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Sulla relazione del presidente Rossi nel rapporto Stato-Provincia

Il primo confronto politico in Consiglio della Provincia autonoma di trento

Da un lato la relazione del presidente della Giunta Ugo Rossi sui nuovi rapporti finanziari tra lo Stato e la Provincia proposti con la legge di stabilità, dall’altro le rivolte da quattro esponenti dell’opposizione – Civettini e Fugatti, Giovanazzi e Borga – sia a queste misure sia alle dichiarazioni programmatiche di legislatura resa all’aula dal governatore nella prima seduta del Consiglio provinciale il 22 novembre scorso, hanno interamente occupato la mattinata di lavoro in Consiglio provinciale.
 
Il presidente Dorigatti aveva aperto i lavori con un ricordo della «straordinaria figura» di Nelson Mandela per il quale l’aula ha osservato un istante di raccoglimento.
Subito dopo, a calamitare l’attenzione è stata la relazione di Rossi in merito alle «problematiche istituzionali e finanziarie nei rapporti Stato-Provincia dopo l’Accordo di Milano» (vedi nostro articolo precedente).
A braccio Rossi ha concluso il suo intervento rendendosi disponibile a fornire ulteriori approfondimenti sul tema anche in Consiglio provinciale.
E ha aggiunto «pur tenendo conto che la legge di stabilità contiene previsioni per noi inaccettabili, auspico che l’assemblea legislativa sostenga le parti positive della proposta e appoggi la Giunta nelle trattative con lo Stato. Perché al di là delle differenze politiche qui è in gioco il futuro della nostra autonomia».
 
Il dibattito, per il quale – come ha rammentato Dorigatti – i capigruppo hanno deciso di mettere a disposizione di ciascun consigliere un’ora di tempo per intervenire vista l’importanza dei due argomenti affrontati (la controversia finanziaria con lo Stato e le dichiarazioni programmatiche di legislatura del presidente Rossi) proseguirà oggi fino alle 18.30 e riprenderà domani alle 10.00.
 
Civettini: norme finanziarie, serve una seduta straordinaria.
Con un intervento di oltre 45 minuti Claudio Civettini (Lega) ha rivendicato il diritto dei consiglieri di essere informati dalla Giunta in merito ai rapporti finanziari con lo Stato.
«Non accettiamo che si faccia il gioco delle tre carte sulla pelle dei trentini».
Per l’esponente leghista «qui rischiamo di subire un taglio il 50 per cento del nostro bilancio».
Per questo l’esponente leghista ha chiesto sul tema una seduta straordinaria del Consiglio provinciale.
Ha poi parlato di «barzelletta dell’Itea», che si vuole far tornare pubblica.
«Allora – ha commentato – si adottino subito atti concreti ritirando gli sfratti alle persone cacciate dalle case della spa.»
Sui redditi di garanzia Civettini ha proposto «che vengano dati in buono affitto, buono luce, buono acqua per affrontare le difficoltà delle famiglie. So di casi in cui il reddito di garanzia viene speso in slot machines». Occorre garantire la tracciabilità nell’utilizzo del reddito di garanzia.
 
Civettini ha anche chiesto «cosa si vuol fare delle Comunità di valle» criticate da Kaswalder del Patt, se è vero che si vuole restituire centralità ai comuni e potere ai sindaci.
Delle dichiarazioni di legislatura di Rossi ha stigmatizzato le pochissime righe riservate al tema del lavoro.
Sulle possibilità di crescita economica del Trentino, Civettini ha stigmatizzato il fatto che «l’Europa ci castra».
Per questo «chi illude i nostri giovani è un criminale politico: servono fatti».
Un’altra stoccata del consigliere leghista alla maggioranza ha riguardato le risorse per la solidarietà internazionale che Moltrer (Patt) aveva proposto di eliminare: «Vediamo se la Giunta le ha tagliate oppure no».
Da parte di quest’esecutivo «non vediamo un progetto di sviluppo per il Trentino – ha concluso – che renda protagonisti il nostro territorio e i suoi abitanti.»
 
Fugatti: la Giunta trovi le risorse per abbassare l’Imu alle imprese.
Il capogruppo della Lega Maurizio Fugatti, dopo aver difeso il modello dei rapporti con lo Stato disegnato dall’Accordo di Milano («senza il quale non esisterebbe per noi alcuna possibilità di intesa pattizia con Roma»), ha preso di mira la legge di stabilità che il centrosinistra sta per approvare alla Camera.
«A parti invertite – ha detto – se una simile legge di stabilità l’avesse fatta il centro destra, altro che forconi…»
In particolare Fugatti si è soffermato sulle incertezze racchiuse nella legge in materia di riserva all’erario: «da quanto è scritto qui non è detto affatto che su questo tema la Provincia si vedrà riconosciute dalla Consulta le proprie ragioni».
Quindi «lei presidente Rossi su questo punto non ci venga a vendere che il ricorso l’abbiamo già vinto».
Secondo Fugatti, anzi, con questa norma lo Stato potrebbe sancire la piena legittimità del ricorso alla riserva all’erario.
 
Ma il capogruppo della Lega ha criticato soprattutto l’incapacità della Provincia di servirsi delle competenze in materia tributaria che sono già riconosciute ad essa dall’Accordo di Milano.
«A cosa serve – ha chiesto – avere la competenza sull’Imu e sulla Tasi se poi le imprese dovranno pagare lo stesso queste imposte? A cosa serve l’autonomia fiscale se poi non siamo in grado di trovare 20, 30 o 40 milioni nelle pieghe del bilancio provinciale per abbattere del 50 per cento l’Imu sulle piccole imprese? Non ci crede nessuno – ha proseguito – che la Provincia non riesca a trovare queste risorse visto quello che spende per il Muse.»
Fugatti ha ricordato i 500 milioni scoperti da Pacher in Regione e suddivisi tra le Province: «possibile che non se ne trovino 50-60 milioni per abbattere le tasse?»
 
Quanto alle dichiarazioni programmatiche di legislatura di Rossi, il capogruppo della Lega ha criticato soprattutto i riferimenti fumosi e «da sociologo» utilizzati dal presidente a proposito dei giovani, quando il Trentino ha un tasso di disoccupazione che veleggia tra il 20 e il 25 per cento come nel Veneto e nella Lombardia, e doppio rispetto alla Provincia di Bolzano.
Scuola: anche su questo per Fugatti Rossi avrebbe dovuto andare subito in Alto Adige a vedere come funziona il rapporto tra mondo dell’istruzione e mondo dell’impresa in Alto Adige.
«La provincia dovrebbe preoccuparsi di instaurare un rapporto, che non esiste, con le scuole professionali e tecniche, che servono ai giovani per imparare a lavorare. Si continua invece a parlare di innovazione, ricerca e sviluppo mentre le fabbriche manifatturiere chiudono.»
Ancora, nelle dichiarazioni di Rossi mancano riferimenti agli anziani che faticano a vivere con 400 euro al mese («le famiglie trentine non sono quelle del Mulino Bianco»), è assente il termine «burocrazia» anche se gli organi decisionali in Trentino sono così numerosi che non si sa mai chi deve decidere.
Appena tre righe sono dedicate alla criminalità e non appare mai il termine «edilizia».
 
Giovanazzi: ormai per lo Stato siamo una regione a statuto ordinario.
Nerio Giovanazzi di Amministrare il Trentino ha dichiarato di condividere in pieno l’intervento di Fugatti e ha poi sottolineato che nel 2017 la Provincia rischia di ritrovarsi con un miliardo e 900 milioni in meno nel bilancio.
«E tutto questo mentre la Sicilia ha ottenuto tutte le risorse necessarie per gestire le competenze che rimangono però dello Stato.»
Per Giovanazzi «noi oggi ci stiamo rapportando con lo Stato come una regione a statuto ordinario. Ci hanno ormai tolto tutte le prerogative che ci distinguono. C’è il rischio che facendo riferimento alla riserva all’erario si finisca per legittimarlo: oggi ad essere in discussione è la nostra stessa autonomia».
Giovanazzi ha poi criticato in particolare la scelta compiuta a suo tempo «con troppa leggerezza» di trasformare l’Itea in spa: «Sembrava il non plus ultra, una rivoluzione destinata a garantire 9.000 nuovi alloggi e semplificare il settore. Oggi viene decretato il fallimento di quest’operazione».
E ha preannunciato un’interrogazione nella quale chiederà quanto è costata e quante risorse sono state perse.
 
Apprezzato invece il modo con cui l’assessore Daldoss ha affrontato il problema dei contributi da lui definiti spot per la casa, con cui sono state favorite persone che non avevano bisogno di quest’intervento. «Bisogna avere il coraggio di riconoscere che si è sbagliato.»
 
Reddito di garanzia: «si sono create disparità di trattamento fra i cittadini trentini onesti e altri che ne approfittano». No al Garante dei detenuti e alle quote rosa: per Giovanazzi «prima ci sono ben altre questioni da affrontare».
«Cominciamo col lasciar perdere le cose che non servono e miriamo alle cose utili.»
Il consigliere ha infine chiesto all’assessore Donata Borgonovo Re se corrispondono al vero le dichiarazioni di un primario secondo cui se l’ospedale di Trento fosse stato privato sarebbe stato chiuso a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza.
 
Borga: mancano dati ma la manovra non è una svolta epocale.
Sulle comunicazioni in materia finanziaria Rodolfo Borga della Civica Trentina ha criticato il mancato coinvolgimento dei consiglieri e la definizione di «accordo di portata epocale» data dal senatore Panizza e dall’onorevole Biancofiore all’intesa raggiunta con il governo.
«Il vicepresidente Olivi, delegato anche a tenere i rapporti con il Consiglio, non ha fatto nulla per informare l’assemblea legislativa di queste norme, sulle quali restano da chiarire aspetti di capitale importanza.»
Ha rilevato la mancanza di una stima della nuova riserva all’erario, degli accantonamenti, della riduzione stabile di oltre mezzo miliardo di euro delle risorse per il servizio sanitario.
«Prima di parlare di svolta epocale noi dovremmo sapere quali sono esattamente le deleghe alle Provincia e quanto ci costano le materie trasferite. Perché a partire dal 2017 500 milioni di euro all’anno non li avremo più.»
Altre domande: «A quanto ammonta il gettito dell’Imu e del nuovo sistema degli ammortizzatori sociali?»
Per Borga «bisognerebbe sapere quanto spendeva per questo lo Stato da noi fino all’anno scorso e quanto prevede di spendere la Provincia.»
Il consigliere ha ricordato che la Provincia avrebbe già potuto risparmiare l’Imu sulla prima casa a tutti i trentini se avesse accolto un suo emendamento nel quale si prevedeva di utilizzare per questo i soldi elargiti una tantum alle famiglie.
«Non si capisce perché la Giunta dovrebbe fare adesso quel che non aveva voluto fare allora.»
Sulla complessa questione del residuo fiscale Borga ha evidenziato l’esigenza «di un incontro non di mezz’ora, perché i tecnici approfondiscono il tema che si presta a varie interpretazioni».
E ha concluso: «Una manovra come questa il non la voterei, ma giudicherò quando avrò i dati che ho richiesto. Almeno si eviti però di raccontare balle ai trentini e di parlare di svolte epocali. Serve un po’ più di sobrietà.»
 
Moltrer (Patt): più risorse per l’edilizia.
Diego Moltrer del Patt aveva aperto la discussione pomeridiana con un augurio di guarigione rivolto all’ex governatore della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder e un giudizio positivo sul programma di legislatura illustrato dal presidente Rossi («puntuale e valido»).
Moltrer ha suggerito alla Giunta di puntare sulle politiche per la casa e l’edilizia a sostegno delle famiglie e delle imprese del settore, riproponendo i fondi per la prima casa che hanno consentito finora di soddisfare un numero esiguo di domande.
La Giunta dovrà a suo avviso garantire ulteriori risorse agli enti competenti per poter finanziare nei primi mesi del 2014 un numero di attività almeno pari a quelle di quest’anno.
Occorre a suo avviso investire ancora sulla legge provinciale numero 9 per l’edilizia agevolata.
Moltrer ha poi esortato a prestare particolare attenzione all’agricoltura di montagna, alla semplificazione burocratica e la salvaguardia delle minoranze linguistiche.
 
Kaswalder (Patt): fondo di rotazione per le piccole imprese.
Walter Kaswalder ha spostato lo sguardo verso il primo vero passaggio della legislatura, che sarà il bilancio di previsione della Provincia per il 2014.
«Abbiamo bisogno di sapere su quante risorse la Provincia potrà contare al netto delle spese fisse, per gli investimenti da compiere l’anno prossimo e da cui dovremo partire individuando le priorità.»
Kaswalder ne ha indicate cinque. Innanzitutto il lavoro, specialmente per i giovani ma anche per i meno giovani, che si crea facendo crescere il Pil, cioè rilanciando l’economia reale che crea ricchezza e occupazione.
Secondo: devono calare i costi della pubblica amministrazione e vanno eliminati gli sperperi per concentrare appunto le risorse sull’economia, anche perché i tagli dello Stato alle risorse dell’autonomia continueranno.
Terzo: la burocrazia. Se ne parla sempre ma in ogni legislatura le norme di moltiplicano mentre bisogna cominciare seriamente a sburocratizzare, «altrimenti ci rimarremo sotto tutti».
Quarta priorità: i Comuni. Per Kaswalder ai Comuni fino a 3.000 abitanti bisognerebbe avere il coraggio di chiedere la rimozione del patto di stabilità che impedisce di appaltare i lavori perché i sindaci non possono garantire il pagamento delle imprese a cui sono affidati. Infine il credito: le Casse Rurali hanno il dovere di tutelare chi fa i depositi e porta i soldi, ma in questo momento hanno difficoltà perché il loro patrimonio è fortemente intaccato da molti prestiti che non rientrano.
Per questo Kaswalder ha proposto un fondo di rotazione della Provincia a tasso zero a favore delle ditte dell’edilizia in difficoltà, che lavorano ma non riescono a vendere e non hanno liquidità a causa della mancanza di prestiti.
Con 50 milioni di euro un fondo di rotazione a tasso zero di questo tipo salverebbe molte ditte e tanti posti di lavoro. 
 
Civico (Pd del Trentino): reddito di garanzia con lavoro.
Il capogruppo del Pd ha ripreso il termine «aprire» utilizzato dal presidente nella sua relazione programmatica.
Aprire significa che dalla crisi si esce con più coesione, più cittadinanza, più inclusione anche di chi si sente meno parte della comunità.
Chiedendo di investire sulle persone, Civico ha rilanciato la sua proposta di «trasformare il reddito di garanzia in un patto di reciprocità, in cui da una parte la comunità sostiene le persone che stanno perdendo reddito e dall’altra si chiede a queste stessa persone di lavorare a servizio della comunità».
«Questo non è volontariato: è lavoro che farà crescere il senso di appartenenza, le competenze di ciascuno e la responsabilità.»
L’idea è quella della mutualità e della cooperazione che è uno dei fondamenti stessi della nostra autonomia.
Dopo aver difeso il valore della solidarietà internazionale, «non per una carità pelosa, ma perché i nostri destini sono intrecciati a quelli degli altri», Civico ha sottolineato l’importanza di coltivare la conoscenza e la cultura, i «saperi» per prepararsi al futuro con l’acquisizione di strumenti di confronto e di scambio attraverso la scuola e la formazione professionale.
Giusto quindi per lui dedicare una commissione alla filiera della conoscenza e ai rapporti con l’Europa.
 
Il capogruppo ha sollecitato un piano sanitario che attui la riforma della passata legislatura, e invitato a premiare le attività economiche che favoriscono l’occupazione e prevedono clausole sociali. Infine i giovani: giusto il richiamo del presidente, ma servono anche gesti simbolici forti (ad esempio evitando di far rientrare al lavoro dirigenti in pensione) per dimostrare che su questa strada la Giunta fa sul serio.
Giovani non solo in età lavorativa, ma partendo dalla tutela e promozione dell’infanzia e dell’adolescenza con politiche specifiche e una figura dedicata (il garante da lui proposto nella scorsa legislatura) sia pure all’interno dell’ufficio del Difensore civico. 
 
Manica (Pd del Trentino): ridurre il numero dei Comuni.
Anche per Manica il tema dei giovani a cui manca il lavoro oggi è cruciale.
«Se non troviamo le modalità per sviluppare un intervento straordinario avremo una generazione interrotta, che non riuscirà a entrare nel mercato del lavoro e non costruirà famiglie, e questo danneggerà anche la generazione più anziana perché ne risentirà la previdenza.
«La Provincia ha messo in campo interventi straordinari in modo tempestivo mettendosi a fianco delle imprese. Forse dovremmo fare uno sforzo di fantasia per metterci anche a fianco dei giovani, ad esempio con un fondo di garanzia per i ragazzi che vogliono acquistare una casa.
«Per questo serve però uno sforzo collegiale, portando al tavolo il sistema del credito, dell’istruzione e cooperativo.»
 
Altro spunto: si sta lavorando sui contratti di solidarietà generazionale.
«Pensate – ha osservato Manica – se cercassimo di applicare questo meccanismo all’intero comparto pubblico per dare un po’ di ossigeno ai giovani.»
 
Per Manica serve poi una riforma istituzionale che con il coordinamento della Provincia coinvolga i comuni ormai disponibili ad affrontare un percorso di alleggerimento del sistema.
Anche qui, «guai se tra cinque anni conteremo ancora 217 comuni e non avremo istradato nel modo giusto le comunità di valle come luogo di confronto e pianificazione dei territori».
Occorre poi «un cambio di passo culturale sulla sussidiarietà» recuperando una responsabilità diffusa tra i cittadini perché si smetta di attendersi tutto dall’ente pubblico.
Ancora: è necessario puntare sulla «tempestività delle scelte e della loro attuazione, perché i forconi spuntano anche a causa della lentezza nel dare risposte».
Manica ha proposto per questo di dare attuazione alla legge provinciale sull’open source. Infine l’esponente del Pd ha replicato al consigliere Mosna che questa mattina aveva chiesto di non mettere una pietra sopra al progetto della Valdastico.
«La Pirubi è incompatibile e inutile con un’idea di Trentino che ha bisogno di imboccare sentieri nuovi.»
 
Maestri (Pd del Trentino): «dalla cultura più Pil».
Maestri ha sottolineato come l’eliminazione della porta girevole dalla legge elettorale abbia restituito al Trentino un Consiglio provinciale più autorevole nell’esercitare un ruolo di indirizzo e controllo importante per l’attività di governo della Giunta, ma anche per favorire il confronto tra visioni e valori diversi.
Ha poi evidenziato la sinergia avviata fra le città di Trento e Rovereto per promuovere con la cultura (Mart e Muse) anche il turismo.
Maestri si è soffermata in particolare sulla ricchezza non solo costituita ma che può essere anche prodotta dalla cultura in termini di Pil.
«La cultura in Trentino è il luogo della pluralità e dell’eccellenza, e non solo applicazione pedissequa di un regolamento sulla distribuzione dei contributi», ha aggiunto rivolta alla collega Bottamedi del MoVimento 5 Stelle.
Per questo «la Provincia ha la necessità di dotarsi di un piano di politica culturale provinciale».
«Un piano che assegni risorse e stabilisca le strategie, gli obiettivi, gli strumenti, accordando autonomia ai comuni ai territori e alle comunità di valle».
 
Gli altri due temi toccati da Maestri sono stati i giovani e le donne. A suo avviso occorre lavorare con e non solo per i giovani, per valorizzarne le competenze.
Le politiche provinciali vanno orientate all’ acquisizione di autonomia e responsabilità, «investendo meno sulla forma ludica», premiando il merito e le iniziative migliori.
Donne: per le imprenditrici secondo la consigliera andrebbe facilitato l’accesso al credito, ma anche la conciliazione famiglia lavoro, la relazione con «l’altra parte del cielo».
E occorre smettere di considerarle un possesso di qualcuno. La legge elettorale per la doppia preferenza «non è un regalo per nessuno, ma serve a riconoscere che gli uomini e le donne sono parte integrante del cammino umano».
 
Infine la cooperazione internazionale: «la solidarietà è un sentimento diffuso nella nostra terra e per questo anziché parlare di dismissione del finanziamento in questo settore dovremmo ragionare di riqualificazione degli interventi». 
 
Passamani (Upt): la cooperazione, modello di sviluppo.
Par il capogruppo dell’Upt il programma di legislatura illustrato da Rossi non è un libro dei sogni ma qualcosa di concreto.
«D’altra parte non si poteva entrare troppo nel dettaglio ma di dare degli indirizzi e, in questo senso, il presidente ha toccato tutti i punti che occorre affrontare».
Per Passamani «ai giovani vanno date risposte immediate innanzitutto con l’istruzione, la scuola professionale e l’alta formazione per favorire l’occupazione ed evitare, puntando sull’innovazione e la ricerca, che i emigrino all’estero».
Con l’innovazione va fatta ripartire l’economia. «Io credo molto – ha aggiunto il consigliere – nella filiera dell’economia legata al nostro territorio, che va promozionato al massimo per far ripartire soprattutto il turismo e l’agricoltura».
 
A suo avviso la Provincia dovrà sostenere in particolare le piccole imprese che nel Trentino di oggi garantiscono più occupazione delle grandi fabbriche.
Ancora: «La nostra cooperazione, che è un modello in Italia ma deve tornare alle origini, può costituire un fattore portante per lo sviluppo.»
Infine anche Passamani ha chiesto di intervenire per ridurre la burocrazia «che oggi impedisce anche ai migliori progetti di concretizzarsi».
Infine i rapporti finanziari Stato-Province: per l’esponente dell’Upt lo Stato deve dare certezze alla nostra autonomia in termini di risorse perché solo così potremo costruire il bilancio.

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