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Il programma di Gloria Canestrini – Di Paolo Farinati

La candidata sindaco di Rovereto per Verdi, Leu, parte del PD e civiche punta alla rinascita della città che cominci dal verde pubblico, valorizzato, curato e potenziato

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Dal Movimento studentesco roveretano alle storiche battaglie per i diritti delle donne insieme ai gruppi di Bologna (città dove mi è laureata in giurisprudenza) e di Milano (dove ha poi lavorato e abitato per cinque anni), fino ad arrivare alle mobilitazioni referendarie volte alla tutela dell’ambiente, nazionali e locali: la sua storia è quella dei molti che hanno creduto e che credono nell’impegno collettivo e nella politica partecipata e concreta come strumento necessario, positivo oltre che propositivo.
 
Non ha mai avuto tessere di partito, però ha sempre lavorato insieme a chi raccoglie la sfida di non reiterare continuamente i medesimi modelli ma di trovare pratiche adatte per raggiungere il massimo grado possibile di giustizia sociale e di benessere reale.
Come avvocato ha affrontato via via nel corso degli anni molte battaglie democratiche, impegnandosi in particolar modo nella difesa dei consumatori, prestando assistenza legale allo sportello di consulenza per oltre vent’anni.
È sposata con Maurizio, col quale ha tre figli.


 
Dottoressa Canestrini, lei è tra i cinque candidati a Sindaco di Rovereto alle prossime elezioni comunali di settembre 2020, cosa L'ha motivata a fare questo importante passo?
«Sul piano personale posso finalmente assumermi questo tipo di responsabilità. I figli sono grandi e autonomi e né io né mio marito abbiamo più persone anziane da seguire. Sono da poco in pensione, anche se, come legale, continuo ad occuparmi delle vertenze di cittadini e consumatori in difficoltà.
«Sul piano politico non ho mai smesso di lavorare per contribuire a costruire una realtà sociale diversa, che corrisponda più ad un orizzonte di senso che a qualche ideologia preconfezionata.
«Le cose non vanno bene ed è necessario un riavvicinamento tra la realtà e la politica. I fatti, soprattutto quelli inaccettabili, possono essere cambiati. A partire dalle cose concrete e con i piedi ben appoggiati a terra.»
 
Quali sono le sue idee, le sue proposte, la sua visione futura della città da proporre agli elettori roveretani?
«È bene ripensare il concetto stesso di città, su modelli che guardino più alla vivibilità, all’ambiente, alla cultura e alla scuola, alla nuova occupazione in questi ambiti. Le città devono essere inclusive, dotate di amministrazioni trasparenti e partecipate dai cittadini. Non possono e non devono trasformarsi in gruppi di comitati d’affari o clan ristretti che sovrintendono la vita pubblica e ne condizionano le scelte, generando inevitabilmente delusione e allontanamento delle persone che non ne condividono le intenzioni o non hanno gli strumenti per partecipare alla gestione.
«Nella nostra città ciascuno, se lo desidera, deve sentirsi incluso nel progetto e non escluso dalle scelte. La città è dei cittadini, di tutte le persone che con le loro necessità quotidiane la trasformano costantemente, di coloro che necessitano di qualche attenzione in più, a causa di disabilità o di difficoltà a muoversi e per i quali è doveroso cancellare ogni ostacolo che limiti la libertà di movimento.
«Il nostro programma elettorale (vedi) non è una semplice formalità, peraltro richiesta dalla legge ad ogni lista: riassume delle linee di intervento molto concrete, individuate nel corso di un anno di dibattito tra le varie anime componenti la nostra lista allo scopo di dare un forte impulso alla rinascita della nostra città.
«Una rinascita che comincia dal verde pubblico, valorizzato, curato e potenziato. Le piante sono l’ossigeno di una città, ma talvolta vengono annientate e combattute come fossero dei nemici, paventando il pericolo di crolli, di malattie, ecc.
«Sarebbe sufficiente, invece, e meno costoso, curare e mantenere le piante esistenti, incrementando le essenze più adatte. In termini energetici gli alberi sono anche indispensabili per la regolazione delle temperature estive e per la lotta contro le polveri sottili e l’inquinamento.»
 
Rovereto è riconosciuto capoluogo della Vallagarina, come intenderebbe operare con i futuri Sindaci della valle?
«Credo molto nella necessità di operare insieme, in molti ambiti concreti, anche perché bisogna pensare al nostro territorio come un unicum. La tutela della salute, che è legata all’ambiente, non può essere limitata ai confini comunali, ad esempio nell’affrontare il problema della mobilità.
«Ho già in programma alcuni incontri con i candidati sindaco di altri Comuni limitrofi, a cominciare da Isera, con cui già esiste una convenzione per la razionalizzazione e la condivisione di alcuni servizi comunali.
«Allargare queste buone pratiche porta solo benefici: l’abbiamo già verificato nel confronto e nella solidarietà condivisa con altri Comuni a proposito della petizione contro l’autostrada A31 Valdastico Nord.

Rovereto e la Vallagarina sono, quantomeno da due secoli ad oggi, la comunità trentina che ha sposato più di altre il settore secondario, ovvero quello produttivo, con l'industria e l'artigianato quali protagonisti. Qui le difficoltà sono percepibili sin dalla crisi del 2007, quali sono le Sue proposte per garantire rinnovato benessere alla nostra realtà?
«La posta in gioco è alta. Involve nuovi modelli di sviluppo economico: non dimentichiamo che Rovereto è il maggior centro industriale del Trentino, dove occupazione, assetti e impianti produttivi devono rimanere.
Questo si ottiene da un lato attribuendo al Comune una funzione che in passato ha avuto e che poi purtroppo ha accantonato: quella di porsi come Ente mediatore che intervenga attivamente per favorire l’occupazione, oltre che per incentivare lo sviluppo e la crescita produttiva e artigianale.
«Il forte impulso ad una economia green, che nella nostra zona arranca ancora un po’, deve partire dall’ambito pubblico. Così come le bonifiche dei troppi siti ancora inquinati e dal reperimento di tecnologie che abbattano gli inquinanti nelle produzioni. Anche da un rapporto più stretto con Meccatronica, Manifattura e Factory, Start Up (realmente presenti sul territorio) e laboratori, possono scaturire collaborazioni, idee, informazioni e risorse preziose sia per la città che per le nuove strutture produttive emergenti.
«Inoltre va subito istituito un Osservatorio sull’occupazione e sulla sicurezza nel lavoro, con acquisizione di dati quasi in tempo reale, specie per quanto riguarda l’occupazione giovanile. Anche in questo ambito, in collaborazione con le Agenzie pubbliche del lavoro, si può cambiare rotta.
«Un rinnovato benessere, poi, non può che passare da una viabilità studiata sulle nuove esigenze di mobilità urbana ed extra urbana, da una nuova valorizzazione del commercio di vicinato e dell’artigianato, dalla promozione di un turismo lento con il rilancio del marketing territoriale di valle che sappia promuovere una proposta culturale e ambientale unica nel panorama trentino, dal recupero di edifici esistenti al posto di un continuo consumo di suolo.
«Al di là di questi e di altri obiettivi fondamentali per i prossimi cinque anni contenuti nel programma stesso, vorrei che il clima complessivo della città nella quale i roveretani si troveranno a vivere, a studiare, a lavorare favorisse la coesione e il benessere sociale.
«Vorrei che questo cambiamento di rotta fosse avvertito come un modo di sentirsi davvero a bordo su quella barca che è la cosa pubblica di tutti.»
 

 
Rovereto in alcuni servizi pubblici fondamentali gode dell'apporto di due società partecipate, di cui la più importante e ricca, anche finanziariamente, è il Gruppo Dolomiti Energia. La PAT tra poco più di 24 mesi metterà in gara la pregiatissima produzione dell'energia idroelettrica in Trentino. Quale Sindaco di Rovereto e quindi quale Socio di riferimento del suddetto Gruppo, come intenderebbe operare sul tema?
«Per quanto riguarda le società partecipate, ritengo che il Comune di Rovereto debba considerarle non solo come fonte di risorse preziose, ma anche come esempio di buona gestione e trasparente amministrazione.
«In tal senso il Sindaco deve designare i propri rappresentanti in ambito societario seguendo solo criteri di capacità manageriale, senza mai dar adito al sospetto di voler favorire gruppi privati o all’insorgere di conflitti di interesse. Ogni scelta che favorisca l’incremento degli utili e dei flussi a beneficio pubblico è da privilegiare.
«Altri Comuni del Trentino beneficiano dei servizi qualitativi della gestione di Dolomiti Energia e, considerata anche la forte ricaduta occupazionale, le risorse di cui godono i territori su cui insistono le centrali idroelettriche e l’alta percentuale di produzione di energia pulita e rinnovabile, anche per Rovereto la scadenza del 2023 è molto importante.
«Personalmente, credo molto nei soggetti imprenditoriali a forte conduzione pubblica, ove cioè gli Enti territoriali esercitino il loro controllo sulla qualità dei servizi, sulle risorse, sui costi e, non ultimi, sugli aspetti ambientali.»
L'altra società partecipata è la SMR, la Società Multiservizi Rovereto, che gestisce servizi minori ma altrettanto significativi, e che è stata recentemente oggetto di una rivisitazione societaria. Cosa proporrebbe Lei in merito? Vede interessante per SMR un bacino più ampio, ovvero la Vallagarina?
«Per quanto riguarda la SMR l’orizzonte a cui guardare è sempre la massima efficienza e la sicurezza per i cittadini fruitori dei servizi. Ogni realtà può essere ampliata, ma mai a discapito della qualità.
«Mi risulta che vi siano ancora delle porte tagliafuoco davanti agli ascensori da riparare in qualche parcheggio cittadino e dei portelloni inceppati: questo è solo un esempio per dire che non deve mai venir meno l’attenzione sulla risoluzione dei problemi, piccoli o grandi che siano.»
 
Uno dei temi da molti anni ormai scottanti per Rovereto è la mobilità interna alla città. Quali la Sua lettura del problema e le proposte concrete?
«È vero, la mobilità interna alla città è uno di quei temi che Rovereto sembra trascinare negli anni fino a divenire scottante. Invece, come per ogni altro ambito cittadino, la soluzione è a portata di mano, anche se il problema è complesso o, meglio, se presenta varie sfaccettature da affrontare nel complesso.
«La cosa importante da tenere presente è che il traffico è una variabile dipendente, che dipende cioè dai flussi determinati dalla mobilità verso lavoro, scuole, commercio in alcune ore della vita cittadina (i cosiddetti picchi).
«Aumentare commercio, occupazione e uffici pubblici in centro città, dare lo stop a nuovi centri commerciali periferici e autocentrici, incentivare e calibrare un commercio di vicinato sulle brevi distanze (percorribili a piedi o in bici) sono soluzioni possibili anche in tempi ragionevoli.
«Dagli studi che un gruppo di nostri giovani urbanisti ha svolto in questi mesi è emerso che il traffico roveretano si incentra sugli spostamenti medio-bassi.
«Per fare qualche esempio, ogni giorno tra Mori e Rovereto transitano 1.500 veicoli, tra Borgo Sacco e Rovereto 1.170, mentre tra Trento e Rovereto sono meno, circa 760! Da e per Isera 500, Folgaria 100, Riva 170 (esclusi periodi turistici).
«Un serio piano urbano della mobilità che preveda reti ciclabili collegate tra loro e sicure, un forte miglioramento della pedonalità, una nuova linea di Bus con Mori, una maggiore offerta di mobilità sostenibile integrata può far evaporare la domanda senza dover ricorrere a nuove tangenziali, secanti o nuove tratte stradali che ( è dimostrato) tutt’al più spostano il traffico in altre zone, rendendole anch’esse problematiche, anziché ridurlo.
«La città di Norimberga, come molte altre città tedesche, con questi criteri è riuscita a dimezzare in pochi anni i flussi interni cittadini.»
 
Ma non dimentichiamo la mobilità esterna alla città, altro cruccio e tema che nasce da lontano ma tuttora irrisolto. Come intenderebbe Lei addivenire ad una soluzione?
«Lo stesso si può dire della mobilità esterna, che, soprattutto a causa della conformazione della nostra valle, è in stretta correlazione con quella interna.
«Dobbiamo partire dal presupposto (punto di arrivo di molti studi seri anche in Europa) che nuove strade inducono nuovo traffico invece di ridurlo.
«Le tangenziali est e ovest adombrate nel nostro piano regolatore rischiano proprio di produrre questo effetto, così come la cosiddetta secante. Sono tutte opere che insistono su strade esistenti e spostano altrove il problema.
«L’interramento della ferrovia potrebbe risultare una proposta interessante, ma risulta infattibile solo a considerare tempi e risorse. Un simile intervento del costo di 800 milioni di euro se lo sono potuti permettere città come Monaco e Stoccarda, ma non Padova, che ha preferito scegliere altre soluzioni economicamente più sostenibili.
«Ricordiamo che la cifra di cui stiamo parlando corrisponde al 1/5 della spesa corrente della Provincia autonoma di Trento, spesa che non possiamo certo declassare o comprimere (come sanità o altri servizi essenziali).
«Invece, la ferrovia verso il Garda ha una sua attrattiva e una sua ragione d’essere, oltre che una sua storia da rivisitare e riproporre in chiave contemporanea.
«Non si tratta di scegliere un percorso o un’uscita piuttosto che un'altra, ma di salvaguardare territori ed economie fragili, patrimoni naturalistici e sorgenti da uno scempio inutile e anacronistico.»
 
Paolo Farinati – p.farinati@ladigetto.it

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