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Il PD consegna la Provincia autonoma di Trento alla Lega

L’Assemblea del partito ha detto NO al Rossi bis – Ma la segreteria nazionale la ritiene «una scelta molto grave»

Come abbiamo scritto più volte, alla luce del risultato del 4 marzo la coalizione guidata da Ugo Rossi non aveva alternative se voleva conservare la leadership nella Provincia autonoma di Trento: mantenere e rafforzare la squadra uscente.
Poiché qualsiasi cambiamento avrebbe avuto bisogno di un anno per calare la decisione nell’elettorato, infatti, c’era solo una strada: rilanciare il governo Rossi sostenuto da PD e UPT.
E invece, ieri la grande decisione: l’Assemblea del PD ha detto NO al Rossi bis. E poiché il segretario Giuliano Muzio era favorevole al rinnovo della fiducia a Rossi, si è trovato sfiduciato e costretto a dare le dimissioni.
Un disastro.
 
Ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere, a partire da Ugo Rossi che in un tweet ha commentato che «Per 5 mesi [i dem] hanno cantato il ritornello: prima di tutto la coalizione. Ieri sera gli stessi che cantavano la hanno invece affossata. Rinnegando ciò che hanno promosso e sostenuto lungo la legislatura».
Il partito di Rossi, il PATT, ha inviato alle redazioni il seguente comunicato:
«L’atto del PD di ieri sera significa la rottura del patto di Coalizione.
«Il Presidente della Giunta provinciale, Ugo Rossi, il Segretario politico Franco Panizza, il Vicesegretario Simone Marchiori, il Presidente del Partito Federico Masera, il Capogruppo Lorenzo Ossanna, l’Assessore provinciale Michele Dallapiccola, i Consiglieri Walter Viola, Luca Giuliani, Graziano Lozzer, Lorenzo Baratter, ribadiscono fermamente che quanto accaduto ieri è un fatto di estrema gravità che rompe di fatto la coalizione del Centrosinistra-Autonomista.
«Spiace che non si sia colta l’opportunità - e anzi il dovere - di dare continuità a un’azione di governo che per espressa dichiarazione di tutti i componenti della Coalizione ha prodotto ottimi risultati per il Trentino.
«Ciò premesso affermano, senza se e senza ma, la volontà di essere soggetto politico che esprime unità e responsabilità per il bene del Trentino e dell’Autonomia.
«La proposta del PATT è quindi aperta a 360 gradi a tutti coloro che vorranno condividere un progetto per il Trentino con alla guida il presidente Ugo Rossi.»
 
Il Parlamentino Upt, a sua volta, si è riunito e ha deliberato di «portare avanti il rilancio di un nuovo progetto credibile per il Trentino in una logica di ripartenza che sappia guardare al futuro con speranza».
Insomma, anche l’UPT è per la rottura della coalizione uscente e ha dato mandato alla propria delegazione (Annalisa Caumo, Vittorio Fravezzi, Gianpiero Passamani) di avviare le necessarie iniziative affinché si possa attivare un nuovo tavolo di confronto per dar vita a una coalizione rigenerata, ampia, inclusiva e innovativa.
In una nota per la stampa l’UPT «ribadisce quanto già detto relativamente al progetto politico che da sempre per l’Unione per il Trentino deve essere aperto a tutte le sensibilità che sono alternative alla destra e ai 5stelle».
«Definita la nuova coalizione e quindi il progetto – conclude l’UPT, – siamo convinti che si potrà individuare insieme la figura più competitiva per affrontare l’impegnativa sfida elettorale del 21 ottobre.»
Dichiarazioni che danno credito alle voci per cui sono Dellai e Pinter i registi della fronda a Rossi.
 
A questo punto (a due mesi dalle elezioni) lo scenario politico si sta ridisegnando completamente.
Se con la coalizione del Centrodestra uscente si prevedeva un testa a testa tra Rossi e Fugatti, adesso la bilancia pende decisamente a favore della Lega.
Nelle more del PD che ha sconfessato Rossi ci sono peraltro nuove possibili alleanze: oltre all’UPT si parla di un accordo con il «Polo civico territoriale» di Carlo Daldoss.
Daldoss, sia ben chiaro, non era stato eletto consigliere, ma era stato chiamato da Ugo Rossi a ricoprire l’assessorato «tecnico» alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa.
Si è dimesso dalla Giunta Rossi qualche giorno fa per porsi alla candidatura da presidente alla guida di un ipotetico «quarto polo».
Bisogna dire che in politica queste cose accadono senza scandalizzare nessuno, ma nella vita civile la decisione di Daldoss sarebbe definita «tradimento» nei confronti di chi l’aveva accolto in giunta provinciale in piena fiducia.
 
Se lo scenario del Centrosinistra è dunque tutto da ridisegnare, va precisato che la segreteria nazionale del PD è rimasta sbalordita (come noi) dalla decisione presa a Trento. A ridosso delle elezioni provinciali potrebbe significare perdere una delle poche roccaforti rimaste al PD.
«Riteniamo molto grave mettere in discussione l’alleanza che ha ben governato la provincia di Trento in questi anni, e riteniamo fondamentale l’unità della coalizione con gli autonomisti del presidente Rossi, – scrive senza mezzi termini Matteo Ricci, responsabile enti locali della segreteria nazionale del Pd. – «Chiediamo al segretario provinciale Giuliano Muzio di congelare le dimissioni e al presidente di convocare la prossima assemblea alla presenza di un esponente della segreteria nazionale del Pd.
«Ora quindi calma e non si faccia precipitare la situazione, – prosegue Ricci. – La segreteria nazionale del Pd lavorerà per riprendere il percorso unitario con Rossi, gli autonomisti e il resto della coalizione.»
Che forza può avere la segreteria nazionale? Ovviamente può anche commissariare il partito, ma difficilmente riuscirà a rimettere il dentifricio dentro il tubetto.
 
A questo punto desideriamo precisare che al nostro giornale non importa molto quale sarà la formazione che vincerà le elezioni del 21 ottobre. Siamo sempre stati equidistanti e vogliamo restarlo.
Ma una certa esperienza politica possiamo dire di averla e lo scenario che si sta delineando ci lascia davvero perplessi.
Naturalmente possiamo sbagliarci. Sappiamo che, tolte le varabili impazzite, la politica è una scienza esatta. Ma sappiamo anche che, quando le variabili impazzite diventano una costante, tutto è possibile.
 
GdM

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De Biasi Marius 18/08/2018
Una Brexit in formato provinciale.
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