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Lo scandalo dei vitalizi d’oro e la condanna di Silvano Grisenti

Due pagine di politica di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma non così devastanti

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Alcuni lettori ci domandano perché non abbiamo infierito sulle liquidazioni d’oro dei nostri politici, né sulla condanna del consigliere provinciale Silvano Grisenti.
In effetti, in entrambi i casi ci siamo limitati a esporre i fatti, certi che ogni cittadino avrebbe avuto la propria dose di commenti da fare.
Però due cose le possiamo dire anche noi.
 
La prima è che il sistema politico trentino ha saputo fare pulizia da solo. È dai vertici che è partita l’operazione pulizia, proprio grazie al presidente del Consiglio regionale Moltrer che finalmente ha voluto rendere pubblici i privilegi.
Prendersela con i consiglieri che hanno denunciato il sistema irriverente di darsi inopportune liquidazioni non è giusto, perché non incentiva alla correttezza morale.
Consigliamo piuttosto i lettori di verificare la reazione di ogni singolo consigliere e di farsi un’idea di lui sulla base delle proprie scelte. Ci sarà qualcuno che i soldi vorrà tenerseli a tutti i costi, ma non dimentichiamo che la maggior parte ha ritenuto doveroso rinunciare in toto.
 
La seconda riguarda il consigliere provinciale Silvano Grisenti. In campagna elettorale lo avevamo criticato per aver attivato la comunicazione contro il malaffare dei Pubblici Amministratori.
Detta da lui, avevamo scritto, era un enorme autogol.
Non tanto per la piccola (ma pur esistente) condanna a suo carico passata in giudicato, ma per il buonsenso che avrebbe dovuto avere nell’evitare un discorso in una vicenda che la giustizia non aveva affatto concluso. Anche da assolto con formula piena (parliamo sempre in termini di immagine) avrebbe dovuto evitare l'argomento.
Adesso che è stato condannato a un anno di reclusione (poco dal punto di vista penale, nulla dal punto di vista amministrativo, enorme dal punto di vista politico), quella battuta elettorale veicolata con locandine contro il malaffare suona maledettamente ironica.
 
Ma il tutto dovrebbe finire qui, con qualche risata ironica e sarcastica. O almeno questa è la nostra opinione.
Prendersela con un condannato non è mai un atto di coraggio. E in questo caso è solo un atto di convenienza mediatica indirizzato contro qualcuno che non è in grado di difendersi.
Le destre che chiedono le sue dimissioni stanno facendo il proprio lavoro, per carità.
Ma sono le medesime destre che trovano scandalosa la condanna a Berlusconi al carcere e alle pene accessorie.

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