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Si va verso il Governo dell'«Ossimoro» M5S-Lega

Berlusconi leva il veto a Salvini che così può raccordarsi con Di Maio

Lo spauracchio di dover scegliere tra un governo «neutrale» e le elezioni anticipate ha condotto i leader politici a più miti consigli.
Poche ore prima che il Presidente della Repubblica chiamasse l’uomo (o la donna) di fiducia per formare un governo non politico, Salvini e Di Maio hanno chiesto a Mattarella di attendere 24 ore perché si stava aprendo uno spiraglio.
E difatti, il pomeriggio di oggi si è svolto sostanzialmente ad Arcore, dove Matteo Salvini ha provato a convincere Silvio Berlusconi a cedere qualche punto.
Alla fine il buonsenso ha avuto il sopravvento e Berlusconi ha accettato di non far parte della maggioranza di un governo formato da Lega e 5 Stelle, senza per questo rompere con Salvini.
Tuttavia non darà la fiducia al nuovo esecutivo, limitandosi probabilmente all’astensione.
 
Lega e 5 Stelle insieme hanno i numeri per ottenere la fiducia dalle Camere. Anche se le percentuali di voto insieme non raggiungono per poco il 50%, i seggi sono sufficienti.
Alla Camera i seggi di M5S sono 222 e quelli di Lega 125, per un totale di 347 unità. La soglia del 50% più uno della maggioranza è di 316 (630:2+1), quindi ci siamo.
Stessa cosa in Senato, dove la soglia è di 160, mentre la somma di Lega e M5S è di 167 unità.
Come si vede, dunque, Salvini non aveva bisogno di Forza Italia per formare il governo con Di Maio, ma è stato corretto: nessun tradimento. Senza il benestare di Berlusconi non avrebbe mai fatto il passo.
Adesso, va da sé, i due alleati dovranno salire al Colle per esprimere al Presidente della Repubblica i sensi del proprio accordo.
 
Il che non è comunque una cosa semplice, dato che devono andare da Mattarella con in tasca il nome del premier da incaricare a formare il nuovo governo.
Il duello ha fatto un grosso passo avanti, ma non è terminato. La scelta del nome non è cosa da poco.
Le possibilità sono quattro: Salvini, Di Maio, la staffetta e un terzo nome.
La staffetta consiste nell’affidare l’incarico per metà legislatura a uno dei due leader e la seconda all’altro. In Italia è già accaduto ai tempi di Craxi e De Mita. Trascorsa la prima metà, però, Craxi non voleva lasciare la poltrona a De Mita e la DC ha dovuto minacciare la crisi per ottenere l’avvicendamento.
Il terzo nome presenta quasi le stesse difficoltà di scelta tra Salvini e Di Maio. Se da una parte è certo che Di Maio deve pagare il prezzo del passo di Salvini, dall’altra pare impossibile che al leader dei 5 Stelle basti un ministero, per quanto importante.
E a proposito di ministeri importanti, si parla di Salvini all'Interno e Di Maio agli Esteri.
 
La questione sembra a due passi dalla soluzione, ma non sfugge la problematica politica che nasce da un accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle.
Nel titolo abbiamo parlato di «Governo dell’Ossimoro» perché i programmi delle due parti, per quanto apparentemente simili nei contenuti, sono sostanzialmente concorrenti. Insomma, Di Maio e Salvini dovranno cedere non poco per trovare la quadra.
Abolire la Legge Fornero, approvare il Reddito di Cittadinanza, elevare le pensioni minime, introdurre la Fla Tax sono delle bellissime cose, ma nessuna delle parti ha mai fornito argomentazioni sufficientemente credibili per il reperimento dei fondi a copertura.
Quello che appare in tutta evidenza dunque è che Lega e 5 Stelle dovranno comunque modificare i propri piani. Non sarà difficile come lo è stato trovare l’accordo per formare il nuovo governo, ma è probabile che il duello continui.

GdM

L’Ossimoro è la figura retorica che nasce dall’unione logica di due significati opposti.
Gli esempi sono numerosi: Ghiaccio bollente, silenzio assordante, viani qui valà... 
I programmi di Lega e M5S sono simili nei contenuti, ma antitetici nel reperimento dei fondi: o l’uno o l’altro.
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