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La Cassazione conferma a Berlusconi la condanna a 4 anni

L'interdizione dai pubblici uffici è invece rinviata alla corte di appello affinché effettui il calcolo correttamente

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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna espressa dai giudici di primo e di secondo grado a carico di Berlusconi nel processo sui diritti di Mediaset.
Ma con un particolare non da poco: il rinvio alla corte d’appello affinché calcoli correttamente gli anni di interdizione dai pubblici uffici, che da cinque dovrebbero scendere a tre.
La Corte non può modificare la pena comminata, può solo cassarla o confermarla. O rinviarla all’organo giudicante affinché la riveda. Con la possibilità di ulteriore ricorso in Cassazione.
In questa maniera la massima corte è riuscita a non screditare gli organi giudicanti di primo e di secondo grado, senza per questo mettere in crisi il parlamento. In questa maniera Berlusconi infatti potrà continuare a essere senatore della Repubblica.
 
Questo dal punto di vista tecnico. Dal punto di vista umano invece è tutt’altra cosa.
Le sentenze vanno rispettate, anzi eseguite, ma possono certamente essere criticate. Anzitutto dagli avvocati, quindi dalla stampa. Abbiate pazienza, è il nostro lavoro.
Se la Cassazione non se l’è sentita di mettere mano al dispositivo di condanna, alla pubblica opinione non può sfuggire come sia stato usato per Berlusconi un percorso preferenziale ad uso della Magistratura.
La velocità finale del giudizio non è che un corollario di una vicenda che ha visto assolvere il presidente di una società che avrebbe generato una frode fiscale e condannare un personaggio che per definizione non poteva partecipare alla gestione delle proprie società.
 
In un commovente discorso pronunciato davanti alle telecamere, Berlusconi ha espresso il proprio dolore ma anche la volontà di continuare a svolgere il suo lavoro che ha cominciato più di 20 anni fa.
Lo possiamo vedere in uno dei filmati caricati su Youtube, attivabile cliccando l’immagine che segue.

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Luciano Quatrida 03/08/2013
Prima della sentenza il Pd era sull’orlo della spaccatura, ora si è ricompattato in nome di una minestra riscldata – dell’antiberlusconismo – grazie alla leva di una condanna che si basa su di congetture e senza prove. A mio avviso questo indica una precisa regia e strategia, a cui l’arbitro – il Capo dello Stato – se non connivente è stato distratto e non può chiamarsi fuori altrimenti è un capo dello stato “ninna nanna”.
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