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Presidenziali italiane, il PD è al collasso – Di M. Soliani

Con Marini il PD rischia di implodere trascinando con sé anche Bersani

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Francamente non sappiamo come siano arrivati a scegliere un nome così poco popolare come quello di Franco Marini, che sembra sgradito a tutti, a partire dagli elettori che non lo avevano mandato al Senato.
Eppure, questi sono i risultati della democrazia delegata.
L’accordo politico è stato tale da far risorgere il politico scomparso, alla barba del parere dei cittadini.
Solo che adesso il PD rischia una spaccatura superiore a quella che Renzi avrebbe potuto portare con la sua splendida mania di dire sempre quello che pensa.

Non è stato eletto, come tutte le previsioni del giorno precedente davano Franco Marini.
Si ferma a 521.
Era stato proposto nella giornata di ieri da Pierluigi Bersani, leader del PD ( non sappiamo ancora per quanto), con il benestare di Silvio Berlusconi, questi aveva durante la riunione con i grandi elettori del suo partito raccomandato di scrivere con precisione il suo nome. La prima votazione è stata un dramma per il PD che ne è uscito fuori distrutto.
Non è piaciuto ai renziani e alla base il suo nome, portando a una situazione in cui il popolo del PD invocava la sua non elezione.
 
La famosa «Emilia Rossa» ha lanciato nella nottata e nella mattinata numerosi segnali di protesta a riguardo. Questa è sfociata, nel segreto della cabina elettorale, nelle schede bianche oltre che nei nomi di Sergio Chiamparino e di Massimo D’Alema.
I motivi di astio verso la candidatura dell’ex sindacalista Marini trovano giustificazione in una serie di motivazioni: alcuni lo ritenevano (vedi Renzi) non capace di esprimere un rinnovamento delle istituzioni invocate dal popolo nelle ultime elezioni.
Altri invece vedevano la sua candidatura troppo ben voluta da Berlusconi, d’altro canto nella mattinata non si poteva far a meno di notare l’entusiasmo di personaggi del PdL quale Brunetta. Altri ancora, vedi Vendola, hanno motivato la loro scelta di votare Rodotà per via dell’importante figura di questi.
 
Ma il vero sconfitto è Bersani. Non è stato capace di tenere unito il suo partito, nel 2006 Fassino riuscì a far convergere tutti i voti del centrosinistra su Giorgio Napolitano senza alcun problema, oltre che a proporre un candidato non voluto dalla base, lo stesso Renzi ha ricordato che Marini non è stato eletto in Abruzzo dove era candidato.
La vera sorpresa è stata quella di Rodotà, ha superato quelli che dovevano arrivare dal M5S e da SEL , che si ferma a quota 240.
Cosa succederà? Difficile pronosticare ma Bersani ha messo a rischio la sua premiership.
 
M.S.

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fernando savorana 18/04/2013
se arrivano a d'alema sono veramente finiti, alla faccia del rinnovamento, che non è voluto dai partiti ma dal popolo. sarebbe un rinchiudersi nei palazzi della politica. se poi arrivano a Dellai, sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere
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