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Il Consiglio provinciale approfondirà la «ladinità» dei nonesi

Approvata la proposta Dominici, ma al termine di un dibattito che ha portato a un radicale emendamento

Con 21 sì e 4 astenuti, il Consiglio provinciale ha concluso i lavori di oggi pomeriggio approvando la proposta di mozione 546/XIV, in tema di ladinità della popolazione nonesa.
Il testo presentato da Caterina Dominici (Patt) era forte di 13 firme (da ultimo quella di Sergio Muraro), trasversali agli schieramenti politici.
La consigliera autonomista prima firmataria ha argomentato in aula come le ricerche storiche, archeologiche e archivistiche hanno permesso di confermare in modo inoppugnabile l’origine ladina di buona parte della popolazione nonesa.
 
Inizialmente il testo di mozione intendeva impegnare il governo provinciale ad attivarsi per le modifiche normative necessarie a introdurre nell’ordinamento dell’autonomia trentina una tutela della minoranza linguistica pari a quella dei ladini di Fassa.
Dopo un ripetuto confronto con la Giunta Pacher e una sospensione ad hoc dei lavori, la proposta 546 oggi ha cambiato volto: il dispositivo ora punta a «prendere atto del risultato del censimento 2011», con la relativa affermazione dell’identità culturale e linguistica della gente nonesa e di Spormaggiore e Cavedago. L’altro impegno è quello di promuovere un progetto di studio per l’approfondimento scientifico delle caratteristiche identitarie dei nonesi ladini. 
 
 La discussione
Franca Penasa (Gruppo misto): secondo la consigliera solandra – che ha ringraziato Dominici e l’associazione Rezia, annunciando voto favorevole - la proposta di mozione è stata purtroppo ridotta a pochissima cosa, perché questa Provincia non vuole in realtà dare corso ai sacrosanti diritti dei nonesi.
Luca Paternoster (Lega Nord Trentino): dopo una lunga serie di mediazioni – ha detto anche il consigliere noneso - il testo è stato pesantemente svilito.
Claudio Eccher (Civica): c’è stato il censimento 2011 ed ora tutelare questa consistente minoranza è solo un dovere, tra l’altro con il vantaggio di dare una motivazione ulteriore alla nostra specificità autonomistica. Voto sì per tenere desta l’attenzione su questo tema.
Rodolfo Borga (Pdl): ho troppo rispetto per i nonesi per prestarmi al giochetto di fingere il varo di un provvedimento concreto a favore della ladinità. Non parteciperò al voto.
Luigi Chiocchetti (Ual): il consigliere ladino fassano ha escluso che la sua valle sia contraria all’estensione delle prerogative di minoranza anche ai ladini nonesi. I passaggi giuridici per il riconoscimento dello stesso status non vanno però saltati, la legge nazionale 482 non può essere applicata tout court, occorre passare dalle norme di attuazione dello Statuto di autonomia. Ecco perché la versione originaria della proposta di mozione non poteva starci, sì invece alla versione infine concordata. Al consigliere Chiocchetti ha ribattuto Franca Penasa, criticandolo per la “poca generosità” verso i ladini della valle di Non.
Gianfranco Zanon (Gruppo misto): testo molto debole, ma lo voterò.
Caterina Dominici (Patt): il dispositivo della mozione mantiene un consistente impegno per l’amministrazione provinciale.
Giuseppe Filippin (Gruppo misto): dispositivo ridicolo.
Nerio Giovanazzi (Amministrare il Trentino): nemmeno Dominici in realtà crede alla possibilità di equiparare i ladini nonesi a quelli fassani, ma intanto la consigliera ha trovato il modo per tenere alta l’attenzione dei suoi concittadini. I nonesi sono vittime di strumentalizzazione, nobile trovo invece il sincero sforzo culturale di chi – mi riferisco a Paternoster – studia e approfondisce le origini storiche di questa valle e questa gente.
Alessandro Savoi (Lega):  non c’è la volontà politica di fare passi avanti verso il riconoscimento istituzionale della latinità nonesa.
Walter Viola (Gruppo misto): è stato partorito il topolino, questo testo è acqua calda e serve solo alla consigliera Dominici in vista del voto d’autunno.

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