denuncia chiaramente il flop. I risultati migliori li ha avuti in Trentino. Merito certamente di Dellai, che però si aspettava di più.
 
Le considerazioni che nascono spontanee riguardano la governabilità del Paese.
Come avevamo detto più volte, nessuno sarebbe stato in grado di governare da solo. Ma viste le affinità dei leader, pare difficile farlo anche in due.
Gli unici politici avvicinabili ideologicamente sono Bersani e Monti. Ma ammesso che tra premio di maggioranza e reciproche sopportazioni si possa raggiungere la maggioranza alla Camera, il Senato non offre vie di scampo.
A dir la verità, la politica è sempre riuscita a tirar fuori il coniglio dal cappello, ma stavolta la vediamo brutta. I problemi cominciano adesso.
 
I Trentini eletti al Senato, dove c’è stata vera concorrenza, sono Franco Panizza (PATT – quasi il 50%), Vittorio Fravezzi (UPT – 45,5%) e Giorgio Tonini (PD – 44,2%). Li vediamno nella foto in basso.
Insomma, il «Triciclo» ha vinto dappertutto. E questo perché le tre formazioni sono riuscite a fare una politica di pragmatica collaborazione. La distanza che li separa dai propri concorrenti è davvero notevole.
Che sia di insegnamento nella formulazione della prossima legge elettorale.
 
  

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