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Provinciali, intervista al candidato presidente Giorgio Tonini

«La legislatura uscente ha fatto un ottimo lavoro portando il Trentino fuori dalla crisi» «Rossi? Ha proposto una linea che non ha convinto gli alleati»

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Intervista al Senatore Giorgio Tonini, candidato alla presidenza della Provincia per il PD e altre formazioni collegate.

Senatore, cosa ha fatto gli ultimi cinque anni?
«Gli ultimi cinque anni ho fatto il senatore del Pd, eletto in Valsugana per la coalizione di centrosinistra autonomista. In Senato sono stato prima vicepresidente del Gruppo del Pd, anche con funzioni di segretario d’Aula, poi presidente della Commissione Bilancio.
«In entrambi questi ruoli ho potuto sostenere con una certa efficacia ed autorevolezza gli interessi del Trentino e più in generale della nostra autonomia speciale regionale, facendo da sponda al Gruppo delle autonomie, da posizioni influenti nell’ambito del principale Gruppo di maggioranza.
«L’abbondanza di risultati a favore delle nostre comunità autonome è la migliore dimostrazione dell’efficacia di questa strategia: dalla risoluzione della controversia finanziaria tra Province e Governo alle norme costituzionali in favore dei ladini e delle altre minoranze linguistiche regionali; dal rinnovo della concessione A22 alle norme sulle grandi derivazioni idroelettriche; dal finanziamento dell’Università di Trento alla stabilizzazione degli strumenti di previdenza e assistenza integrativa regionale.
«Naturalmente, in Senato mi sono occupato anche di numerosi dossier di rilievo nazionale: ho condotto all’approvazione, come relatore in Commissione Esteri e poi in Aula, la riforma della cooperazione allo sviluppo, coronando un lavoro che avevo seguito per tre legislature; ho coordinato per la presidenza del gruppo del Pd la delicata mediazione in Commissione Giustizia e poi in Aula sulle Unioni civili; e ovviamente ho seguito da presidente della Commissione competente l’approvazione di tre leggi di bilancio.»
 
Ci espone le linee programmatiche per la prossima legislatura provinciale e regionale?
«A partire dai contributi delle tre formazioni politiche che sostengono la mia candidatura, il Pd, l’Upt e Futura 2018, ho redatto una sorta di Agenda per il Trentino 2030, che deve riuscire a fare sintesi, in modo credibile e apprezzabile da parte degli elettori, tra il desiderio di cambiamento, di discontinuità, di rinnovamento profondo, emerso dal voto del 4 marzo, e l’esigenza di non disperdere il pur sempre cospicuo patrimonio di risultati ottenuti negli scorsi anni.»
 
Come intende innovare l’intera coalizioine di centrosinistra?
«Credo che la chiave stia nel partire dal basso, dal punto di vista del cittadino più semplice, rifuggendo dalla ricorrente tentazione elitaria e moralistica della sinistra, per cercare di offrire, con sincerità e umiltà, a quello stesso punto di vista, una prospettiva più ampia nella quale collocarsi, per dare più fiato all’impegno e motivazioni solide alla speranza.»
 
Come intende portare avanti un programma così articolato e a lungo respiro?
«Il primo gruppo di problemi che assilla la vita delle persone, delle famiglie e in definitiva della nostra comunità autonoma, è quello che ha a che fare con l’evoluzione demografica del Trentino.
«Si è discusso e polemizzato per mesi e mesi, spesso in modo strumentale, sui punti nascita. Certo, una risposta dovrà essere compiuta in dialogo costruttivo col governo nazionale, ma dovrà essere definita per realtà peculiari come Cavalese o, per motivi diversi, Arco.
«Ma si può dividersi in modo così drammatico sui punti nascita e ignorare quasi del tutto, nel dibattito pubblico, il problema dei problemi, il crollo delle nascite? Non che non si sia fatto nulla in questi anni, anzi, la nostra Provincia è all’avanguardia in Italia nelle politiche familiari.
«Ma io penso che la prossima Giunta provinciale dovrebbe mettere in cima all’elenco di cose da fare il come evitare l’estinzione dei trentini nel giro di un paio di generazioni.»
 
Questo per quanto riguarda le nascite. E per gli anziani, dato che la popolazione sta (fortunatamente) invecchiando?
«E al secondo posto, sempre per restare in ambito demografico, ci metterei gli anziani. Non solo e non tanto gli anziani di oggi, problema che stiamo riuscendo a gestire tutto sommato in modo dignitoso, anche se sempre migliorabile, quanto soprattutto gli anziani di domani.
«Nel giro di vent’anni diventeremo grandi anziani, cioè ultraottantenni, noi baby-boomers, nati tra gli anni ’50 e ’60. Perdoni la crudezza, ma saremo la più numerosa generazione anziana non autosufficiente mai vista. E questo peso enorme poggerà sulle spalle della generazione giovane più sparuta della nostra storia.
«Una situazione semplicemente insostenibile, e non solo sul piano finanziario, perfino per un welfare pubblico forte e di qualità come il nostro.
«Ecco, come evitare oggi che i nostri figli (perlopiù unici) siano costretti domani a sottoporci ad un’eutanasia di massa credo debba essere il punto 2 nell’Agenda della nuova Giunta.
 
La sua posizione sull’immigrazione?
«Nell’intero quadro di cui sopra va affrontato il tema dell’immigrazione. Un fenomeno reso inevitabile dalla demografia e dall’economia. Ma che va governato e non subìto.
«Va governato come non aveva saputo fare Alfano e invece ha saputo fare Minniti. Va governato e non cavalcato, come sta facendo irresponsabilmente Salvini.
«Governare l’immigrazione significa regolare i flussi a monte e organizzare l’accoglienza e l’integrazione, attraverso la scuola e il lavoro. Gli immigrati devono poter studiare e lavorare, per guadagnarsi l’accoglienza e costruirsi l’integrazione. Non devono bighellonare.
«E se delinquono, devono essere colpiti con severità. Solo così si contrastano razzismo e xenofobia. E si combatte il rischio degrado delle periferie urbane.»
 
Ha un capitolo sulla riqualificazione urbanistica?
«È il quarto punto di questa Agenda per la nuova Giunta: un piano per le periferie, ovviamente d’intesa con i comuni, che abbia al centro la riqualificazione programmata e incentivata dei condomìni, se necessario abbattendo e ricostruendo i vecchi edifici, con evidenti vantaggi per il patrimonio e la qualità della vita delle famiglie, per la sostenibilità ambientale e per il rilancio dell’edilizia.»
 
Parliamo di economia. Nel governo precedente il vicepresidente e assessore all’economia era il Democratico Alessandro Olivi. Nei prossimi cinque anni cosa cambierà?
«Il secondo grande gruppo di questioni è proprio quello di carattere economico. Le politiche di contesto, definite fra Trento e Roma negli anni scorsi, hanno lasciato un’eredità cospicua sulla quale lavorare.
«Le scelte fatte per l’A22, strettamente connesse col grande progetto del tunnel di base del Brennero, stanno dimostrando tutta la loro lungimiranza, anche alla luce del dibattito che si è aperto nel paese dopo la tragedia di Genova.
«La riforma del sistema delle casse rurali, che come tutte le riforme è sempre perfettibile, sta a sua volta mostrando enormi potenzialità. Altrettanto si può dire per fattori strategici per lo sviluppo come l’energia, la ricerca, la formazione.»
 
Quindi conferma la validità dell’operato di Olivi?
«Certo, Ma tuttavia dobbiamo fare di più e meglio. C’è una questione salariale aperta nel settore privato e nel lavoro operaio in modo particolare. Con la concertazione positivamente seguita in questi anni, si possono creare le condizioni per aumentare la produttività delle imprese e i salari e la stabilità dei lavoratori. Guardando a Nord, a Bolzano e in generale al mondo tedesco. Anche questo deve essere un punto in evidenza nell’Agenda della nuova Giunta.»
 
Nuove politiche sul lavoro giovanile?
«Vorrei che strutturassimo un’anagrafe che censisse le grandi risorse giovanili, intellettuali e professionali, che abbiamo formato in Trentino e abbiamo poi regalato al resto d’Italia o più spesso all’estero.
«Vorrei che riuscissimo ad avanzare a ciascuno di loro una proposta di rientro, da valutare in piena libertà. Sarebbe anche un modo per ristrutturare al rialzo, sul piano tecnologico e qualitativo, il nostro sistema produttivo ed economico.
«Anche così possiamo forse recuperare almeno una parte del gap che abbiamo accumulato con l’Alto Adige.»
 
Burocrazia? Semplificazione?
«Per fare tutte queste cose (e tante altre come queste) abbiamo bisogno di una Provincia, intesa come macchina amministrativa, rinnovata e ammodernata: burocrazia zero e attenzione alla sostanza, meno vincoli procedurali e più strumenti di progettazione e valutazione.»
 
L’Europa? L’Euregio?
«Abbiamo bisogno di una mentalità aperta: alla Regione e all’Euregio, al Norditalia, al Paese e all’Europa. Per questo dobbiamo fare nostro il monito finale di Bruno Kessler: attenti ad un Trentino piccolo e solo.
«E dobbiamo contrastare la deriva nazionalista e antieuropea della Lega di Salvini. Perché non intendiamo dimenticare l’insegnamento di Alcide Degasperi: europeismo e autonomia sono due facce, inscindibili, della stessa medaglia.»
 
Ancora due domande. La Prima: cosa è stato fatto di buono nella legislatura provinciale che si sta concludendo?
«Moltissimo. Forse il risultato più importante è essere riusciti ad affrontare e gestire gli effetti in Trentino della crisi economica più grave dalla fine della Seconda Guerra mondiale, salvaguardando nelle sue linee essenziali il nostro modello di sviluppo, basato sulla sostenibilità ambientale e la coesione sociale.»
 
La seconda: cosa c’è concretamente da cambiare, dato che avete deciso di non concedere a Ugo Rossi l’opportunità di un secondo mandato?
«Le elezioni non si vincono sulla base dei risultati del passato, ma sulla capacità di far intravedere una proposta di futuro. È su questo punto che si è consumata la rottura con Rossi.
«Ugo ha proposto una lettura riduttiva del voto del 4 marzo, quasi riguardasse solo il governo nazionale e non implicasse la necessità di cambiare anche in Trentino. Ha quindi proposto una linea che non ha convinto gli alleati: chiudiamoci in difesa, forti dei buoni risultati ottenuti.
«Penso che se avesse accettato una linea più aperta, che accanto alla valorizzazione del passato comprendesse anche una forte proiezione propositiva sul futuro, le cose sarebbero potute andare in modo diverso.»
 
Infine, se dovesse coniare uno slogan per la sua campagna, cosa scriverebbe?
«Prepariamo il Trentino alle sfide del futuro»

G. de Mozzi

(Nota: le interviste sono assolutamente gratuite)

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