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Anche il consigliere Paolo Ghezzi presenta un’interrogazione

Vuole 22 risposte sui fatti accaduti in occasione della conferenza «Donne e uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza»

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Di seguito il testo dell’interrogazione presentata dal consigliere Paolo Ghezzi in merito ai fatti accaduti in occasione della conferenza «Donne e uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza».
Ieri l’ex presidente aveva annunciato la sua interrogazione.
Oggi è la volta di Ghezzi che vuole risposta scritta alle 22 domande indicate.
Alcune sono più che legittime, altre forse scritte per arrivare al numero 22, pari alla data della conferenza.

Premesso che:
la Provincia di Trento ha organizzato il 22 marzo 2019 – attraverso gli assessorati alla cultura/scuola e sanità/attività sociali – una “conferenza pubblica finalizzata, grazie all’aiuto di esperti, a sviluppare una riflessione sui temi dell’educazione di genere, degli stereotipi di genere, delle pari opportunità e della differenza sessuale” (così nell’invito ufficiale);
che tale conferenza pubblica si è in realtà trasformata in un evento a porte “semichiuse” e poi, di fronte alle proteste dei manifestanti in dissenso tenuti fuori, in una prova di forza – con spiegamento di reparti di pubblica sicurezza – della svolta ideologica politica della giunta provinciale a trazione leghista, con conseguenti situazioni di tensione dentro e davanti al palazzo della Provincia e repressione dei manifestanti;
 
SI INTERROGA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA PER SAPERE:
 
1. perché si è deciso di tagliare i corsi di parità di genere senza un confronto preventivo con coloro che li avevano promossi, organizzati e gestiti;
2. perché, per discutere di un tema così controverso, si è scelto di chiamare tre relatori sostenitori dello stesso orientamento ideologico;
3. perché l’assessora Segnana abbia usato, nella sua introduzione, l’aggettivo “scientifico” per definire un convegno che non aveva nulla dell’impostazione scientifica di un confronto tra esperti e aveva invece chiari scopi politici;
4. perché si è scelto che la prima relazione del convegno (Del Poggetto) fosse un intervento in chiave polemica/provocatoria, anche con utilizzo di immagini fortemente shockanti, come una malformazione neonatale, e lesive della privacy dei minori (volti e nomi e cognomi di persone con storie sessuali “anomale”);
5. perché, visto il taglio orientato e politicamente sbilanciato del panel, si è scelta una sala delle pubbliche istituzioni, la Sala Belli nel palazzo simbolo dell’autonomia, e non una sala più neutra e meno istituzionale;
6. perché, se il tema era così sentito dalla popolazione (“molte famiglie ci hanno chiesto di fermare quei corsi”, è il mantra dei due assessori) si è scelta una sala di complicato accesso al pubblico e con soli 70 posti a sedere;
7. perché, vista l’attesa dell’opinione pubblica per la conferenza e la rilevanza del tema (a dire della stessa giunta provinciale), non sono stati predisposti né schermo esterno alla sala né diffusione in streaming dell’evento;
8. perché la capienza reale è stata ulteriormente ridotta dall’occupazione dei posti a sedere da parte di impiegati provinciali e sostenitori politici della giunta, fatti entrare prima del pubblico “normale” (tra cui un consigliere provinciale d’opposizione) dalla porta sul cortile posteriore del palazzo;
9. perché si è aumentata la tensione all’esterno del palazzo chiudendo il portone principale e tenendo la sala chiusa fino a venti minuti prima dell’evento (ufficiosamente, per “problemi tecnici con le slides”);
10. perché, quando una ventina di persone hanno lasciato la sala in segno di civile dissenso, non è stato consentito l’accesso ai posti lasciati liberi;
11. perché, una volta deciso di “blindare” il convegno, non si è garantita la sicurezza interna al palazzo impedendo l’accesso anche dal cortile posteriore;
12. perché, una volta entrata nel palazzo una piccola folla di manifestanti, non si è deciso per un confronto e una mediazione “civili”, e invece si è fatto ricorso allo spiegamento delle forze dell’ordine;
13. perché la presidenza della Provincia ha chiesto lo “sgombero” al questore di Trento (che così si è espresso nell’intervista all’Adige del 24 marzo: “la Provincia, che ha organizzato l’evento, ha chiesto espressamente che le persone rimaste all’esterno della sala fossero poste fuori dal palazzo. La Provincia è la padrona di casa”) senza una previa verifica diretta della situazione sul campo da parte del presidente della Provincia o suo delegato;
14. perché sono stati mandati due carabinieri in tenuta antiterrorismo (elmetto balistico e non casco anti-sommossa) quando lo spiegamento delle forze dell’ordine era già ben sufficiente a “sgomberare” l’atrio interno del palazzo della Provincia;
15. perché si è deciso di spingere verso l’uscita i manifestanti, usando la forza contro alcuni di loro, invece che accompagnarli in modo più pacifico e più controllato;
16. perché non si è consentito alle persone con ruoli istituzionali presenti nell’atrio (il presidente del Consiglio provinciale Kaswalder, il consigliere provinciale Ghezzi, il segretario generale della Cgil Ianeselli) di svolgere un ruolo di mediazione tra i manifestanti e le forze dell’ordine;
17. perché, mentre i relatori e l’assessora Segnana uscivano dall’ingresso posteriore, si è scelto di far uscire l’assessore Bisesti dal portone principale davanti al quale continuava la manifestazione, con scorta di agenti di polizia, mettendo a repentaglio l’incolumità dell’assessore e degli altri presenti, sia manifestanti sia forze dell’ordine;
18. perché gli assessori regionale e provinciale presenti abbiano scelto di commentare l’accaduto con epiteti offensivi nei confronti dei manifestanti, come “democratici di merda” e “nazisti rossi”;
19. perché la reazione del presidente della Provincia e degli assessori coinvolti, il giorno dopo l’accaduto, sia stata unicamente l’invocazione di “pene severe” e denunce penali, il che accresce ulteriormente il clima di tensione, anziché il tentativo di dialogo e di confronto con i dissenzienti che è uno dei compiti della politica democratica;
20. perché il presidente della Provincia, nelle interviste concesse ex post, abbia accostato la manifestazione del 22 marzo agli attentati attribuiti ai nuclei anarchici: in base a quali elementi oggettivi e non solo propagandisticamente suggestivi;
21. perché esponenti della maggioranza e segnatamente del partito del presidente della Provincia, abbiano accusato i manifestanti di “golpe psicologico” ai danni degli elettori della maggioranza del 21 ottobre 2018, espressione oscura e inquietante, che rimanda a non meglio identificate strategie psicoterroristiche: che cosa intendevano dire;
22. perché, sfruttando politicamente i fatti del 22 marzo, la capogruppo del partito di maggioranza che sostiene la giunta provinciale abbia potuto annunciare - si presume in sintonia con il presidente della Provincia - addirittura la riforma della legge sulle pari opportunità, in senso restrittivo si suppone: sfugge infatti il nesso causale tra i fatti del 22 marzo e codesta intenzione politica.
 
 PAOLO GHEZZI, consigliere provinciale FUTURA 2018
LUCIA COPPOLA, consigliera provinciale FUTURA 2018
TRENTO, 25 MARZO 2019

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