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Il Senato dà la fiducia al Governo Renzi: 169 voti contro 139

Nella replica ha dato fiducia al senatore Franco Panizza che aveva chiesto garanzie per le Autonomie

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Il discorso fatto da Renzi in Senato si è svolto in due fasi, il discorso di presentazione e la replica.
La presentazione è stata un po’ una delusione, perché ha dato l’impressione di essere piuttosto lontano dalla realtà, dimostrando più l’entusiasmo della sua giovane età che l’esperienza di un uomo dal quale ci si aspetta grandi cose.
Interessante l’osservazione che l’Italia sia più avanti delle Istituzioni e che per questo si deve riguadagnare il terreno perduto, cominciando dalle riforme. Tra queste l’abolizione del bicameralismo perfetto, la nuova legge elettorale, la modifica del Titolo Quinto della Costituzione.
Poi ha enunciato un sacco di propositi più che condivisibili, come se chi l’ha preceduto non l’avesse fatto pur avendone la possibilità.
Ha espresso la certezza che l’Italia abbia un futuro importante almeno quanto il suo passato, che l’Europa deve essere formata politicamente, che nessuno deve pensare a risolvere i problemi italiani.
Insomma, un ottimo tema di italiano, svolto con abilità. Non molto di più.
 
Poi però nella replica ha cominciato a riempire i tasselli che aveva lasciato vuoti nella presentazione, tanto che alla fine ha convinto.
Ha fatto tesoro dei commenti ricevuti e ha dimostrato che con lui si può dialogare.
In particolare, citiamo il passo che riguarda le Autonomie, «quelle di Trento e di Bolzano», che Renzi ha dato a risposta dell’intervento del senatore Panizza del PATT, che ha chiesto al Presidente del Consiglio di voler trovare il punto di sintesi per le autonomie speciali, a cominciare dalla prossima riforma del Titolo V della Costituzione.
«Se Autonomia significa prendersi carico, soprattutto come è stato fatto in alcune di queste regioni, del proprio territorio e delle proprie aspettative – ha detto Renzi, – beh allora le autonomie sono un modello e una soluzione alla lontananza e al disimpegno politico, l’antitesi al distacco dei cittadini e dell’opinione pubblica con i politici eletti.»
«E da questo punto di vista voglio ringraziare – ha continuato – quelle forze autonomiste che non faranno mancare non soltanto l’appoggio dal punto di vista del consenso, ma soprattutto il contributo al risanamento del Paese e, mi permetto di dire, alla valorizzazione di un modello differente da quello nazionale.»
 

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