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Bruno Dorigatti eletto Presidente del Consiglio Provinciale

Il Presidente è stato riconfermato con 31 voti su 35, due schede bianche e due nulle

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Alle 10 e 20 di oggi, venerdì 22 novembre 2013, Bruno Dorigatti è stato eletto Presidente del Consiglio Provinciale della XV Legislatura, con 31 voti su 35, due schede bianche e due nulle.
Il risultato parla da solo.
Qui di seguito l’intervento di Bruno Dorigatti pronunciato mell'emiciclo subito dopo dopo la sua nomina.

Signore Consigliere e signori Consiglieri, Signor Presidente della Provincia,
 
Desidero anzitutto esprimere un sincero ringraziamento per la stima e la fiducia che mi è stata attribuita da quest'Aula, e che cercherò di non deludere: eserciterò dunque questo ruolo affidandomi all'esperienza, alla ricerca costante del dialogo ed al dovere dell'imparzialità.
 
Assumo questo incarico autorevole con spirito di responsabilità, senso di servizio e consapevolezza dei miei limiti. Nel farlo, ritengo prioritario evidenziare la centralità dell'Istituzione consiliare.
Essa è il luogo dell'esercizio vero della nostra democrazia e di quella sua cifra distintiva locale che si chiama: Autonomia. Ed è questa centralità che va tutelata e promossa, per ridare senso alla costruzione del bene comune, attribuendo nuova dignità alla politica.
In questa direzione va anche l'impegno ad un più sviluppato ruolo del settore legislativo e della comunicazione, proprio per sottolineare nei fatti il fondamentale perno esercitato dal Consiglio provinciale nella costruzione del futuro.
 
Quest'Aula è lo straordinario spazio della dialettica fra visioni che possono essere opposte fra loro, ma che non devono mai scadere nell'asprezza della contrapposizione ideologica a priori e dei personalismi gratuiti. Questo è il luogo del confronto alto, stimolante, produttivo, talvolta faticoso e scomodo.
Ma è anche l'ambito della verifica, con onestà di atteggiamenti e di intenti, dei grandi temi e delle questioni che ci attendono, dentro un futuro dai contorni incerti e problematici.
Ecco perché qui si trova il cuore pulsante di quell'Autonomia che è parte integrante della nostra storia e che, come tale, va curata e difesa, ma anche sviluppata ed aggiornata davanti al cambiamento che incombe.
 
L'Autonomia infatti, se non vuole esaurirsi in sé, non può mai essere statica ed immobile nella sola difesa dell'esistente. Essa è invece chiamata quotidianamente ad interpretare i cambiamenti ed a farsene carico, adattando strumenti e risorse al differente ritmo di una modernità che corre sempre più veloce.
Per poter essere all'altezza di un tale compito, l'Autonomia deve però trovare in quest'Aula la sede primaria di interpretazione dei bisogni della Comunità trentina, in tutte le sue diverse articolazioni.
 
Ci sono sfide oggi imprevedibili e complesse che ci attendono. Sta all'impegno di ogni singolo Consigliere trasformare quelle sfide in opportunità, anche per fugare, nell'animo della nostra gente, quel grado di disagio rispetto al futuro che si avverte ormai in maniera diffusa nella società trentina.
Si tratta di un disagio che la politica deve cogliere e capire: nel tessuto della nostra Comunità si sono aperte dolorose fratture, che hanno portato alla sfiducia e all'abbandono della partecipazione, come dimostrano le percentuali di astensione alle recenti elezioni.
Un trentino su tre ha deciso di abbandonare il campo di gioco della democrazia rappresentativa: un segnale drammatico che nessuno può ignorare, perché non c'è futuro per l'Autonomia, se essa si fonda sul consenso di una sola parte.
 
Recuperare la partecipazione ampia e convinta della Comunità all'edificazione dell'Autonomia è una condizione fondamentale per uno sviluppo condiviso ed armonico, dove tutti possano essere protagonisti del proprio destino.
Incertezza, paura ed ansia, generate da una crisi che sembra piegare verso una pericolosa recessione, costituiscono spinte forti alla fuga dal futuro; una fuga che lascia questa terra dentro un presente immobile, che può essere superato solo con la forza delle idee, dei programmi e della loro attuazione concreta.
 
I temi del lavoro, della crescita economica, dell'occupazione giovanile, delle nuove e vecchie povertà, devono rimanere il principale obiettivo dell'azione non solo del signor Presidente della Provincia e del Governo provinciale - ai quali porgiamo i migliori auguri per il gravoso compito che li attende- ma anche di questo Consiglio: se vogliamo rinnovare il rapporto fra Istituzioni, Partiti e corpo sociale, e costruire insieme nuove ragioni di credibilità e di dialogo con tutti i cittadini, dobbiamo mettere al centro queste emergenze sociali.
Sono soprattutto i cittadini più deboli, i giovani disoccupati e precari, i lavoratori anziani espulsi dalla produzione, i pensionati poveri, a imporci l'urgenza di questi problemi.
 
Se da un lato quindi va consolidato il potere di esercizio delle funzioni legislative e di controllo di questo Consiglio, dall'altro non può inaridirsi qui la ricerca delle soluzioni più idonee per la crescita di tutti: perché, nella terra di un'Autonomia vera, solidale e moderna come la nostra, nessuno deve rimanere indietro.
E tutto questo sarà possibile in una seria dialettica fra valori e progetti, cioè in un dibattito politico liberato dalla logica esclusiva degli schieramenti e capace di guardare alla concretezza dei contenuti, avendo per scopo unico il bene della nostra collettività.
 
In questo momento solenne, del quale avverto tutto il significato ed il peso, riaffermo con convinzione il mio impegno a garanzia del libero esercizio di ogni opinione dentro quest'Aula, in una dimensione di rispetto e di responsabilità di ciascuno
Ma dobbiamo tutti essere consapevoli che questo non è un luogo chiuso al mondo: ciò che accade nel vivo della società, dell'economia, del lavoro, deve rappresentare sempre il nostro punto di riferimento, prima ancora delle convenienze di parte.
Solo così faremo del Consiglio la sede autorevole del confronto democratico, riconsegnando alla politica il suo più alto significato.
 
Nei tempi dell'individualismo rancoroso, della frammentazione sociale, dell'antipolitica, della chiusura identitaria, il rilancio della politica passa attraverso la ripresa di una forte cultura politica, e il rilancio della nostra Autonomia non può non passare da un rinnovamento della cultura autonomistica: non semplice erudizione, non costruzione di modelli studiati a tavolino, ma passione concreta, sostanza vivente, radicata nella Comunità e nel suo vivere.
Il Trentino del futuro ha bisogno di tutte le intelligenze, per diventare ancora una volta un grande progetto collettivo. Se quest'Aula saprà esserne un nobile modello, avremo compiuto pienamente i nostri doveri di rappresentanti della Comunità trentina.
 
Grazie!

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