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Crisi di Governo, comincia la settimana più lunga per il Paese

La prima battaglia sarà consumata per verificare se in parlamento si possa costruire una nuova maggioranza – Non si esclude una scissione tra Renzi e Zigaretti

Bisogna ammettere che un po’ tutti in Italia si aspettavano che l’accordo Lega-5Stelle saltasse.
Per qualcuno quel matrimonio non s’aveva da fare e in effetti è durato fin troppo, visto le litigate alle quali abbiamo assistito.
Quindi da una parte c'è la certezza che la separazione è irreversibile, mentre dall'altra non è affatto chiaro se si possa andare subito al voto.
Come si sa, ci vogliono due mesi tra lo scioglimento delle camere e le nuove elezioni, ai quali vanno aggiunti i tempi tecnici della Presidenza della Repubblica che deve verificare che non ci siano realmente i numeri per formare un nuovo governo e magari fare un tentativo.
Tra una cosa e l’altra, dunque, ci pare difficile che si possa andare a votare a ottobre.
Il che crea il problema dell’approvazione della Legge di Stabilità per tempo.
 
Come si sta ripetendo dall’inizio di questa crisi, la mancata approvazione della Finanziaria provocherebbe l’aumento automatico dell’IVA del 2%, in quanto così è stato fissato dalla precedente manovra per garantire all’Europa che non si sforerà il tetto massimo di deficit.
Sarebbe un danno per il Paese, dato che l’aumento dei prezzi comporterebbe un’inevitabile contrazione dei consumi.
Tuttavia è bene precisare che per evitare l’aumento dell’IVA si dovranno comunque attuare manovre per pari importo. Sì, ovviamente le imposte dirette sono più democratiche di quelle indirette (come l’IVA), così come gli eventuali tagli di spesa dovrebbero tener conto della situazione generale del Paese.
Infine, ricordiamoci che l’IVA può essere riportata ai valori di oggi anche in un secondo momento.
 
Insomma, il problema non è legato strettamente al possibile aumento dell’IVA – anche se gli oppositori di Salvini ne fanno cavallo di battaglia – quanto piuttosto all’intera manovra economica.
Bisogna dire che il ministro Tria sta lavorandoci intensamente, come se la crisi di governo non lo riguardasse. E fa bene.
Per contro, dato che la programmazione economica del governo Conte arrivato a fine corsa non è stata un esempio di lungimiranza – in quanto ha incrementato la spesa corrente e non la spesa in conto capitale – è impossibile esprimere ottimismo sulle capacità di programmazione dell’esecutivo in una fase di transizione.
Quindi la crisi profila una incertezza di fondo che i mercati faranno pesare sulle contrattazioni finanziarie (spread compreso).
 
Se noi siamo favorevoli allo scioglimento immediato di questa legislatura che ha generato un’alleanza strampalata, non è detto che i parlamentari siano così favorevoli all’ipotesi di tornare a casa così presto sul previsto.
Molti parlamentari non hanno ancora dimenticato i sacrifici fatti per essere eletti, ma soprattutto sono contrari allo scioglimento delle camere quei partiti che – sondaggi alla mano – non potranno comunque vincere le elezioni.
Il Movimento 5 Stelle sarebbe il partito più penalizzato perché, oltre a vedersi dimezzati i consensi, la leadership attuale non potrebbe ricandidarsi perché il regolamento interno impedisce la terza candidatura. È ben vero che i regolamenti vengono cambiati di fronte alle necessità (si pensi alla Pragmatica Sanzione degli Asburgo che ha consentito a Maria Teresa di diventare imperatrice anche se era una femmina), ma per il Movimento sarebbe una clamorosa sconfitta in termini di immagine.
 
L’idea di anticipare lo scioglimento delle camere con l’approvazione della legge volta a ridurre il numero dei parlamentari – voluta dai pentastellati e inserita nel contratto di governo – è semplicemente impercorribile perché si tratta di una legge costituzionale e quindi con doppia approvazione camerale e, nel caso di maggioranza non qualificata, soggetta a referendum di conferma.
Renzi, sebbene scottato dai suoi referendum, sarebbe favorevole a questa iniziativa.
Il PD recupererebbe certamente consensi dalla nuova campagna elettorale, ma resterebbe comunque lontano da qualsiasi ipotesi di maggioranza. Per questo qualcuno (come Renzi appunto) pensa a soluzioni alternative, mentre altri (come il segretario Zingaretti) si rende conto che necessita almeno di un’altra legislatura per sperare in un nuovo successo elettorale.
Ora, conti alla mano, un’eventuale prova di forza di Matteo Renzi contro Nicola Zingaretti non sarebbe sufficiente al mantenimento in vita della legislatura. Ma la politica ha la dote di essere irrazionale.
E di certo la fronda di renzi provocherebbe una scissione del Partito Democratico. Quini dove starebbe il vantaggio?
 
Insomma, la settimana che si apre sarà la più lunga e difficile del Paese.
Auguriamoci che il Presidente della Repubblica sappia fare un ottimo lavoro. Siamo nelle sue mani.

GdM

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