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Altra sparata gratuita contro le Autonomie speciali

Il presidente della Regione Toscana le trova superate: «non hanno più senso»

Probabilmente è la solita storia dei politici che per ottenere consensi a buon mercato sparano nella direzione voluta dalla gente.
Ci riferiamo al presidente della Ragione Toscana, Enrico Rossi, che è intervenuto pubblicamente a una conferenza del Lions Internazionale per esprimersi contro le autonomie speciali.
«Occorre superare le Regioni a statuto speciale: l'assetto di 70 anni fa non è quello attuale e questo tema.»
 
Che ognuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione è fuori discussione, così come è fuori discussione il nostro diritto di commentarla.
E in questo caso ci domandiamo proprio dove stia il cui prodest. Cioè dove stia il vantaggio non solo per il paese, ma soprattutto per le regioni a statuto ordinario, nell’abolizione delle specialità autonomistiche.
Siamo alle solite? Non potendo dare a tutti la stessa autonomia diamo a tutti la stessa sottomissione allo Stato? D’accordo, ma a quale scopo?
 
Non è passato un mese da quando proprio il presidente della Regione Toscana, in piena alluvione, si è lamentato di aver potuto investire solo una ventina di milioni per la sistemazione del territorio, in quanto il grosso dei lavori avrebbe dovuto farlo lo Stato.
E questa discrasia non gli ha fatto pensare che una maggiore autonomia budgetaria gli avrebbe consentito di agire prima e con maggiore agilità?
Le Autonomie Speciali ricevono un budget concordato e all’interno di quella disponibilità devono arrangiarsi in tutto e per tutto, escluse le attività di Giustizia, Militari e dell’Ordine.
 
Certo, per una ragione a Statuto Ordinario può fare una certa impressione vedere come il Trentino e l’Alto Adige riescano a mantenere le spese correnti all’interno del 62%.
Ma per arrivare a quella percentuale sono dovuti passare 67 anni di sacrifici e di buon lavoro.
Con questo non vogliamo dire che siamo più bravi: abbiamo semplicemente lavorato sul nostro.
Insomma, nessuna regione a statuto ordinario ha pensato a chiedere una maggiore autonomia?
 
Certo, anche le Autonomie migliori hanno sulle proprie spalle la loro quota di debito generata dallo Stato. Se avesse senso dividere il debito pubblico per il numero degli Italiani per poi moltiplicarli per i soli Trentini, la quota a carico dell’Autonomia trentina sarebbe di oltre 12 miliardi (a fronte di un budget di meno di 5).
Ma è solo su questo che si deve ragionare, cosa che stiamo già facendo dal 2009, quando i presidenti delle province autonome di Trento e di Bolzano hanno concordato con lo Stato una prima revisione delle quote di partecipazione: il Patto di Milano ci ha tolto i primi 400 miliani all'anno.
Cifra che ogni anno va a lievitare con la Legge di Stabilità. E che ogni anno è oggetto del contendere.
 
Insomma, non è facile comprendere per quale motivo il presidente di una regione invochi una minore autonomia per chi è riuscito a ottenerla da tempo, anziché pensare di chiederne di più lui.
Lo stesso Delrio (già ministro per le politiche regionali e ora braccio destro di Renzi) condivide il nostro pensiero, avendo commentato così nel corso di un recente incontro con i presidenti di Trentino e Alto Adige: «Non vogliamo rendere più normali le speciali, ma più speciali le normali».
E visto che il Titolo V della Costituzione sarà oggetto di una delle prossime riforme in pectore al nuovo presidente del Consiglio, sarebbe bene che i presidenti delle regioni a statuto ordinario ci facessero un pensierino. Conviene a tutti, allo Stato e alle Regioni.
 
G. de Mozzi

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